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"Avete creato un mostro immaginario!"

Il presidente Crocetta continua a difendere le trivellazioni. Ma per lui la battaglia sarà dura

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"Avete creato un mostro immaginario!". Il presidente della Regione Rosario Crocetta ha aperto con queste parole il suo intervento a Sala d’Ercole per il dibattito sulle trivellazioni.
Crocetta ha ribadito più volte, e con toni sostenuti, che "l’attività industriale in sé non è un crimine". "Se impediamo le trivellazioni - ha detto il presidente - non avremo che due fregature: la prima è che saremmo l’unica regione al mondo che non sfrutta la ricchezza naturale del proprio sottosuolo, per dare nuove opportunità occupazionali ai suoi abitanti; e contribuiremmo all'indebitamento dell’Italia, che dovrebbe continuare a importare petrolio quando invece ce l’ha".
Per Crocetta, tra l’altro, è ingiustificato parlare di rischi ambientali: "Dove sta il rischio se il petrolio estratto passa da un tubo a un altro tubo?", ha chiesto ai deputati presenti in Aula. "Invece di pensare al fatto che abbiamo una grande opportunità di crescita, pensiamo soltanto al fatto che avremmo quattro pompe operanti nel nostro territorio", ha urlato al microfono.

"Inoltre - ha spiegato ancora il presidente della Regione - su quali basi potremmo impedirlo? Su quali basi la Regione siciliana potrebbe mettere un divieto assoluto? Lo ignoriamo. È miope, illogico, irrazionale, illegale".
Per Crocetta, anzi, la Regione per la prima volta dal dopoguerra si sta assumendo una responsabilità che altri presidenti hanno soltanto fatto finta di non vedere. "Con il protocollo che vogliamo approvare - ha aggiunto - vogliamo mettere fine a questi arbitri che consentono di fatto l'uso indiscriminato del nostro territorio".
"Non daremo una sola autorizzazione - ha infine assicurato il governatore - che non sia rispettosa dell’ambiente, del paesaggio e della salute dei cittadini. Tra l’altro, l’intenzione è quella di lavorare soltanto con le aziende che hanno sede legale in Sicilia, così che oltre alle royalties, incasseremmo anche le imposte pagate sull’attività produttiva. Il petrolio lo daremo soltanto a chi darà i soldi alla Sicilia. Poi, ognuno di voi è libero di continuare a opporsi soltanto per ragioni ideologiche".

Dopo il governatore è intervenuto il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, per spronare il governo a utilizzare questa fase di scontro sulle trivellazioni per mettere ordine alle norme che riguardano i rapporti politici e finanziari con lo Stato.
"La norma del decreto Sblocca Italia che autorizza le trivellazioni in Sicilia - ha detto Ardizzone in un’intervista al Giornale di Sicilia - ha evidenti profili di incostituzionalità perché viene meno il principio di leale collaborazione. Ma quando si intraprende la via giudiziaria, significa che la politica ha fallito. Invece io auspico che entro il 10 gennaio vengano concordate norme che restituiscano alle Regioni il potere di partecipare alle decisioni e che garantiscano il gettito tributario a cui la Sicilia ha diritto."
Alla domando sul perché abbia indicato la data del 10 gennaio, Ardizzone risponde: "Perchè è quella in cui scadono i termini per impugnare l’articolo 38 dello Sblocca Italia, che permette le trivellazioni togliendo alla Regione il potere di rilasciare le autorizzazioni. Il governo nazionale può rivedere questa impostazione approvando delle nuove norme nella legge di Stabilità che sta esaminando in questi giorni [...] Bisogna rivedere l’impostazione che prevede l’accentramento di poteri sui ministeri, che spoglia di competenze la Regione. Noi vogliamo partecipare alle scelte. E una volta fatte le scelte, il relativo gettito fiscale deve rimanere in Sicilia".

Sulla lotta alle trivelle in Sicilia il Movimento 5 Stelle è deciso ad andare avanti e dice "No alla politica del meno peggio e del ricatto occupazionale". "Il gettito delle royalties in Sicilia non è dato conoscerlo; eppure sappiamo bene che i dati forniti dal governo regionale "a voce" non sono veritieri; considerando che proprio questi dati dovrebbero essere resi noti sul sito della regione e l'Urig, invece, non li pubblica addirittura dal 2008". E così i parlamentari Cinquestelle, durante la seduta all’Ars, hanno consegnano un cappello da texano al governatore della Sicilia, vista la sua "indiscutibile simpatia" nei confronti dei petrolieri. "E’ certamente più rispettoso per il parlamento consegnare un cappello che snobbare costantemente l'aula con assenze ripetute e totale disinteresse come fa il presidente".

"Schizofrenia allo stato puro nell'azione del governo - ha affermato il capogruppo all’Ars dei Cinquestelle Valentina Zafarana - che prima approva e favorisce, poi blocca e ferma, e poi ancora riapprova le trivellazioni in Italia, definite addirittura da Crocetta nelle ultime settimane come "grande opportunità" per il futuro della Sicilia, in termini economici ed occupazionali. E così si va avanti lo scempio delle nostre coste e dei nostri mari".
Dopo le queste dichiarazioni, i parlamentari M5s hanno abbandonato Sala d’Ercole prima del voto ritenendo concluso, come da regolamento, l’iter che ha preceduto il dibattito e che ha visto già approvate, settimane fa, due mozioni e un odg M5s che impegnano chiaramente il governo regionale ad intervenire contro l’art. 38 dello Sblocca Italia. "Crocetta mente sapendo di mentire, - ha detto il presidente della commissione Ambiente e territorio Giampiero Trizzino - parla di un protocollo di giugno quando in realtà il vero protocollo è quello firmato a novembre dove si prevedono nuove trivellazioni a mare. Lui invece inganna l’aula sostenendo di aver firmato alcun accordo in cui si parla di trivellazioni".
Intervento conclusivo quello di Giancarlo Cancelleri che ha detto: "Crocetta interpelli i siciliani con un referendum consultivo sulle trivellazioni ed ascolti, una buona volta, cosa ne pensano".

Intanto, c’è chi pensa di far diventare i "Banchi" del Canale di Sicilia patrimonio dell'umanità così da salvare "un ecosistema unico al mondo dalle trivellazioni e da un devastante parco eolico".
È questa la sintesi dell'incontro di studio che si è svolto ieri presso la sede della Soprintendenza del Mare, a Palermo, a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.
"I 'Banchi' - dicono gli studiosi - sono ecosistemi di eccezionale valore ecologico e ambientale, ma a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto di iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano l'integrità di questo delicato e importante ecosistema. Un'insensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio d'inquinamento derivante dalle varie attività, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per l'equilibrio ecosistemico dell'area e per l'integrità del suo patrimonio culturale".
La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nell'area e inoltre di avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per un'azione più adeguata di tutela e salvaguardia. Tra i firmatari del documento Wwf, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.

11 dicembre 2014
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