La Stonehenge siciliana

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Viaggio misterico tra le "sacre e magiche" rocce di Montalbano Elicona

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Ai piedi di un maestoso castello, in una zona montuosa (a circa 900 metri s.l.m) dalla quale è possibile scorgere il Santuario di Tindari e le Isole Eolie, sorge Montalbano Elicona, uno dei più antichi e suggestivi borghi medievali di Sicilia.

Circondato da boschi secolari ''che profumano di mille essenze'', Montalbano Elicona è il luogo ideale per trascorrere una vacanza all'insegna del relax, della cultura e dell'arte. Il nome del paese molto probabilmente deriva dal latino Mons Albus e si riferisce ai monti innevati che caratterizzano la zona nel periodo invernale, probabile anche la derivazione araba 'al bana' che significa 'luogo eccellente'.

L'appellativo Elicona risale invece, alla colonizzazione greca tra il VII e VIII sec. a.C., quando i Dori ispirandosi all'Helikon, il monte delle muse, diedero lo stesso nome all'altura che oggi ospita il paese e ad un torrente vicino. Montalbano Elicona inoltre, sorge proprio nel luogo in cui passava l'antica via di congiunzione tra le colonie greche di Tyndaris sul Tirreno e Naxos sullo Ionio. Si trattava di una zona strategica infatti, la via costiera era troppo lunga e in caso di guerra, per portare soccorso alle altre colonie si preferiva la via interna, che era più veloce.

L'Argimusco fotografato da Francesco Speciale

Il luogo certamente fu abitato sin da epoca preistorica, infatti nella contrada oggi chiamata Argimusco, sono ancora visibili i resti di un sito megalitico, come quelli che si trovano in Spagna, a Malta o nella famosissima Stonehenge in Inghilterra.

Nel sito, unico nel suo genere in Sicilia, il tempo sembra essersi fermato ad un'epoca in cui questi luoghi erano considerati sacri e qui venivano celebrati riti di fecondità ricchi di valori simbolici, oppure si osservavano gli astri e i cicli delle stagioni. In questa località si trovano infatti, enormi strutture costituite da grandi rocce di arenaria o granito, che molto probabilmente erano utilizzati per determinare solstizi ed equinozi attraverso i raggi solari.

Tra i grandi megaliti ricordiamo il grande teschio, la grande aquila con il simbolo del dio sole scolpito sul collo, la dea orante e ancora resti di tombe. La necropoli è composta da diversi Dolmen, costituiti da pietre disposte a formare una camera e da oltre 500 tombe a Tholos in pietra (detti cubbitari), molto somiglianti ai Nuraghi della Sardegna e ai Trulli della Puglia.

I millenari megaliti dell'Argimusco - Foto di Francesco Speciale

Gli enormi megaliti rimangono ancora un mistero insoluto per antropologi e archeologi che non riescono a spiegarne completamente le funzioni. Si può solo ipotizzare che i popoli megalitici, basando tutta la loro vita sull'alternarsi delle stagioni, erano sicuramente grandi osservatori del cielo e basavano le loro credenze religiose sulla celebrazione dei cicli astrali.

Insomma un affascinante giallo archeologico ancora tutto da scoprire.
Il panorama che si gode una volta raggiunta l'area è stupefacente: a Nord lo sguardo si apre verso il mar Tirreno e raggiunge le Eolie, a Sud la maestosa mole del vulcano Etna; ad Est è possibile scorgere distintamente Capo Calavà sulla costa nei pressi di Gioiosa Marea, più in fondo Cefalù; ad Ovest il Capo di Milazzo precede l'approssimarsi dello Stretto di Messina.

Alcuni megaliti dell'Argimusco, nel territorio di Montalbano Elicona - Foto Francesco Speciale

Itinerari naturalistici - Nel territorio di Montalbano Elicona si sviluppa parte del Bosco di Malabotta, uno degli ultimi boschi naturali sopravvissuti in Sicilia. La Riserva si estende per circa 32, 21 Km e ospita una rigogliosa flora composta da querce secolari, relitti botanici di grande valore e una fauna rappresentativa dell'habitat forestale. Con un po' di fortuna si può anche avvistare l'aquila del Bonelli che qui nidifica, il falco o il gatto selvatico.

Una cascatella lungo il fiume Elicona

Gli appassionati di pesca potranno fare una capatina sulle sponde del fiume Elicona, il corso d'acqua che nasce dall'Argimusco e scende fino al mar Tirreno tra Falcone e Tindari e che è ricco di trote. Nel corso dei secoli, lungo il suo percorso sono stati costruiti i mulini ad acqua ai quali si portava il grano da macinare.

Oggi i mulini sono tutti in rovina, le mura, le ruote circondate dalla vegetazione che li ha assediati. Il fiume è raggiungibile a piedi o a cavallo attraverso antichi sentieri dove è possibile ammirare paesaggi di grande bellezza ed angoli suggestivi. Nel territorio di Montalbano Elicona sono da non perdere il parco Sulla, la fonte del Tirone, le pinete di Monte Calvario e di San Teodoro.

Alcuni megaliti dell'Argimusco fotografati da Francesco Speciale

Mini tour per la città - Montalbano Elicona è un autentico gioiello medievale con un reticolo di vicoli, bagli, spiazzi lastricati, case di pietra, facciate scolpite con effigi decorative, dammusi ecc. La pianta del centro abitato somiglia ad una farfalla con un'ala che comprende i quartieri più recenti, l'altra che racchiude il centro storico medioevale di epoca romano-bizantina.

Il centro si sviluppa durante l'anno mille, fino ad avere il ruolo di città regia sotto i Normanni, gli Svevi e gli Aragonesi ma raggiunge il massimo splendore nei secoli 1200 e 1300, quando diviene città preferita di Federico II . Il suo splendido borgo medioevale oggi è classificato 'Uno dei 96 borghi più belli d'Italia'.

Il Castello sovrasta il centro storico medioevale. Edificato su preesistenti edifici bizantini ed arabi, è costituito in alto da una piazzaforte normanna-sveva chiusa all'estremità da due torri, una quadrata, l'altra pentagonale. In basso invece si erge il paltium fortificato svevo-aragonese.

Il castello di Montalbano Elicona - Foto di Francesco Speciale

Risalente al periodo svevo è inoltre, la muratura perimetrale merlata, la meglio conservata in Sicilia. Splendida è la cappella reale di epoca bizantina, caratterizzata da tre absidi. Secondo alcune fonti, all'interno della cappella, sarebbe sepolto Arnaldo da Villanova, medico, alchimista e riformatore religioso, morto nel 1310. All'interno del castello inoltre si trova un ampio cortile, al centro del quale vi è una cappella con tracce di affreschi.

La Chiesa Madre è sicuramente una delle testimonianze architettoniche e artistiche di maggiore pregio del paese. Edificata durante il medioevo e dedicata a San Nicola, rifondata e ampliata nel 1654, è dotata di due navate laterali e custodisce lo splendido dipinto 'L'ultima Cena' attribuito al pittore Guido Reni, un Cristo in legno del 1410 di autore ignoto e l'altare con bassorilievi del Gagini.

Un altro gioiello è sicuramente la Chiesa di Santa Caterina del 1300 che mostra uno splendido portale in stile romanico. All'interno si conserva la statua in marmo della santa alessandrina, con un prezioso basamento a bassorilievo.

Foto di Francesco Speciale

12 marzo 2020
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