Villa Larderia e villa Ramacca

Villa Larderia, particolarissima villa a "pianta stellare" e Villa Ramacca, costruzione di grande semplicità ed eleganza

Un'altra tappa nel viaggio dentro e fuori le ville di Bagheria, gioielli dell'architettura siciliana, che hanno reso celebre nel mondo questo comune poco distante da Palermo e che ha dato i natali a personaggi di assoluto rilievo nel campo delle arti e della cultura. Ne ricordiamo tre su tutti: il pittore Renato Guttuso, il poeta Ignazio Buttitta e il regista Giuseppe Tornatore.

Villa Larderia - Soffocata da una moltitudine di casine che le si sono addossate sino a cancellarne i prospetti, villa Larderia, gioiello insolito della bizzarria barocca, oggi è visibile dall'esterno solo nella sua facciata principale. Forse proprio per questo motivo pochi sanno che il palazzo ha una pianta di forma inconsueta, stellare, impostata lungo tre assi inclinati tra loro di 120 gradi.
All'interno, un salone circolare è collegato mediante stanze di forma ellittica ai tre corpi rettangolari, ciascuno perpendicolare ad ogni asse. La pianta è talmente insolita da essere unica nel sud d'Italia e comunque molto rara.
Nelle volte si notano affreschi e decorazioni dell'800. Il primo piano, un tempo utilizzato esclusivamente dal nobile proprietario e dalla sua famiglia, è simile al piano terra che invece aveva funzioni di servizio. I due piani sono collegati da una piccola scala, infatti manca la grande scala esterna o interna che è presente in tutte le altre Ville di Bagheria.
Il progetto originario sembra sia stato realizzato dall'architetto sacerdote Don Nicolò Palma anche se l'esecuzione finale fu del capomastro Giacomo Di Pasquale.

Fatta costruire da Francesco Letterio Moncada, principe di Larderia, nel 1752, la villa era totalmente immersa nel verde del limoneto bagherese ed il profumo della zagara le faceva da cornice. Doveva servire alla villeggiatura del principe e della sua famiglia che, come altri nobili palermitani del tempo, aveva scelto Bagheria per allontanarsi dai fragori della vita cittadina. L'agrumeto era talmente vasto da avere come confine solo la proprietà dei Favazzi e dei Gravina. Col passare degli anni, però, il palazzo seguì il destino degli altri parchi delle ville bagheresi: lasciò spazio al centro abitato, ai fabbricati rurali, ai vicoli ed alle viuzze, tanto che oggi è letteralmente impossibile la netta visione del monumento. Inghiottito da una cortina di case, arrampicate le une sulle altre disordinatamente, delle tre facciate soltanto quella principale è totalmente visibile. Presenta un andamento curvilineo tipicamente barocco: convesso al centro e concavo in prossimità dei corpi rettangolari.
L'ingresso è sistemato proprio al centro della facciata, nella zona convessa, ed è sovrastato da un arco a sesto acuto, ma non corrisponde all'ingresso originario. Alla villa infatti, si perveniva attraverso un largo viale che occupava l'area dell'odierna via Gen. Diaz che portava anche alla strada provinciale (oggi strada statale 113). Poi quando, nel 1769, il principe Salvatore Branciforti fece tracciare il corso Butera, l'ingresso venne spostato.
Dato che la villa Larderia non fu mai completata, si può presumere che in ogni parte concava dei prospetti doveva essere inserita una grande scala esterna, ma questa è solo un'ipotesi. Anche dai prospetti si intuisce che la villa non fu mai completata infatti al piano nobile, sotto ogni finestra, ci sono solo le mensole che dovevano sostenere i balconi che non furono mai realizzati. Nel 1813, la famiglia Larderia, dopo la morte del principe, avendo grossi problemi economici, vendette la Villa al sacerdote Don Giuseppe Chiello, in quel tempo beneficiario della Chiesa Madrice, che l'acquistò per istituirvi un collegio-scuola, affidato alle suore di Maria Assunta al Borgo di Palermo.
Dopo la morte del sacerdote la proprietà della villa passò alle suore che, nel corso degli anni, modificarono gli ambienti adattandoli alle loro esigenze. Così quello che doveva essere meta di turisti e fonte di ricchezza per l'intera città si è trasformato in un palazzo fantasma, privato del suo spazio vitale e occultato da una miriade di costruzioni di nessun interesse storico artistico.

Villa Ramacca - Alle falde del monte Catalfano, in un'incantevole posizione che guarda verso la Conca D'oro ed il Golfo di Palermo, sorge Villa Ramacca, fatta edificare alla metà del XVIII secolo da Bernardo Gravina, principe di Ramacca e parente del principe di Palagonia.
L'ingresso alla villa si apre sulla statale 113 nei pressi del passaggio a livello di Bagheria.
Particolari motivi decorativi caratterizzano i capitelli dei due massicci pilastri che immettono nel viale d'ingresso che attraversa un giardino ricco di piante esotiche e che conduce direttamente all'edificio. La costruzione rivela grande semplicità ed eleganza che traspare dai dettagli architettonici e decorativi. La facciata principale è divisa, da fasce verticali, in cinque parti, nelle quali sono inserite le aperture. Il prospetto è caratterizzato da grandi porte e da pilastri che contornano la porta d'ingresso principale, in cima alla quale, una cornice sorregge due volute con due statue e, più sopra, si trova lo stemma dei Gravina, coronato da un aquila dalle ali spiegate al vento. Sul fronte della corte un'ampia terrazza, tutta ammattonata con maiolica colorata, domina Bagheria e si apre sullo splendido panorama del mare di Aspra, Palermo e Solanto, del golfo di Termini Imerese e nelle belle giornate persino del promontorio di Cefalù.

Degna di rilievo la balaustra della terrazza che mostra un andamento curvilineo, che si svolge per tutta la lunghezza del palazzo e sembra ricamata su blocchi di tufo massicci, opera di intagliatori con raffinato gusto artistico. Dalla terrazza si accede al grande salone di forma poligonale non regolare. Questo locale fa da disimpegno a tutti gli altri ambienti disposti simmetricamente e coperti da volte. La copertura del salone centrale invece, somiglia ad un ombrello con spicchi di diversa ampiezza. 
Bellissimi affreschi si notano sulle volte dei saloni, decorati con stucco e oro, mentre dipinti ad olio ornano i riquadri sopra le porte.
Il palazzo è a una sola elevazione e collocati in una piccola corte a semicerchio, sulla parte posteriore, si trovano la cappella privata, le stalle e gli alloggi per i domestici.
Dopo la fine della dominazione spagnola in Sicilia, il palazzo Ramacca venne utilizzato prima come caserma e come lazzaretto poi, ritenuto luogo infetto, venne abbandonato per lungo tempo. L'edificio, successivamente, venne acquistata all'asta dal cavaliere Baldassarre Scaduto che provvedette ad apportarvi importanti cambiamenti. Il frontone del palazzo venne restaurato dallo scultore Pietro Piraino. Oggi la villa è diventata una magnifica location per banchetti da sogno, soprattutto in occasione di matrimoni.

Itinerario

13 luglio 2016
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