''Estendere cittadinanza per vincere la sfida dell'integrazione''

Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, l'integrazione è la nuova grande sfida da vincere nel XXI secolo

L'inclusione degli immigrati nella vita civile del Paese in cui arrivano "è una delle nuove grandi sfide che la politica del XXI secolo ha il dovere di vincere. E' la grande sfida dell'integrazione e deve essere vinta attraverso un programma di estensione della cittadinanza sociale e di quella politica".
Il presidente della Camera Gianfranco Fini torna a rilanciare il tema dell'inclusione e sottolinea come "il carattere dinamico della democrazia, il suo tendere naturalmente all'allargamento dei diritti trova nell'inclusione degli immigrati nella vita civile dei Paesi europei un nuovo e cruciale terreno di affermazione". Alla base della "sfida dell'integrazione" secondo Fini "deve esserci anche un ambizioso programma di ricostruzione civile. Deve in tal senso affermarsi un nuovo modello di nazione. Si tratta di una battaglia culturale decisiva perché democrazia e nazione sono in stretto binomio: la nazione, e lo Stato che ne rappresenta la forma istituzionale, sono lo spazio naturale della democrazia".
Il presidente Fini ha poi sottolineato che "oggi deve affermarsi l'idea che l'appartenenza alla nazione non discende solamente da un retroterra etnico, ma è anche il prodotto di una scelta individuale, di un atto volontario di amore verso il paese che si è scelto come la propria patria". In questo senso, secondo il presidente della Camera, le democrazie europee "devono suscitare sentimenti di appartenenza anche in coloro che vengono da paesi lontani, facendoli partecipi attivamente e lealmente della vita collettiva, dei valori sociali, degli obiettivi di fondo della società. Occorre promuovere un'educazione alla cittadinanza attraverso la diffusione della lingua e della conoscenza della storia e dei principi costituzionali presso in nuovi cittadini".
Per Fini "nell'epoca del multiculturalismo, la democrazia deve svolgere una grande opera di pedagogia civile e di valorizzazione delle reti di solidarietà sociale". Nel suo intervento sul futuro della democrazia il presidente della Camera ha sottolineato che "la democrazia è anche un programma, un progetto in divenire. Essa - ha concluso - accompagna l'evoluzione sociale e interviene per combattere l'emarginazione e l'esclusione".

Il tema dell'integrazione affrontato da Fini è stato posto al centro del dibattito organizzato dalla Fondazione Farefuturo, mentre la Lega Nord ritirava  l'emendamento alla finanziaria che prevedeva un tetto di sei mesi alla cassa integrazione per gli extracomunitari.
Il leader del Carroccio, Umberto Bossi ha voluto replicara subito alle parole di Fini. "Gianfranco sostiene le sue idee, che però sono bocciate dal suo partito, che ha detto che non darà mai un voto agli immigrati. Penso - ha continuato il ministro per le Riforme - che nessun Paese darà il voto agli immigrati. Chi non è cittadino - ha ribadito Bossi - non può votare. Punto e basta".

L'emendamento della Lega sul tetto alla cassa integrazione per gli immigrati - Sugli extracomunitari l'offensiva della Lega non si ferma. In un emendamento alla Finanziaria presentato nei giorni scorsi in commissione Bilancio alla Camera a firma del deputato del Carroccio e capogruppo in commissione Finanze a Montecitorio Maurizio Fugatti si chiedeva un tetto alla cassaintegrazione, ovvero a "qualsiasi trattamento di sostegno al reddito", per i cittadini extracomunitari che lavorano in Italia. "Per i lavoratori residenti - si leggeva nel testo dell'emendamento - sul territorio nazionale non cittadini italiani ovvero comunitari destinatari di qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, ai sensi della legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali, la durata del beneficio non può essere per l'anno 2010 superiore a sei mesi". Un progetto di legge che ha ricevuto istantaneamente una levata di scudi da parte dell'opposizione, dei sindacati, dagli ambienti della Chiesa e dalla stessa maggioranza. Il quotidiano dei vescovi, l'Avvenire, ha parlato di ipotesi "aberrante": "Di eccezione in eccezione, sul piano pratico, si rischia di smontare tutele e diritti. Fino a renderli nulli per tutti. Soprattutto, però, una tale proposta è espressione di quella mentalità che nel compagno di lavoro, come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un "qualcosa" diverso da sé. E non riconoscere nell’altro se stessi è l’aprirsi di un abisso nel quale tutto diventa possibile".
Alla fine Fugatti ha deciso di ritirare l'emendamento: "Resto convinto delle idee espresse riguardo all'emendamento sulla cassa integrazione agli extracomunitari. Vista però la contrarietà del Ministro del Welfare Sacconi, non è mia intenzione creare problemi alla maggioranza e quindi l'emendamento in questione sarà ritirato".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Corriere.it]

 

 

30 novembre 2009
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