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''L'Italia dev'essere pronta a tutto!'', parola del ministro della Difesa Martino

L'Italia rimarrà in Iraq nonostante l'ennesima minaccia di Al Qaeda

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Il commento del ministro della Difesa, Antonio Martino, alle minacce di Al Qaeda contro l'Italia sono state telegrafiche ''Dobbiamo essere preparati a tutto''. ''Questa nota italiana nelle minacce per altro - ha aggiunto il ministro - non è nuova''.

Negli intenti italiani, infatti, quella di lasciare l'Iraq non è assolutamente contemplata, come lo rivelavano già all'inizio del mese le dichiarazioni del Generale  Francesco Paolo Spagnuolo, comandante dei militari italiani in Iraq.

Di seguito riportiamo l'articolo dell'Ansa del 7 luglio, con le dichiarazioni del Generale  Francesco Paolo Spagnuolo. 

Gli italiani a Nassiriya resterenno ancora a lungo
Il contingente di Antica Babilonia resterà a Nassiriya ancora a lungo? ''Credo proprio di sì'', risponde il generale Francesco Paolo Spagnuolo, comandante dei militari italiani in Iraq. Giunto ormai alla fine del suo mandato di quattro mesi, Spagnuolo è convinto che ''con il tempo le cose saranno più facili, perché si ridurrà sempre più quella parte della popolazione che vede ancora in modo non favorevole la nostra presenza. Ma certo ci vorrà ancora un po'. Io dico, dunque, che la missione italiana non si chiuderà il 31 dicembre, e probabilmente neanche il 31 dicembre 2005''.
Secondo Spagnuolo ''nel momento in cui si comincia un certo rapporto di collaborazione, tirarsi indietro può diventare estremamente negativo. Negativo sia per la Nazione che si ritira, sia per il Paese che si sta aiutando. Non si può aiutare qualcuno a camminare e lasciarlo prima che abbia imparato. Quindi credo che la missione durerà parecchio''.

E questo con qualsiasi Governo? ''Con qualsiasi Governo'', risponde Spagnuolo, che - senza voler entrare in questioni politiche, che non lo riguardano - si limita a ricordare ''le esperienze negli altri teatri operativi''. ''Nessuno pensava, tanto per dire - afferma il generale - che la Bosnia potesse durare 12 anni. Ma qui in Iraq la situazione è per molti aspetti più facile, non ci sono le lotte tra le etnie che hanno infiammato i Balcani. Sciiti, curdi e sunniti possono convivere tranquillamente. Quindi la missione italiana in Iraq durera' ancora, ma certo non quanto quelle in Bosnia o in Kosovo''.

Dopo 120 giorni in Iraq, Spagnuolo traccia un bilancio ''estremamente positivo: per quello che i militari italiani hanno fatto, per la fiducia che stiamo dando alla gente. Ci sono stati grandi progressi. Si vede anche dalle facce degli iracheni. Prima erano diffidenti, spaventati, preoccupati. Ora si comincia finalmente a vedere un'espressione serena. C'è grande apertura nei confronti dei militari italiani''.
Eppure sono stati attaccati più volte. ''Non per questo è venuto meno il consenso della popolazione nei nostri confronti, altrimenti non avremmo potuto continuare a lavorare dopo gli ultimi terribili scontri. Il fatto è che ci sono tante diffidenze, difficili da eliminare tutte d'un colpo''.

Ma chi sono gli organizzatori di questi attacchi? ''Chiamarli resistenti - risponde il generale - vuol dire offendere certi valori. Sono piuttosto dei terroristi, strumentalizzati da chi si oppone ad un cambiamento così forte, democratico del Paese, e ha interesse a mantenere una situazione di diffusa instabilità. Mi riferisco ad esponenti della vecchia classe dirigente, agli integralisti religiosi (come lo sceicco Aus al Khafaji, braccio destro di al Sadr, che però sembra ora emigrato a Baghdad) e ovviamente anche ad Al Qaeda''.
Per il futuro, secondo Spagnuolo, ''c'è da temere di meno, ma non si deve mai abbassare la guardia. Restano sempre attivi, infatti, piccoli gruppi, gestiti anche da molto lontano, che hanno come unico obiettivo di far piombare il Paese nel caos. E questo riguarda anche l'area di Nassiriya: ci sono molti interessi in gioco, tanti soldi che girano, una commistione perversa tra criminalità comune e terrorismo ed è facile convincere qualcuno a mettersi dietro un angolo e tirare un razzo contro una pattuglia italiana''.

Il passaggio di poteri al governo ad interim è stato probabilmente troppo precipitoso: ''forse avere più tempo per preparare la classe dirigente sarebbe servito'', ammette Spagnuolo. ''Ma avevamo una data, una parola da mantenere''. Comunque, per il generale, ''la cosa più importante è che la Coalizione resterà per aiutare la popolazione a trovare soluzioni buone per tutti''. ''Anche a Nassiriya - dice - non ci siamo ritirati nei nostri compound, non abbiamo abbandonato il governatore a sè stesso, ma continuiamo a lavorare con lui tutti i giorni. E in questo impegno - conclude Spagnuolo - la gente è con noi e ci chiede di andare avanti. Gli iracheni hanno capito che stiamo lavorando per loro, che lo stiamo facendo bene e seriamente''.

30 luglio 2004
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