Cercatori lungo la via dell'ambra

Cercatori lungo la via dell'ambra

Un itinerario avventuroso, cercando la simetite nella foce del fiume Simeto

La mitologia greco-romana narra che ''Fetonte, figlio di Helios (dio greco del Sole - Apollo per i Romani), aveva ottenuto il permesso dal padre di condurre nel cielo il carro del Sole. Per la sua inesperienza non riuscì però, a controllarlo e i cavalli che, imbizzarriti, corsero all'impazzata per la volta celeste bruciando parte del cielo e creando così la Via Lattea. Si diressero poi verso la Terra, devastando la Libia e formando il deserto del Sahara. Gli abitanti della Terra impauriti per l'accaduto, si rivolsero a Zeus (Giove) che, infuriato, scagliò uno dei suoi fulmini contro il povero Fetonte, facendolo precipitare sulle rive del fiume Eridano (il Po). Qui le sue sorelle ninfe, che lo piangevano, vennero tramutate in pioppi e le loro lacrime divennero ambra''. Gli antichi greci non sapevano però, che l'ambra aveva già fatto un lungo viaggio attraverso l’Europa centrale prima di arrivare al Mediterraneo. La via dell’ambra, percorsa fin dalla preistoria, parte infatti dalla costa del Baltico e raggiunge la foce del Po per poi scendere in Sicilia e giungere alla foce del fiume Simeto.


Foto di Brocken Inaglory

Nel cuore della Riserva Naturale Orientata dell'Oasi del Simeto, proprio in prossimità della foce del fiume più grande di Sicilia, in una zona compresa tra la provincia di Catania e Pachino, non è raro vedere scintillare, tra i detriti e le alghe, baciata dai raggi del sole, la simetite, una rara e preziosa varietà di ambra, che in seguito a forti mareggiate viene spinta dalle onde sulla spiaggia. Il termine 'ambra' deriva dal greco 'elektron' che significa elettricità, difatti già nel VI secolo a.C. il filosofo Talete di Mileto, aveva scoperto che strofinando con un panno un pezzo di ambra questa diventava capace di attirare piccoli oggetti leggeri (oggi diremmo sviluppa elettricità statica). Molto apprezzata dagli orafi e dai gioiellieri catanesi, e non solo, la simetite è considerata una delle più pregiate varietà di ambra del mondo, da sempre utilizzata per realizzare gioielli o oggetti preziosi, mentre con la sua polvere, un tempo, i maestri liutai lucidavano gli strumenti musicali di maggior pregio. Molti collezionisti e gioiellieri catanesi custodiscono gelosamente i pezzi più preziosi realizzati con la preziosa resina, molti fanno parte anche dello splendido tesoro di San'Agata o sono esposti in diversi musei del mondo.

La simetite è la più giovane tra le ambre, essendosi formata circa 26 milioni di anni fa, in piena epoca miocenica. In realtà non esistono, veri e propri, giacimenti di simetite in Sicilia, ma sono doumentati ampiamente ritrovamenti del fossile nelle campagne di Agira, Gagliano Castelferrato, Leonforte e Nicosia. Certo è che questa resina fossilizzata proviene dalla secrezione di alberi ad alto fusto, simili alle conifere, appartenenti a specie oggi estinte che, in seguito ad una serie di terremoti, sprofondarono in mare e furono ricoperti d'acqua e soprattutto sabbia. Questi alberi, ricchi di resina, nel corso dei millenni, iniziarono a fossilizzarsi, subendo una serie di cambiamenti fisico-chimici e delle vere e proprie modifiche strutturali. Il suo colore può variare pertanto dal rosso cupo al paglierino, a volte ricoprendosi di sfumature verdi o blu e, spesso, osservandola bene, possiamo scorgere piccoli insetti o elementi vegetali quali foglioline, fiori o semi, imprigionati al momento della formazione e mummificati.

Nel Simeto, anticamente, l'ambra veniva raccolta alla foce, da aprile a ottobre, da esperti ricercatori o, in maniera occasionale dai pescatori di telline. I raccoglitori di telline si munivano di un rastrello in grado di trattenere, oltre alle telline, anche l’ambra presente, gli altri attendevano l’azione combinata della piena del fiume con le forti mareggiate, inseguendo l’onda che si ritira dalla battigia, scrutando i depositi appena lasciati. Ancora oggi i raccoglitori d'ambra percorrono, in cerca delle bellissime pietre, la foce del Simeto, ma la presenza della preziosa resina fossile ormai è diminuita di molto.

La Riserva Naturale Orientata dell'Oasi del Simeto - Si trova a sud della città di Catania, adagiata, su un'area di 1859 ettari che comprende la nuova e la vecchia foce del fiume Simeto oltre a ciò che resta del vasto ecosistema palustre formato da diverse zone umide tra le quali figuravano quella di Agnone, Valsavoi e il Pantano di Catania. La vasta e fertile piana di Catania infatti, deve la sua origine ai materiali solidi depositati in questa zona prima ricoperta dal mare ed ora dal Simeto, il maggiore fiume siciliano per portata d'acqua ed estensione di bacino. In passato la parte meridionale di questa pianura era occupata da un'ampia area paludosa, il pantano di Lentini o Catania, che fungeva da sbocco per le acque di piena del fiume. D'inverno vasti tratti prossimi alla foce del fiume si trasformavano in una rete di canali e bacini che ospitano una lussureggiante vegetazione palustre, rifugio di numerosissimi uccelli acquatici.

Questo ambiente è stato radicalmente trasformato in seguito alle successive opere di bonifica oltre che per il raccorciamento del tratto finale della foce, che formava, tempo, una grande ansa. Di quest'area palustre oggi sopravvivono solo: il lago Gornalunga, formato dall'omonimo affluente del Simeto; il lago Gurnazza, arginato dalle dune costiere; le Salatelle, vasti acquitrini salmastri, formati dalla capillarità della zona costiera; la nuova foce, ritagliata dopo la grande alluvione del 1951 e attraversata dal ponte Primosole; la vecchia asta fociale, a forma di falce, ora isolata ed alimentata dai canali Buttaceto ed Jungetto. Un certo interesse riveste anche la fascia litoranea, denominata "la Plaja", in cui è possibile osservare specie vegetali tipiche delle coste sabbiose. L'ambiente comunque, ha subito nel tempo delle profonde trasformazioni a causa dell'intensa antropizzazione e, solo negli anni '70, si è cominciato a prendere coscienza del pericolo che la fauna e la flora locale correvano e si è cercato di salvare l'area dall'aggressione dell'abusivismo edilizio grazie soprattutto al prezioso contributo della signora Wendy Hennessy Mazza della Lipu che ottenne nel 1975 la costituzione di un'Oasi di Protezione Faunistica mentre la Riserva Naturale Orientata dell'Oasi fu istituita solo nel 1984.

27 marzo 2018
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