''Il mio era solo un appello alla società civile''

La replica del Procuratore aggiunto di Palermo, Antonino Ingroia, al direttore del Tg1 Augusto Minzolini

Ribaltare il corso degli eventi sì, ma attraverso una mobilitazione dei cittadini contro il rischio di 'soluzione finale' per lo stato di diritto. Rischio possibile con l'approvazione del 'ddl intercettazioni', del 'provvedimento di modifica del codice di procedura penale' e, da ultimo, del 'ddl sul processo breve'.
Questo chiedeva il magistrato della Procura di Palermo, Antonio Ingroia nelle due occasioni pubbliche da cui è scaturito l'editoriale a freddo, senza un servizio esplicativo né la possibilità di contraddittorio, del direttore del Tg1, Augusto Minzolini il 9 novembre scorso (Leggi "Megafono di governo", Guidasicilia.it,  11/11/09).
A fornire il diritto di replica al pm di Palermo, una conferenza stampa organizzata ieri mattina dalla Federazione nazionale della Stampa con l'Usigrai, alla presenza di parlamentari di ogni schieramento (Giuseppe Giulietti del gruppo misto e portavoce di Articolo 21, Fabio Granata (Pdl), Francesco 'Pancho' Pardi dell'Italia dei Valori).

"Il mio - ha spiegato Ingroia - era solo un appello alla società civile perché si impegni a 'modificare il corso degli eventi' (frase citata da Minzolini per stigmatizzare la ''sorprendente analisi'' del magistrato sulla ''pericolosa'' politica del governo sulla giustizia, ndr). Non mi riferivo certo a un movimento dei magistrati, perché credo non ci sia bisogno di magistrati militanti, ma di un impegno quotidiano dei cittadini perché riprendano a partecipare alla vita pubblica del Paese e rifiutino di trasformarsi in sudditi teledipendenti". Al direttore del Tg1, secondo Ingroia, "bastava ascoltare entrambi gli interventi (uno sulla questione morale, l'altro sulla separazione dei poteri nello stato di diritto), documentandosi un minimo, come un cronista dovrebbe fare", e capire che la frase 'incriminata' non sottintendeva nessuna discesa in campo della magistratura. Quanto al rapporto con la politica - ha concluso il pm - "non credo che i magistrati debbano difendersi dalla politica, anzi, penso che noi abbiamo bisogno di più politica in Italia ma il rischio è che, continuando così, i magistrati non parlino più in pubblico e io, a questo, non voglio rassegnarmi".

[Informazioni tratte da ASCA, LiveSicilia.it]

19 novembre 2009
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