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''I Costi dell'illegalità''

I costi inaccettabili di mafia ed estorsioni in Sicilia nella due giorni organizzata dalla Fondazione Chinnici

18 gennaio 2008

Il racket in Sicilia predilige le attività tradizionali. Ma colpisce tutti senza occhi di riguardo. Nel complesso il costo annuo delle estorsioni, nella regione, SUPERA IL MILIARDO DI EURO. In pratica, 1,3 punti percentuali del Prodotto lordo regionale. Ma la cifra è insufficiente a misurare l'impatto negativo delle cosche sull'economia e la società dell'Isola: si riferisce, infatti, alla sola quantità di denaro “direttamente sottratta alle imprese”.
A calcolare “I costi dell'illegalità” ha provveduto la Fondazione Rocco Chinnici che, a un paio di mesi dalla cattura dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, renderà noti oggi e domani, in una due giorni a Palazzo Steri (Palermo) che sarà conclusa dal presidente del Senato Franco Marini, gli esiti di un anno di ricerche sul tema. La prima volta di uno studio scientifico, svolto su un campione di 2.286 imprese con sede nella regione.
Ne è venuto fuori, illustra il volume firmato tra gli altri dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, da Francesco Messineo, procuratore distrettuale antimafia e Guido Lo Forte, presidente distrettuale dell'Anm di Palermo, che solo 333 aziende tra quelle prese in esame sono state oggetto di “richieste una tantum” da parte degli estorsori, per un valore medio che s'aggira sui 25 mila euro. Per il resto, spiega il team di studiosi coordinato da Antonio La Spina, sociologo nell'ateneo palermitano, lo slogan che meglio di altri descrive la filosofia a cui il racket s'è ispirato negli ultimi anni, è “PAGARE POCO, PAGARE TUTTI”. Lo stesso libro mastro dei Lo Piccolo, commentano gli analisti, costituisce “un robusto riscontro delle ipotesi di base e dei risultati del nostro lavoro”.

LA HIT PARADE DEL PIZZO - In pratica, informa la ricerca che da oggi sarà nelle librerie per i tipi del Mulino (pagine 352 - 24 euro), su scala regionale la richiesta di pizzo va da un minimo di 32 euro al mese per esempio a una tabaccheria, al massimo di 27 mila e 200 euro, sempre mensili, ai danni di un supermercato. La media ponderata ruota attorno ai 600 euro. Ma per quasi il 60% del campione la “cravatta criminale” si ferma sulla soglia dei 500 euro. In ogni caso, il "virus" attacca pubblici esercizi e artigiani in special modo, ma anche alberghi e ristoranti, commercianti all'ingrosso, concessionari di auto e moto e distributori di carburanti.
E se tra Palermo, Catania e Siracusa c'è una certa omogeneità di condotte criminali e nel trattamento subìto dalle imprese, Messina mostra alcune differenze: perché nella Città dello Stretto le avance degli estorsori tendono a essere più esose. In svariati casi e segnatamente nel settore delle costruzioni che negli ultimi anni ha visto grandi spese per opere pubbliche. Così, secondo il campione analizzato, il pizzo medio, nel mondo messinese delle costruzioni, tocca quota 2.537 euro. In provincia di Palermo si ferma a 1.348 euro; nell'area di Catania è di 1.353 euro. Idem nel commercio al dettaglio.
In testa alla hit parade delle tangenti c'è Messina con 607 euro; seguono Palermo con 459 euro e Catania, con 373 euro. Inoltre, puntualizza lo studio che “in termini di estorsione media annua per abitante” le più colpite risultano le province di Trapani (260,01 euro), Caltanissetta (245,38 euro) e Messina (236,92 euro), seguite da Agrigento (186,95) e Palermo (174,49). “In rapporto al numero delle imprese presenti nella provincia”, le aree più vessate sono Messina (3.756,11 euro), Caltanissetta (3.168,61 euro), Palermo (2.897,37 euro) e Trapani (2.610,54 euro). “In relazione al valore aggiunto prodotto” nel territorio, il peso delle estorsioni si mostra massimo a Caltanissetta (1,88%), Trapani (1,76%), Messina (1,60%) e Agrigento (1,41%), con Siracusa (1,06%), Catania (1,05%) e Ragusa (0,97%) ai minimi della graduatoria.

CANONI & VIDEOPOKER -
Quanto alle tecniche criminali, testa d'ariete dei boss sono, da sempre, la violenza e l'intimidazione: con telefonate mute, lettere minatorie, buste con pallottole, parti del corpo di animali fatte rinvenire. Sono azioni che generano un “costo psicologico”, osservano gli studiosi, determinando paure e ansie. Sul piano dell'economia, ai danneggiamenti e alle distruzioni, di recente si sono venuti affiancando nuovi sistemi. Tra i più frequenti, i cosiddetti “canoni di noleggio” per macchine videopoker la cui sistemazione è imposta, all'interno di bar e negozi. Inoltre, precisa lo studio, i criminali non disdegnano di obbligare a forniture di beni e servizi: dalla manodopera alle merci alle attività di vigilanza. E non di rado l'obiettivo è entrare negli assetti aziendali per acquisire il controllo pieno delle società.

