Cattedrale di pietra. La Grotta della Molara

Cattedrale di pietra. La Grotta della Molara

Uno scenario naturale di grande suggestione con autentiche cascate pietrificate

Alle pendici del gruppo montuoso di Biliemmi, alla periferia ovest di Palermo, in contrada Pitrazzi, si estende la Riserva Naturale Orientata 'Grotta Molara', un vero e proprio scrigno a cielo aperto contenente preziose testimonianze paleontologiche, paletnologiche ed archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche molto rare in Sicilia.
Situata nelle vicinanze della borgata di Cruillas, l'area copre circa 40,20 ettari, divisi in 23,33 di zona A di riserva integrale, di 16,87 di zona B di preriserva. Come già detto, ricade in contrada Pitrazzi (pietracce), toponimo che richiama alla mente un ambiente tipicamente carsico, arido e spigoloso, di indubbio fascino dove, nel giro di pochi metri, si aprono tre cavità: la Grotta Molara, lo Zubbio della Molara e la Grotta del Coniglio Morto o dei Pitrazzi. Istituita nell'aprile del 2008, con lo scopo di tutelare e valorizzare luoghi caratterizzati dal notevole interesse legato a fenomeni carsici, sia epigei che ipogei, e per l'esistenza di tre grotte dalla grande importanza paleontologica data dalla presenza di resti di fossili dell'età quaternaria. L'area è affidata alla gestione dei Gruppi di Ricerca Ecologica (GRE) che bisogna sempre contattare prima di avventurarsi nell'esplorazione delle cavità, attività che è meglio svolgere sotto la supervisione di una guida esperta, in grado di fornire esaustive informazioni e di tenervi lontano da situazioni potenzialmente pericolose.

LE GROTTE - La Grotta della Molara, che ricade nella zona A della riserva, è la più importante delle tre cavità e si è formata nei millenni grazie all'azione erosiva del mare. Posta ad una quota di circa 85-90 metri sul livello del mare, costituisce un ambiente di grande interesse scientifico con riferimento soprattutto agli aspetti geomorfologici, paleontologici e paletnologici. Si tratta di un cavernone di un centinaio di metri cui si accede da un imbocco sovrastato da una grande macchia di 'Rhynchostegiella tenella'. Ci si immette subito in un vasto antro di circa 500 mq, modellato dall'erosione marina, che contiene un notevole deposito antropozoico (era antropozoica o quaternaria circa due milioni di anni fa) e alcune delle concrezioni più belle della Sicilia. Qui è possibile ammirare uno scenario naturale di grande suggestione e bellezza con autentiche 'cascate pietrificate' , 'cortine' stallattiti, stalagmiti e colonne che si innalzano per una decina di metri che fanno somigliare questo luogo incantato ad una cattedrale di pietra. Per quanto riguarda invece le altre due cavità e cioè lo Zubbio della Molara e il Coniglio Morto sono difficilmente individuabili poichè il loro ingresso è occultato dalla rigogliosa vegetazione e da blocchi rocciosi. La grotta del Coniglio è costituita da una serie di ambienti inclinati con grossi blocchi disposti caoticamente, mentre l'ultima sala custodisce delle ricchissime e splendide concrezioni.

PILLOLE DI ARCHEOLOGIA - La Grotta della Molara è l'unica sia nella provincia di Palermo che in quella di Trapani a conservare il suo deposito antropozoico intatto, grazie anche alla sua particolare morfologia. La cavità è stata oggetto di varie campagne di scavi archeologici nel 1968 e nel 1975, guidati dall'archeologo Giovanni Mannino, che hanno interessato solo una parte limitata di essa, sino ad una profondità di circa sei metri. Gli scavi hanno accertato una sequenza di strati che vanno dal XII secolo fino all'Epipaleolitico, con due sepolture mesolitiche. Dai livelli più alti sino a circa due metri sono emersi frammenti di ceramiche risalenti al periodo normanno e all'età ellenistica. Scendendo più in profondità invece, ci si è imbattuti nei reperti di età preistorica, che vanno dall'età del bronzo al Paleolitico Superiore con materiali del tipo Thapos, Castelluccio e Serraferlicchio, con frammenti di ceramica neolitica e di tipo gravettiano. Risalenti al Mesolitico invece tre importantissime sepolture prive di corredo con inumati in posizione supina, una mano sulla spalla, l'altra sul fianco, le ginocchia sullo sterno. Uno degli scheletri ritrovati è stato sottoposto a datazione assoluta con il metodo della racemizzazione degli amminoacidi che ha sentenziato che risale a circa 8.600 anni fa. Le caratteristiche fisiche sono assimilabili all’homo sapiens sapiens del tipo europeo di 'Cro-Magnon', mentre l’esame della dentatura ha consentito di risalire alle abitudini alimentari di questo nostro progenitore che si cibava fondamentalmente di vegetali, con alto consumo di carboidrati e zuccheri, causa di vistose carie dentali. Scendendo ancora sino al sesto metro gli scavi hanno restituito ossa di cervidi e di volatili e un molare di 'Elephas Mnaidriensis', una specie estinta di elefante nano vissuto in Sicilia nel Pleistocene la cui altezza si aggirava intorno a 1,8 m e il peso di circa 1.100 Kg.

FLORA E FAUNA - L'interno della grotta è caratterizzato alla presenza di numerose specie di invertebrati. Tra i ragni ricordiamo i Chirotteri tra cui il Ferro di Cavallo maggiore o Rinolofo maggiore, il Rhinolophus ferrumequinum ed il Vespertilione maggiore. Vi sono poi numerosi piccoli invertebrati come l'Orphenoiulis dinapoli, simile al millepiedi, il Triconiscus alexandrae, isopode simile al porcellino di terra e per finire il Cerrudia molara, un artropode sinora sconosciuto. L'esterno invece è popolato da mammiferi, uccelli e rettili di vario genere ed è caratterizzata dai resti di antiche coltivazioni di olivo, fico, mandorlo, carrubo e fichi d'india. Successivamente la zona è stata adibita a pascolo, mentre la grotta è diventata un riparo per gli animali. Durante la guerra veniva utilizzata come rifugio da numerose famiglie.

www.grottadellamolara.it

www.gruppiricercaecologica.it

29 novembre 2017
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