Il Castello Maniace

Il Castello Maniace

Baluardo difensivo o moschea islamica? L'enigma del più antico fra i castelli svevi di Sicilia

Nella zona meridionale dell'isola di Ortigia, all'imboccatura del Porto Grande, in una posizione strategica dalla quale si dominano da un lato il mare e dall'altro la città di Siracusa, sorge il Castello Maniace. La tradizione dice che fu fatto edificare nel 1038 come fortino dal generale bizantino Giorgio Maniace, da cui prende il nome, e fu trasformato nel 1239 per volere di Federico II di Svevia in un vero e proprio castello. Il maniero è il più antico fra i castelli svevi di Sicilia e fra tutti, dopo quello di Augusta (Sr), certamente il più bello ed equilibrato nel rapporto compositivo.

Le possenti mura del castello Maniace

Utilizzato sia come residenza che come baluardo difensivo era uno dei tanti castelli e delle torri disposte lungo le coste dell'isola che dovevano servire alla difesa. Una delle funzioni che rivestiva era legato alla sua visibilità. Lo vedevano dal mare sia i naviganti stranieri con i quali Siracusa intratteneva rapporti commerciali, sia i nemici. Gli stessi cittadini che lo scorgevano da ogni punto della città avrebbero sempre ricordato la ribellione sedata nel sangue del 1232 che gli sarebbe servita da monito.
Nel 1240 il castello entrò a far parte della giurisdizione imperiale. A tal proposito bisogna precisare che si conoscono i nomi di due castellani svevi di Siracusa: Riccardo Vetrani ed il fedelissimo Giovanni Piedilepre. Si racconta che qui nel 1288, fu ospitato addirittura Re Pietro d'Aragona, di passaggio a Siracusa. Sotto gli Angioini divenne patrimonio regio e per quasi tutto il XV secolo fu adibito a prigione.

Nel 1448, dopo un sontuoso banchetto, il generale Giovanni Ventimiglia fece uccidere nelle stanze del castello tutti i convitati, accusati di tradimento. Per questo gesto il Ventimiglia ottenne in dono dal Re Alfonso di Castiglia i due arieti bronzei che ornavano il prospetto del castello.
Il 5 novembre 1704, un'esplosione avvenuta nella polveriera sconvolse l'edificio arrecandogli grossi danni. Durante il dominio napoleonico il maniero fu munito di bocche da cannone. Nel 1838, fu consegnato ai Savoia ed utilizzato fino alla seconda guerra mondiale come deposito di materiale militare.

Il castello visto dal mare di Ortigia - ph Simone Parisotto
Foto di Simone Parisotto - Opera propria, CC BY-SA 4.0

A pianta quadrata con quattro torri cilindriche disposte agli angoli, il castello ripropone modelli arabi. Dentro ogni torre si trovano scale a chiocciola. I muri perimetrali hanno uno spessore di tre metri e mezzo. Le figure geometriche della costruzione non sono casuali e ogni numero utilizzato ha un significato simbolico. Il quadrato per esempio, nel Medioevo era il simbolo della terra e della Chiesa rivelata attraverso le 4 virtù teologiche, mentre il cerchio era il simbolo della perfezione. In quel periodo Innocenzo III, ex tutore di Federico II, aveva proposto la teoria dei 'duo luminaria' secondo la quale il Papa, discendente da Dio, rappresenta il Sole, che fa brillare la Luna - cioè l'imperatore - di luce riflessa. Così, come la Luna si assoggetta al Sole, l'Imperatore dovrebbe sottomettersi al Papa. La volontà di Federico II di identificarsi col Sole è evidente proprio attraverso i simboli utilizzati che rappresentano un'ulteriore affermazione del potere temporale su quello spirituale della Chiesa. La pianta particolare del castello ha inoltre indotto alcuni studiosi a ritenere che Federico II abbia voluto ricreare in questo luogo la suggestione delle moschee islamiche e dei loro giochi d'acqua. Questi presumono infatti che si tratti di un rarissimo caso di moschea fortificata dato che nel sotterraneo, denominato Bagno della Regina sgorga una sorgente d'acqua dolce che molto probabilmente doveva essere utilizzata per le abluzioni dei fedeli musulmani.

L'interno del castello con le volte a crociera costolonate - ph I, Sailko
Foto di I, SailkoCC BY 2.5

Irrisolto rimane comunque, il problema di dove fossero alloggiati i militari o l'imperatore col suo numeroso seguito. Anche i dati costruttivi accrescono i dubbi. Manca infatti il baglio, cioè la piazza d'armi, quello spazio interno che consentiva le manovre delle macchine da guerra, le ingombranti catapulte, destinate a lanciare pietre o altro. Le torri stesse, ingombrate all'interno dalle scale, non potevano servire a scopi difensivi. Inoltre l'assenza di strutture abitative, dei depositi per le derrate alimentari e per il munizionamento, accrescono ancor di più il fascino ed il mistero di questa imponente costruzione. Certamente è da supporre l'esistenza di un secondo piano, infatti il loggiato aperto nell'atrio e privo di tamponature non è abitabile. Il primo piano aveva quindi funzioni estetiche e ricreative, mentre il secondo funzioni militari e logistiche. La struttura interna presenta un unico salone, un tempo diviso da un doppio ordine di colonne che formavano ben 25 volte a crociera.

L'ingresso del castello - ph Allie Caulfield
Foto di Allie_Caulfield - http://www.flickr.com/, CC BY 2.0

Il castello è cinto da fortificazioni e anticamente era circondato da un fossato. Per accedervi bisogna attraversare un ponte di pietra, fatto costruire da Carlo V nel XVI secolo insieme alla cinta difensiva dell'isola, quando Siracusa venne trasformata in una roccaforte. Nella parte Ovest vi è il portale d'ingresso con un bell'arco ad ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V del XVI secolo, raffigurante un'aquila bicefala. Ai lati, poggiati su mensole, si trovavano i due arieti bronzei di scuola ellenistica donati da Alfonso di Castiglia al generale Ventimiglia. Uno di essi è oggi conservato al Museo Archeologico Salinas di Palermo mentre l'altro è andato perduto o distrutto durante i moti del 1848.

25 ottobre 2017
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