Navi romane e Carretti siciliani

Navi romane e Carretti siciliani

Al Palazzo D'Aumale di Terrasini una raccolta di testimonianze della cultura isolana

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ph. Bjs - Own work, CC BY-SA 2.5

Il Museo Regionale di Terrasini fu istituito nel 1984 e nacque dall'unificazione del "Museo storico-etnografico del carretto siciliano", fondato nel 1973, del "Museo civico di Storia naturale", istituito nel 1981 e di un piccolo Antiquarium, che raccoglie una serie di reperti di interesse archeologico, frutto delle ricerche condotte negli ultimi decenni da studiosi locali e dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo.
Il Museo si articola in tre sezioni: etnografica, naturalistica, archeologica.

La collezione etnografica presenta uno straordinario interesse per la storia e la cultura locali. La mostra permanente è incentrata sulla storia e le caratteristiche del carretto siciliano, mezzo utilizzato fin dall'antichità per il trasporto di merci e persone.
Dalla caduta dell'Impero Romano sino a tutto il secolo XVIII, il progressivo deterioramento e poi l'assenza di una rete viaria percorribile con veicoli a due ruote all'interno dell'Isola, limitava l'uso del carro, lasciando così ai cosiddetti "vurdunara", i mulattieri al servizio dei grandi proprietari terrieri, il compito del trasporto dei prodotti per lunghi tragitti, mentre per i viaggi brevi si utilizzavano lettighe e portantine trainate da uomini o muli e, dal XVII secolo, le carrozze tirate da cavalli.
A partire dall'Ottocento, con il miglioramento delle vie di comunicazione, il carro é diventato il mezzo di trasporto più usato.
Si é, di conseguenza, sviluppato un fiorente artigianato, vivo sino a trenta o quaranta anni fa, specializzato nella costruzione, scultura e pittura del carretto. Il tradizionale carro a due stanghe veniva via via perfezionato e adattato in funzione del prodotto da trasportare.

La realizzazione di un carro prevedeva una complessa organizzazione del lavoro che impegnava più artigiani con diverse specializzazioni. Il tempo di produzione variava da uno a due mesi a seconda del numero di aiutanti di cui la bottega disponeva.
Ben presto si diffuse l'uso di ornare con dipinti di vario genere le fiancate laterali dei carri. Si formarono, allora due stili differenti, uno nella Sicilia orientale, l'altro nella parte occidentale dell'Isola. In questa zona prevaleva l'uso di motivi decorativi geometrici con figure di angeli, fiori, teste di donne e di cavalieri, con prevalenza dei colori giallo, rosso e blu.
Nella Sicilia orientale, il carro era ornato con disegni per lo più di colore azzurro, verde, rosso bordeaux e da decorazioni con motivi fitomorfi e zoomorfi, quali uccelli, farfalle, ciliegie. Le fonti iconografiche sono da ricercare nelle illustrazioni dei romanzi di genere storico o epico cavalleresco, pubblicate in edizioni popolari a dispense tra l'Ottocento e il Novecento, nelle immagini agiografiche per quanto attiene ai soggetti religiosi o in alcune oleografie diffuse nei primi anni del Novecento.
Il costume di dipingere i carri é documentato in Sicilia a partire dai primi dell'Ottocento e si determina, forse, sull'esempio fornito dalle portantine dalle lettighe e dalle carrozze del Seicento e del Settecento, riccamente decorate e dipinte. Tale aspetto della cultura figurativa popolare é di grande interesse e va messo in relazione con quello delle pitture su vetro, dei cartelloni dell'opera dei pupi, delle stampe.

Il Museo etnografico testimonia anche l'evoluzione del modo di trasportare le merci per mezzo di imbarcazioni di varie forme e dimensioni e dei vari aspetti della cultura tradizionale relativa all'attività della pesca praticata lungo tutte le coste dell'Isola.
Il museo, infatti, presenta anche esempi delle tipologie più significative di barche tradizionali attraverso l'esposizione di una collezione delle principali imbarcazioni, fedelmente riprodotte con rigore filologico, in uso in Sicilia sino al secondo dopoguerra.
Ne sono esempi la "Sardara", il "Buzzu", costruito soprattutto a Marsala e a Trapani, per la pesca con le nasse, il "Luntru" e la "Feluca", tipiche barche dello stretto di Messina utilizzate per la pesca del pescespada, il "Vasceddru", una delle imbarcazioni utilizzate per la mattanza (la rituale pesca del tonno).

Ma i tesori archeologici di Terrasini sono nascosti anche sotto le profondità marine. Al centro della spiaggia del porto, infatti, nel mare prospiciente la località Mezza Praia, in seguito ad un disabbassamento del fondale, conseguente alla costruzione del molo, sono affiorati, a partire dal 1963, reperti tanto numerosi da indurre a realizzare nei locali del palazzetto La Grua un Antiquarium che ha finito per comprendere testimonianze di una nave romana proveniente dalla Spagna, naufragata nella seconda metà del I secolo d.C. e di un relitto del III secolo a.C. oltre a numerose ancore ed anfore di diversa origine e datazione. Il complesso dei reperti della nave romana della seconda metà del I secolo d.C. è esposto al pubblico nella parete di fondo del magazzino con volta a botte del palazzetto La Grua, che ospita l'Antiquarium.

Alla collezione sottomarina si aggiunge un limitato numero di reperti provenienti dalla terraferma ed in particolare da alcune zone archeologiche limitrofe di un certo interesse come Montedoro, nei pressi di Montelepre, sede di un antico centro indigeno, Monte Palmeto, sito in un abitato medievale, San Cataldo, villaggio abbandonato sulla riva del mare alla foce del torrente Nocella, che presenta testimonianze sia di età greca che medievale.
A completare il ricco patrimonio di reperti, il Museo di Terrasini presenta anche una sezione naturalistica, i cui documenti sono rappresentati da "oggetti naturali" che testimoniano le condizioni ambientali di un territorio nel momento in cui sono stati raccolti.
Le collezioni consistono in una raccolta di materiale paleontologico proveniente dalle località fossilifere più note di Sicilia e Calabria, contenute in 115 cassette, una raccolta di minerali della serie gessoso-solfifera siciliana, oltre ad una ricca documentazione di minerali del Katanga, una raccolta entomologica contenuta in 250 scatole con esemplari della entomofauna siciliana e lunghe serie.

- Palazzo d'Aumale

28 dicembre 2016
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