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"Fare male non m'è mai piaciuto e non mi piace"

Le parole non dette e il ricovero del boss di Cosa nostra Bernardo Provenzano

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Ieri, il boss Bernardo Provenzano è stato ricoverato d'urgenza in ospedale per essere sottoposto a un intervento chirurgico alla testa. È il secondo ricovero in poche settimane per il capomafia già finito in ospedale qualche giorno fa dopo una caduta. La prognosi, in quel caso, era stata di 15 giorni. Secondo le prime notizie i medici sottoporranno Provenzano, detenuto al 41 bis a Parma, a un'operazione di riduzione di un ematoma cerebrale provocatogli dalla caduta.
I difensori del boss denunciano da tempo le gravissime condizioni di salute del padrino di Corleone, già finito in ospedale il mese scorso in seguito ad un malore.

La notizia del nuovo ricovero è arrivata proprio nel giorno in cui il gup di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha dichiarato nullo l'interrogatorio a cui Provenzano era stato sottoposto a maggio scorso dai pm di Palermo Ignazio De Francisci e Antonio Ingroia. I legali del capomafia avevano chiesto di ammettere il verbale dell'interrogatorio al procedimento in corso. In quel colloquio avvenuto nel carcere di Parma il capomafia era stato invano sollecitato a collaborare con la giustizia.
Morosini ha ribadito che quell'audizione sarebbe dovuta avvenire alla presenza dell'avvocato del capomafia. Provenzano fu ascoltato formalmente come testimone nell'ambito di un fascicolo aperto dai pm dopo il suo presunto tentativo di suicidio nel carcere di Parma. La procura di Palermo aprì una inchiesta per istigazione al suicidio. "Provenzano - spiega il giudice nel suo provvedimento - doveva assumere sin dall'inizio la veste formale di persona indagata di procedimento connesso o probatoriamente collegato" con l'inchiesta sulla trattativa. "Invece - bacchetta il gup - è stato sentito senza difensore". Per il magistrato la connessione tra il fascicolo sull'istigazione al suicidio e l'inchiesta sulla trattativa "si evince chiaramente da alcune domande formulate dai pm che fanno riferimento esplicito in più punti ai rapporti tra Provenzano e Vito Ciancimino". Sempre nell'ambito del fascicolo sul presunto suicidio, i pm sentiranno Francesco Paolo Provenzano, il secondogenito del capomafia.

La decisione del gup è stata accolta con favore da Rosalba Di Gregorio, una dei legali del capomafia: "Ora, sulla scorta del provvedimento del gup, credo sia arrivato il momento di fare luce sia sull'aspetto sanitario che sul trattamento di Provenzano come imputato. Di certo invieremo gli atti al Csm e al procuratore generale della Cassazione". L'avvocato sosteneva di aver appreso dell'interrogatorio dai giornali, e di aver ricevuto copia del verbale solo a fine ottobre.

Quando i pm chiesero a Provenzano di pentirsi - "Fare male non m'è mai piaciuto e non mi piace". Parola di Bernardo Provenzano, esortato a pentirsi da Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci il 31 maggio scorso nel loro ruolo di procuratori aggiunti, oggi trasferiti ad altri incarichi. Il colloquio si tenne in una salette del super carcere di Parma, dove il boss corleonese si trova recluso.
"Ha l'unica occasione di ristabilire in parte la verità sul suo nome", tentarono di convincerlo i magistrati. Un'ora di faccia a faccia concluso con la trascrizione di frasi lasciate a metà o di difficile interpretazione. "Per dire io la verità - dice il boss - avissi a parrari male di cristiani, scusatemi".
Il capomafia, arrestato nel 2006 dopo 43 anni di latitanza, fu ascoltato come testimone nell'ambito di un procedimento, catalogato come relativo a "notizie non costituenti reato". Il legale del boss, Rosalba Di Gregorio, che non era presente all'interrogatorio e che in diverse occasioni si è lamentata per il trattamento riservato al suo assistito, dopo avere ottenuto il verbale l'ha depositato al Gup nel processo sulla trattativa su Stato e mafia in cui Provenzano è imputato.
Una settimana prima dell'interrogatorio con i magistrati, Provenzano aveva incontrato in carcere i parlamentari Peppe Lumia e Sonia Alfano. E a loro aveva detto: "I mie due figli non devono andare al macello, fatemi parlare con loro e poi sarà la volontà di Dio".

Nel verbale con i magistrati afferma fra l'altro in dialetto: "Ci sono cose che... portano tutto questo male che vede". Poi osserva: "Noi dobbiamo parlare bene se non abbiamo ricordi". Il boss ammette il viaggio in Francia in automobile per sottoporsi a un'operazione alla prostata ma non rammenta i particolari del suo arresto. Dice di non ricordare nemmeno se furono i poliziotti o i carabinieri a catturarlo: "Pi mia a stessa cosa sunnu". "E Vito Ciancimino lo conosceva?", gli viene chiesto. "Lo conoscevo perché era paesano mio, u sapi è inutili che ci dico", ribatte il boss. Alla fine i magistrati gli domandano: "Ma se fosse fuori dal carcere parlerebbe?". Pronta la risposta: "Non lo so, se u sapissi u dicissi".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it, Corriere del Mezzogiorno]

18 dicembre 2012
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