''FELIX ZIZ''. Un fiore felice che si chiama Sicilia. A Palermo 10 artisti siciliani raccontano la propria Terra

Oggi, sabato 7 ottobre 2006, a Palermo, presso il San Paolo Palace Hotel, sarà inaugurata la mostra collettiva intitolata ''Felix Ziz'', una mostra dedicata interamente alla Sicilia e che coinvolgerà 10 artisti siciliani operanti nel territorio, tra pittura, scultura e altre forme manipolative.
L'evento, organizzato a cura del Gruppo Graffiti & Addaura Art - direttori artistici Fabrizio Costanzo e Francesco Pintaudi - sarà presentato dal critico d'arte Salvo Ferlito e corredato dal catalogo a colori.
I 10 artisti di Felix Ziz: Antonella Affronti, Roberto Cavallaro, Paolo Chirco, Fabrizio Costanzo, Toni D'Antoni, Pippo Giambanco, Leonardo La Barbera, Francesco Pintaudi, Giacomo Rizzo, Totò Vitrano.
La mostra rimarrà aperta fino a metà gennaio 2007.

Alcuni stralci critici trati dalla presentazione della mostra

''...Il mito con le sue leggende. La storia con le sue architetture, i suoi eventi e i suoi uomini. La strabiliante posizione geografica. Poi la natura con i suoi profumi e le sue asprezze, il mare, il cielo, i vulcani, la luce. Una Terra d'incanto e di incantesimi, di bellezze abbaglianti e di eventi... che attrae... Nella Sicilia dai tanti volti, gli oggetti d'uso quotidiano danno dimensione e senso alla vita e la rinnovano. In questa terra-mestiere l'arte si fonde con l'artigianato, la creatività con le motivazioni, la materia eletta con quella povera. Qui le idee degli artisti si concretizzano prendendo forma... Felix Ziz, fiore felice, si propone come terra ricca, propizia, prospera, fertile, feconda, utile ma anche gradita, salutare e desiderata, ben augurante, spirituale, necessaria, da cui non si può prescindere, come scrisse Goethe, per poter comprendere l'Italia.
Gli artisti di Felix Ziz vivono la Sicilia con la luce, i profumi, l'architettura, la spiritualità, il mito, la storia... il ferro, il legno, la pietra, il cotto, il vetro, la terra e i materiali poveri riciclati, predisposti con i sensi in un percorso-rappresentazione...
Linguaggi espressivi, come iter comunicativi, che procedono attraverso le dimensioni storiche ed innovative, proponendo logos e caos rappresentativi, fervori visivi e iter descrittivi mai sopiti, ricchi di impulsi e di apparenti contraddizioni.
Un crogiuolo d'idee che testimonia l'anima di una terra sempre diversa, di un popolo capace di guardarsi allo specchio e di rigenerarsi.''

Fabrizio Costanzo

''La globalizzazione si è ormai fatta sentire, e parecchio, anche nel campo dell'arte, dove già da diversi decenni gli strateghi del nuovo sistema geo-politico avevano imposto le loro regole e i loro principi, considerati a torto o a ragione buoni per tutti.
...Credo che le irrequietezze superficialmente cosmopolite e gli omologanti internazionalismi alla moda travisino le ricerche artistiche, le quali non possono prescindere dai luoghi, dalla storia, dalla cultura, dai sentimenti e dalle genti nel cui ambito nascono e si sviluppano.
In un mondo che va verso una nuova cultura multietnica, l'arte deve tornare ad essere un importante strumento di scambio culturale, e per far questo è auspicabile che i popoli, ma anche le minoranze, etniche o di altro genere, esprimano liberamente se stessi, senza influenze forzate e appiattimenti di circostanza... Questa mostra vuole provare a proporre valori universali, partendo da noi stessi - da quello che siamo e da quello che eravamo - dalla nostra terra e dalla nostra storia...''

Francesco Pintaudi

''...Grazie ad una iconicità esplicita e chiaramente intellegibile, perseguita con modalità, tecniche e linguaggi difformi e variegati (e quindi in grado di declinare la sicilianità con congrua ampiezza di sguardo), i nostri dieci artisti hanno elaborato una peculiare semeiotica, capace di offrire ai fruitori quel sistema di linee guida e punti cardinali, di assoluta rilevanza ai fini d'un buon orientamento nell'immaginario collettivo dei siciliani. Un risultato - quest'ultimo - ottenuto coniugando un'ideatività decisa e risoluta con un altrettanto affinata fabrilità, sì da pervenire alla realizzazione di immagini e manufatti simbolo, dalla compiuta valenza comunicativa e affabulatoria.
Il caleidoscopio di luci e di colori dei vetri di La Barbera (incline a catturare e riverberare la tipica luminosità isolana), la efestina metallurgia di cui è artefice Vitrano (nella quale si concreta l'aspetto ctonio e vulcanico di questa terra), il sinuoso cromatismo dei paesaggi dell'Affronti (tanto antinaturalistico nella sua sintesi di tratto e composizione, quanto fedele e veritiero nella resa delle intense tonalità dei panorami), il conchiuso simbolismo delle icone di Costanzo (che riassume, con gioiosa e apparente semplicità, la salienza del peso della storia, del mito e della natura), il veristico impianto delle tele di Cavallaro (i cui trompe l'oeil ben consacrano l'importanza dell'arte figulina), la concreta manualità di D'Antoni (anch'essa direttamente incentrata sulla esaltazione delle potenzialità estetiche della materia argillosa), le citazioni storicistiche di Pintaudi (ancora una volta rimarcanti il sedimento impareggiabile delle antiche civiltà) e quelle altrettanto indicative di Giambanco (col loro rutilare di memorie della grande stagione panormita del tardo-Manierismo e del Barocco), la polimorfa ricerca scultorea di Rizzo (oscillante fra declinazioni figurative ed esiti astrattisti) e la visionaria polimatericità pittorica di Chirco (caratteristicamente tripudiante di tecniche miste) si ergono dunque ad eloquente novero di chiari referenti, atti a narrare con dovizia informativa le piacevolezze della nostra Felix Ziz.
Una miscellanea di differenti sensibilità, linguaggi, modalità d'esecuzione nonché stilemi, che, pur definendo un articolato mosaico di vissuti soggettivi, riesce ad andar ben oltre la semplice mappatura delle singole personalità, per tradursi, in fine, in una composta e leggibile ''cartografia affettiva'' della sicilitudo, fedele testimonianza immaginifica e tributo amoroso reso dai nostri dieci artisti alla loro felix insula''
.

Salvo Ferlito

 

7 ottobre 2006
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