L'antico Lago del Biviere di Lentini

L'antico Lago del Biviere di Lentini

Ercole, rapito dalla bellezza dei luoghi, creò il lago dandogli il suo stesso nome

Sul margine meridionale della piana di Catania, all'inizio della provincia di Siracusa, adagiata su una lieve collina sorge Lentini, antica colonia greca di Sicilia, ricca di storia e di testimonianze del passato. Poco lontano dall'abitato, a nord-ovest, si estende la conca dell'antico Lago del Biviere, un tempo interamente prosciugato e oggi ricostruito nel vecchio sito. Il bacino idrografico occupa una superficie costituita da una depressione naturale tra la piana di Catania e le falde settentrionali dei monti iblei, a circa 10 km ad ovest dal Mar Jonio. Sulle rive orientali del lago, sorgeva sino agli anni '30 la Casa del Biviere, una semplice ma graziosa residenza di campagna del XVII secolo. Dopo il prosciugamento e il suo successivo ripristino, essendo più piccolo, il lago si trova ad una maggiore distanza dalla casa, lasciando maggiore spazio per lo sviluppo di un delizioso giardino medierraneo. Oggi si può ammirare un parco di circa tre ettari che si articola su tre livelli che consentono un'ampia vista sui dintorni e che ospita una varietà di piante grasse come l'aloe, l'euforbia, il sedum e le crassualcee. Il parco è nato per volontà dei Principi Scipione e Maria Carla Borghese nel 1967 ed è ricco di specie botaniche mediterranee tra cui spiccano le yuccae, diversi tipi di palme, un raro esemplare di Xanthorrea Arborea ed uno di Encefaloartus Horridus, pianta creduta fossile e ritrovata poi viva in Tanzania. Presenti anche molti esemplari di piante tropicali, circondate da curatissimi prati o diverse specie di betulle del Marocco, falso pepe, pini, cipressi, rose a cespuglio e oleandri. Sul retro della casa principale è collocata la cappella dedicata a Sant'Andrea, protettore dei pescatori.


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Leggenda vuole che Ercole, portando in dono a Cerere, dea delle messi, la pelle del leone Nemeo, che aveva ucciso durante una delle sue memorabili dodici fatiche, sia  rimasto talmente colpito dalla bellezza di questi luoghi da arrivare a creare un lago che portava il suo stesso nome e che in un secondo tempo, sotto gli arabi, sarebbe stato chiamato Lago del Biviere o vivaio di pesci. Secondo un'altra leggenda Proserpina, figlia di Cerere, sarebbe stata rapita da Plutone, dio degli inferi, sulle rive di questo lago e non a Pergusa.

LA FAUNA - L'invaso oggi ospita una notevole varietà di pesci e di uccelli e dai censimenti svolti dalla LIPU si evince che ben 25000 volatili, appartenenti a 150 specie diverse (15 delle quali nidificanti), vivono in questa zona. Per la posizione geografica e per la portata, il lago è diventato una vera e propria oasi naturalistica e presenta un habitat eccellente per la sosta e l'alimentazione di una notevole quantità di uccelli. Nelle sue acque infatti, sono state immesse varie specie di pesci tra cui le anguille, le tinche, i cefali e i gamberetti d'acqua dolce e ottimo cibo per i volatili. Molti uccelli, in sosta sulla rotta che unisce l'Africa alle zone nordiche, nidificano qui abitualmente. Tra queste la moretta tabaccata (specie molto rara), la marzaiola, il germano reale, la folaga, la gallinella d'acqua, l'occhione, il cavaliere d'Italia. La presenza più interessante è però, quella degli aironi bianchi maggiori, specie sino a pochi anni fa particolarmente rara in Europa, ma ora in espansione. Sono comuni anche l'airone rosso e l'airone cinerino, la garzetta, oche, anatre e cigni. Le cicogne, invece, con la loro naturale eleganza, sono l'elemento più spettacolare dell'avifauna nidificante del lago. Il cormorano, uccello pescatore di grandi dimensioni, nidifica in colonie e si riunisce, in affollatissimi dormitori. Si presume che nel lago vi siano circa quattromila cormorani capaci di divorare circa una tonnellata di pesce al giorno. Tra i rapaci hanno trovato riparo in queste sponde il falco pescatore, il falco di palude e il falco pellegrino, mentre folaghe, gallinelle d'acqua e porciglioni, benché nidifichino spesso in questi luoghi, sono poco visibili per la loro abitudine di costruire il nido tra i canneti.

LA FLORA - Anche la vegetazione palustre ha avuto una ripresa veloce con lo sviluppo rigoglioso di molte piante. Tra le specie più importanti per l'ecosistema ricordiamo la Callitriche stagnalis, pianta perenne sommersa o natante, la Ceratophyllum demersum, pianta sommersa di lunghezza da 1 a 2 m. che produce una grande quantità di ossigeno e di nutrimento per i pesci, il Myriophyllum spicatum, la Phragmites communis, che cresce abbondantemente nelle zone anche parzialmente allagate, la Tamarix, pianta simile alle eriche, molto comune lungo le spiagge marine o lungo i fiumi, la Scirpus lacustri, la Ultricularia vulgaris, meglio conosciuta come lattuga marina, che è un'autentica pianta carnivora. Le sue foglie infatti, presentano  vescicole mediante le quali può nutrirsi dei piccoli crostacei catturati.


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PILLOLE DI STORIA - Il nome Biviere, o vivaio di pesci, è di origine araba ma è molto probabile che il lago sia stato realizzato tra la fine del XII sec e l'inizio del XIII sec. dai Templari (ordine cavalleresco monastico del Medioevo) che, per realizzare una grande riserva di caccia e la pesca, sbarrarono con una muraglia l'alveo del fiume Trigona-Galici, prima della confluenza nel San Leonardo. Il lago originariamente ospitava due isolette, chiamate 'isola grande' e 'isola piccola' e nel lato nord aveva una sorta di promontorio chiamato 'cannedda di San Francesco'. L'invaso era un'autentico paradiso naturale dove spontaneamente crescevano numerose specie di piante e trovavano riparo rari e bellissimi volatili tra cui cicogne, aironi, cigni, fenicotteri. Dal 1510 la proprietà del luogo è passata per le mani di diverse ricche e nobili famiglie siciliane come i Santapau, i Principi di Butera e per ultima la Famiglia Trabia che lo utilizzavano per pescare e cacciare e per la presenza della canna palustre (a cannedda) che poi veniva venduta. Già a partire dalla fine del XIX secolo fu un'epidemia di malaria, descritta anche dallo scrittore catanese Giovanni Verga, a segnare il destino del lago che negli anni '30  fu prosciugato e bonificato. Scomparve così il Lago di Lentini e con esso anche la ricchissima flora e la fauna che in esso proliferava rigogliosa. Durante gli anni '70 il lago fu ricostruito inizialmente più piccolo ma più profondo. La funzione del lago di Lentini è oggi quella di accumulare acque prelevate dal Simeto e dal San Leonardo, da utilizzare a scopi agricoli ed industriali. Ha un perimetro complessivo di 14 Km e una capacità d'invaso di 127 milioni di metri cubi d'acqua. Nel tempo il bacino è cresciuto creando un'importante oasi naturalistica che l'amministrazione comunale di Lentini sta cercando di valorizzare in ogni modo. In progetto, ad esempio, c'è l'idea di realizzare un complesso attrezzato di campi da golf. L'attuazione del progetto potrebbe costituire una svolta per l'economia locale grazie all'incremento turistico che porrebbe Lentini nel circuito dei grandi flussi turistici ed internazionali.

6 settembre 2016
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