Nella mitica Valle dei Templi

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Akragas, "la più bella tra le città dei mortali", fu un fiorente centro culturale

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La Valle dei Templi di Agrigento rappresenta la massima espressione della civiltà greca classica in Sicilia. Sorge sul fianco di una collina che degrada dolcemente verso il mare, incorniciata dal letto dei fiumi Akragas e Hipsas.

Immersa nell'incanto di un paesaggio caratterizzato da mandorli che già a gennaio si coprono di una nuvola di candidi fiori bianchi e profumati, la Valle degli Dei o Akragas venne fondata nel 580 a.C. da coloni provenienti dalla vicina Gela guidati da Aristinoo e Pistilo. Insieme a Gela e alla potentissima Siracusa, Akragas costituì per secoli un grosso ostacolo alle ambizioni cartaginesi sulla Sicilia.

Lo splendore architettonico dell'antica città era ben noto già nel mondo di allora, tant'è che il filosofo Empedocle scriveva: ''gli abitanti costruivano come se non dovessero morire mai''. Infatti ben sette Templi dedicati ad altrettante divinità si ergevano lungo il perimetro della città, dando un'idea d' imponenza e maestosità soprattutto ai naviganti che approdavano nelle vicine coste.

Una ricostruzione di come doveva essere Agrigento, la Valle degli Dei o Akragas,  ai tempi della sua fondazione

Akragas fu citata da scrittori del calibro di Virgilio nell'Eneide, e dal poeta Pindaro che per la sua magnificenza la definì ''la più bella tra le città dei mortali, l'amica del fasto, la sede di Persefone''. L'antica Akragas, nel V secolo a.C., era un fiorente centro culturale, patria del filosofo Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide.

In epoca romana la Valle dei Templi fu visitata da Cicerone, alla ricerca di prove che incastrassero l'ex governatore della Sicilia Verre (73-71 a.C.) accusato di avere imposto tributi eccessivi ai coloni, e, come detto, fu descritta da Virgilio nell'Eneide.

Dal medioevo fino ai nostri giorni, ha richiamato e ispirato diversi filosofi, scrittori, poeti e pittori. Solo per citare i più noti: Ludovico Ariosto, Goethe, Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

La Valle dei Templi

Dichiarata nel 1998 dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità conserva ancora in ottimo stato antichi templi costruiti in tufo arenario conchiglifero, dal colore giallo intenso, che alla luce del tramonto diventa rosa o acquista il tono caldo dell'ambra.

Lo stile utilizzato è quello dorico con sei colonne sul lato frontale, tranne nel Tempio di Zeus Olimpio che presentava sette semicolonne incassate in un muro che chiudevano tutto l'edificio. I templi furono orientati verso est in maniera tale da permettere al sole nascente, fonte di ogni forma di vita, di illuminare le statue delle divinità poste all'interno della cella d'ingresso.

Gli edifici furono denominati con nomi greci, tutti quasi allineati ed eretti durante il V secolo a.C. a testimonianza della prosperità della città. Incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C., furono restaurati dai Romani intorno al I sec. a.C. rispettando l'originale stile dorico.

Oggi l'unico che rimane intatto è il Tempio della Concordia, mentre gli altri crollarono in seguito a diverse scosse sismiche o alla furia devastatrice dei cristiani avallati da un editto dell'imperatore d'Oriente Teodosio (IV sec.). Durante il Medioevo i materiali di costruzione furono smontati ed utilizzati per costruire altri edifici. Ad esempio il Templio di Zeus Olimpo, chiamato per questo motivo Cava dei Giganti, fornì materiale per la Chiesa di San Nicola e per il braccio settecentesco del molo di Porto Empedocle...

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9 giugno 2017
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