GLI UNDICI IN CAMPO - La ricerca, iniziata nel settembre 2006, s'è avvalsa del contributo di undici, tra esperti e analisti. Sono: Adam Asmundo (economista), Salvo Caradonna (avvocato penalista, esponente di Addiopizzo), Mario Lavezzi (professore associato di economia politica), Maurizio Lisciandra (economista), Attilio Scaglione (dottorando di ricerca in sociologia), Licia Siracusa (studiosa di diritto penale, assegnista di ricerca) e Chiara Talamo (economista, assegnista di ricerca). Fanno parte del gruppo anche Vincenzo Militello (direttore del dipartimento di scienze penalistiche e criminologiche nell'università di Palermo) e Antonio Balsamo (magistrato di Cassazione). Lo studio è stato realizzato grazie alla collaborazione tra università degli studi e associazione degli industriali di Palermo e in virtù del sostegno della Compagnia di San Paolo.
Nel giugno scorso aveva tagliato un primo traguardo, con la presentazione delle elaborazioni della prima fase. Al centro delle assise di oggi e dopodomani, saranno invece le conclusioni cui gli analisti sono pervenuti anche alla luce degli oltre 200 atti giudiziari esaminati e delle più di 60 interviste svolte: a esponenti della magistratura inquirente e giudicante dei distretti di corte d'appello e dei tribunali dell'Isola; ai vertici della Dia di Palermo e Trapani e agli imprenditori-simbolo della rivolta morale e politica degli ultimi mesi, delle imprese siciliane. Questi ultimi hanno, nel complesso, lamentato che troppo spesso i responsabili delle estorsioni sono scarcerati dopo poco tempo dall'arresto; hanno puntato l'indice contro la “mala burocrazia”, considerata il vero grande ostacolo al decollo economico della regione. E hanno insistito sul punto che “chi paga il pizzo indebolisce il sistema democratico”.

CONTRO IL RACKET - E' sullo sfondo del mutato clima antiracket nell'Isola, che si segnala la proposta che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso lancia nello studio, di un nuovo “patto sociale” che abbia basi etiche e si regga sulla convinzione della “convenienza della legalità”. L'idea rimanda al meeting di dicembre in cui lo stato maggiore di Confindustria con in testa il presidente regionale Ivan Lo Bello e i vertici siciliani e nazionali Cisl guidati dal segretario, Raffaele Bonanni, hanno concordato di organizzare a Palermo, per le prime settimane di quest'anno, la prima grande manifestazione nazionale congiunta, sindacati e imprese, della storia d'Italia, per lo sviluppo nella legalità.
Tra le proposte, la creazione, tra associazioni imprenditoriali, banche etiche e altri istituti disponibili, di un “fondo di garanzia” da alimentare anche attingendo ai patrimoni confiscati ai boss. Il fondo dovrebbe anticipare agli imprenditori vittime di danneggiamenti, le somme necessarie all'attività, in attesa delle erogazioni disposte dalle norme antiracket. Ancora, la costituzione di un “albo” delle aziende che dichiarino “formalmente” di non piegarsi al pizzo, così da incentivare il consumo etico, pubblico e privato, a favore di queste imprese. Il varo di una norma che introduca una nuova fattispecie penale, la cosiddetta “estorsione-tangente” da applicarsi quando, più che vittima di un'estorsione, l'imprenditore sia contiguo e connivente. E la più aperta regolamentazione dell'istituto della confisca, per assicurare l'inserimento “nel circuito virtuoso dell'economia legale”, dei beni sottratti ai mafiosi.

I PARTECIPANTI DELLA DUE GIORNI - Assieme a Giovanni e Caterina Chinnici, figli del giudice morto per mano mafiosa il 29 luglio 1983, e al generale delle Fiamme gialle Antonio Rametta, presidente della fondazione, interverranno oggi allo Steri: il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, che tirerà le conclusioni dopo gli interventi di Alessandro Pajno, sottosegretario del ministero degli Interni e Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria. A presiedere i lavori sarà il presidente del tribunale di Palermo, Giovanni Bosco Puglisi. Seguiranno la presentazione dello studio e un dibattito su “Costi dell'illegalità, vantaggi della legalità”, coordinato dal direttore di Rainews 24, Corradino Mineo, che modererà anche la tavola rotonda prevista per domani mattina. E a concludere, domani, sarà il presidente del Senato, Franco Marini, dopo una mattinata che vedrà gli interventi, tra gli altri, di Luigi Cocilovo, vicepresidente del Parlamento europeo, del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, del segretario generale Cisl Raffaele Bonanni, del procuratore aggiunto Guido Lo Forte e di Antonio Balsamo, magistrato di Cassazione. La giornata sarà aperta da un ricordo di Rocco Chinnici ad opera della figlia Caterina, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Caltanissetta e vicepresidente della fondazione intitolata al padre.

Umberto Ginestra

- Fondazione Rocco Chinnici

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18 gennaio 2008
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