La Riserva della Foce del Fiume Platani

La Riserva della Foce del Fiume Platani

Importante luogo di sosta per l'avifauna migratrice proveniente dalle coste africane

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Nella provincia Agrigentina, tra i Comuni di Ribera e Cattolica Eraclea, lungo il versante occidentale del Capo Bianco, è adagiata la Riserva Naturale Orientata Foce del Fiume Platani, uno dei più importanti fiumi della Sicilia che sfocia sull'immensa spiaggia, sottostante il candido sperone roccioso.
La Riserva, gestita dall'Azienda Foreste Demaniali, è stata istituita nel luglio del 1984 dalla Regione Siciliana allo scopo di garantire la conservazione della popolazione ornitica, favorire la ricostituzione della macchia mediterranea, delle associazioni alofile e delle dune'.
L'Area è un luogo d'incantevole bellezza, costituita da circa 200 ettari di macchia mediterranea (di cui 159 in Zona A e 47 in Zona B) che comprendono la parte finale del fiume Platani e il lungo tratto sabbioso di Borgo Monsignore, costeggiato da un cordone di basse dune, formate da sabbia sottilissima, che cambiano spesso aspetto sotto l'azione del vento. Splendida anche l'alta falesia di marna calcarea bianca di Capo Bianco, le cui rocce calcaree, fortemente modellate dagli agenti atmosferici sono ricche di cristalli di gesso.


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La Riserva, dotata di parcheggio, punti di informazione, aree attrezzate, è percorsa da sentieri che consentono di muoversi facilmente all'interno dell'area boschiva, sulla spiaggia e in prossimità della foce. L'oasi si raggiunge facilmente percorrendo la SS 115 Agrigento-Sciacca, superato il Borgo Monsignore si svolta in direzione Eraclea Minoa e da qui si seguono le indicazioni stradali.
Chi ama fare trekking, ha la possibilità di seguire diversi sentieri, tra i quali ricordiamo:
La Fuggitella -  Si snoda verso Nord-Ovest, raggiungendo la spiaggia e l'innesto con il Sentiero del Borgo. Da qui si può procedere verso il belvedere posto su di un'altura, all'estremo lembo settentrionale. Il sentiero si può percorrere a piedi, a cavallo o in bicicletta).
Sentiero della Foce - Partendo dal parcheggio si giunge alla foce del fiume (in riva destra), dove si può ammirare l'avifauna e la spiaggia. Il sentiero si può percorrere a piedi, a cavallo o in bicicletta.
Sentiero di Capo Bianco - Partendo dall'area archeologica di Heraclea Minoa, si muove sul pianoro di Capo Bianco aggirandolo, e discende poi alla sottostante spiaggia in prossimità della foce. Il sentiero si può percorrere solo a piedi.


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La Flora - L'area della riserva costituisce uno dei lembi residui del paesaggio che un tempo caratterizzava l'intera Sicilia meridionale. L'ambiente è straordinariamente ricco di biodiversità perché molto vario: dal sistema di dune costiere che si spingono verso l'entroterra passiamo alla fascia di macchia mediterranea e infine al sistema deltizio ricco dì vegetazione palustre e ripariale. Le dune sono colonizzate da una vegetazione ricca e varia: erbe striscianti, arbusti e alberelli, le cui radici consolidano il sistema dunale stesso.
Tra le piante spiccano inoltre, il Giglio marino che è a rischio estinzione, il Ravastrello marittimo, il Papavero cornuto, l'Eringio marino, la Calcatreppola, mentre la zona fociale è caratterizzata dalla Cannuccia palustre, dal Giunco, dalla Tamerice. Accanto alle dune c'è poi una zona rimboschita dove la fanno da padrone il Pino d'Aleppo e l'Acacia e una fitta macchia mediterranea il cui paesaggio è dominato da Lentisco, Mirto e Palma nana.


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La Fauna - L'area, di fatto è il primo luogo di sosta per gli uccelli migratori provenienti dalle vicine coste nord-africane  e la cui tutela è motivo stesso della istituzione dell'area protetta. Qui si possono ammirare dunque molte specie migratrici oltre a quelle stan­ziali legate agli ambienti fluviali ed alla macchia mediterranea. Tra queste ricordiamo: il Fenicottero, il Cavaliere d'Italia, il raro Occhione, il Pendolino, l'Airone bianco mag­giore, il Corriere piccolo, la Gallinella d'acqua, l'Usignolo di fiume, il Falco pellegrino, il Falco lanario, la Poiana e il Gheppio. Tra i mammiferi sono presenti la Donnola, la Volpe, il Coniglio, la Lepre, l'Istrice e il Riccio. Le zone umide retrodunali ospitano una consistente comunità di rettili e anfibi. Sulle spiagge della Riserva, dopo molto tempo, è riapparsa la Tartaruga marina.

Tra storia e archeologia - Proprio in cima a Capo Bianco, lo splendido promontorio a strapiombo sul mare, si trovano le rovine greche di Eraclea Minoa e i resti di un bellissimo teatro antico. Gli appassionati di archeologia qui possono ammirare le rovine dell’antica colonia greca di probabile epoca micenea (VI sec.), che fu oggetto di contesa prima tra Selinunte e Akragas e successivamente tra Roma e Cartagine. Dopo devastazioni e rifondazioni, fu abbandonata alla fine del I sec. a. C.
Le campagne di scavi, che si sono succedute a cominciare dai primi del '900, hanno portato alla luce le mura di cinta con le relative porte, l'abitato di età ellenistica (IV -I sec. a. C.) e lo splendido teatro con la gradinata aperta verso sud. Accanto a questi tanti oggetti come corredi funerari, ceramiche e statuette fittili, conservati nell'Antiquarium all’ingresso della zona archeologica e al Museo Archeologico di Agrigento.

30 settembre 2016
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