Sulla vetta di Monte San Calogero

Sulla vetta di Monte San Calogero

Un immenso panorama sui monti di Palermo, sui Nebrodi e su Monte Cammarata

Tra i comuni di Termini Imerese, Caccamo e Sciara, si erge maestoso il sistema montuso di Monte San Calogero, o Monte Euriaco, (da Euracus che in latino significa 'bella dorsale') un poderoso massiccio costituito da calcari e dolomie originatesi dal Mesozoico in poi, da strati silicei e dal cosiddetto flysh numidico (di natura sedimentaria). Ha una morfologia varia e complessa, spesso molto accidentata e caratterizzata da numerosi rilievi, con valloni profondi dove ha trovato il suo habitat naturale una florida e rigogliosa vegetazione.

Il massiccio si specchia, a settentrione, sulla costa tirrenica, mentre a sud-ovest presenta due dorsali, una orientale e l'altra occidentale, separate dalla depressione del piano di Santa Maria. Secondo la tradizione nelle sue rupi dimorò San Calogero e in uno dei suoi sassi lasciò l'impronta del suo piede nel cacciare i demoni che travagliavano il monte e i vicini bagni. Sulla cima il santo edificò una chiesa in onore di Maria Vergine, che ora è a lui dedicata. Secondo alcuni autori il Calogero di Termini Imerese è da identificare con San Teoctisto Abate, basiliano di Caccamo che vi dimorò nel IX secolo.
Arroccata su uno sperone roccioso alle pendici di Monte San Calogero, a circa 521 metri sul livello del mare, sorge appunto Caccamo, una graziosa cittadina dall'aspetto medioevale di circa 8.500 abitanti. Il nostro itinerario parte proprio da questa cittadina ricca d'arte e di storia, dominata dall'imponente Castello turrito e impreziosita da 32 chiese e conventi che ospitano le opere di artisti del calibro di Borremans, Gagini, Stomer, Wobreck e di altri artisti siciliani.

Giunti a Caccamo, percorriamo Via Regione Siciliana per poi svoltare per Via San Vito e proseguire dritti per circa 5 km, su asfalto sterrato sino a raggiungere contrada Santa Maria. Ci incamminiamo su una stradina asfaltata in salita, lasciandoci alle spalle un'antica abazia basiliana, quella di San Nicola Nemori (IX seclo d.C.). Proseguiamo per un centinaio di metri sino a giungere alla sterrata che attraversa tutta la 'Piana di Santa Maria'. Superando un paio di chiudende, si giunge ad un bivio dove finalmente possiamo lasciare l'automobile e iniziare l'escursione. Seguiamo le indicazioni sulla destra e percorriamo circa 300 metri a piedi su una strada sterrata e malridotta dall'erosione delle piogge. Durante il percorso possiamo ammirare, a valle, i campi di cereali con lo sfondo di Cozzo Grattaccio (838 m. s.l.m.) e Monte Stringi (799 m s.l.m.), mentre, a monte, macchie di perastri, roi e ginestre.

Iniziamo un percorso in discesa che ci condurrà ad un'altra chiudenda, oltre la quale si snoda la parte più bella dell'itinerario, immerso in una vegetazione mista, un pò agraria con campi coltivati e pascoli e un pò boschiva con alberi di leccio che coprono un sottobosco ricco di felci, muschi e simpatici ciclamini. Il cammino si fa sempre più faticoso e la salita sempre pù ripida, tanto che, ogni tanto, si fa necessaria qualche sosta che ci permette di soffermarci ad ammirare uno splendido panorama che si apre su tutta la piana di Santa Maria, sulla valle del fiume San Leonardo, sul massiccio di Monte Cane e sull'azzurro golfo di Termini Imerese. Riprendiamo il cammino su un sentiero ricoperto da ghiaia in ripida salita sino a giungere a circa 1000 m di altitudine, dove possiamo riposarci un po’ su un bel prato verde, adagiato in una suggestiva sella tra Monte dell'Uomo (1079 m.s.l.m.) ed un rilievo minore posto tra quest'ultimo e Rocca Fera (1059 m. s.l.m.). Dirigiamoci adesso a NE, verso Rocca Fera, per giungere dopo alcuni metri, alle rovine di un'antica cappella dedicata San Calogero, di cui restano solo pochi ruderi.

Proseguiamo lungo la recinzione e superiamo una chiudenda, continuando a camminare lungo un sentiero che gira intorno ad un basso cocuzzolo verdeggiante e a Rocca Fera e che poi sale rapidamente, con numerosi e ripidi tornanti, su un tracciato stretto che deve adattarsi alla presenza delle rocce affioranti. Il fondo del sentiero inoltre, in questo tratto è molto sdrucciolevole per la presenza di ghiaia, e bisogna stare molto attenti per evitare di scivolare e farsi male. Il sentiero fu realizzato anticamente dai monaci basiliani che, per volere del Santo Teotista, costruirono sulla montagna una chiesa inizialmente intitolata alla Madonna e poi allo stesso Santo. L'opera dei monaci non si fermò qui tanto che durante il cammino possiamo notare la presenza di piccole massicciate, costruite usando pietra locale, che dovevano servire a rendere più agevole la salita, soprattutto agli animali da soma. Dirigiamoci adesso verso la cima del monte, soffermandoci prima ad ammirare il paesaggio di centinaia di monoliti calcarei, alti in media due metri che costellano la supeficie delmassiccio, che scende ripida a sud est verso la valle del fiume Torto.

Dopo aver valicato la collina, ci dirigiamo a nord est appunto verso la Valle del fiume Torto, da dove un magnifico panorama si apre dinanzi ai nostri occhi per spaziare sino alle Madonie e ai paesini di Sciara, Cerda, Aliminusa e Montemaggiore Belsito, immersi nel verde dei querceti della riserva dei boschi di Favara e Granza. Continuiamo il cammino per un altro breve tratto in salita quando finalmente giungiamo alla cima del Monte San Calogero, a 1326 m s.l.m., dove possiamo ammirare il kalogheros, i resti di un edificio di modeste dimensioni, a pianta rettangolare, edificato secondo la tradizione di San Teotista. Da qui, quando c'è bel tempo, si possono scorgere in lontananza i monti di Palermo e verso est i Nebrodi, parte della costa tirrenica e le città che si affacciano al mare, Bagheria e Cefalù e Termini Imerese. A sud si scorge invece la sagoma di Monte Cammarata (1578 m s.l.m.) e le altre cime della Sicilia centrale, la cui visione ci ripaga abbondantemente della fatica spesa per arrivare sin qui. Ci riposiamo un po’ per poi ritornare indietro percorrendo al contrario lo stesso sentiero.

20 giugno 2016
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