''Le Procure sono vuote, siamo vicini alla paralisi''

L'allarme dell'Associazione nazionale magistrati: ''Alla Procura di Palermo mancano ben 16 pubblici ministeri''

Le Procure italiane sono vuote. E "a fronte della situazione creatasi negli uffici giudiziari più esposti, le proclamazioni dell'intento di abbreviare i tempi del processo e di rafforzare la lotta al crimine appaiono prive di ogni credibilità". Lo afferma la Giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati in un documento approvato ieri.
Si tratta, si fa notare dell'"ultimo allarme sull'ulteriore aggravamento della situazione in molte procure della Repubblica, alcune delle quali totalmente prive sia del capo dell'ufficio sia dei sostituti; e molte altre, con scoperture di organico anche del 60 per cento".
L'Anm ricorda di aver a più riprese manifestato "fortissime preoccupazioni" per lo svuotamento degli organici delle Procure e che nei giorni scorsi numerosi procuratori hanno rilanciato l'allarme in una lettera inviata al Presidente della Repubblica. "E' ormai evidente il rischio, anzi la certezza - afferma il sindacato delle toghe - di una vera e propria paralisi della giurisdizione, che si traduce nella abdicazione dello Stato al controllo del territorio, e alla tutela della sicurezza dei cittadini, in zone segnate dalla pesante presenza della criminalità organizzata e mafiosa, e della delinquenza diffusa. Alcuni uffici giudiziari del Sud sono ormai completamente carenti di magistrati. In altri uffici, sia al Sud che al Nord, le scoperture di organico sono superiori al 60%. In un avamposto della lotta alla mafia come la Procura di Palermo mancano ben 16 pubblici ministeri".
A rimetterci per l'Anm, che rilancia le proposte già avanzate a Governo, Parlamento e Consiglio superiore della magistratura, "saranno, come sempre, i cittadini onesti. L'unica soluzione - si spiega - stabile ed efficace al problema è la completa e organica revisione della distribuzione degli uffici sul territorio, secondo le indicazioni più volte fornite dall'Anm; nell'immediato l'unica soluzione ragionevole è quella di una deroga temporanea e limitata al divieto di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni requirenti e monocratiche penali".

Una "preoccupante" curiosità...
Mancano i soldi per la benzina e gli imputati non arrivano: rinviato processo a Palermo - Manca la benzina per il mezzo che deve portare i detenuti in aula e a Palermo e salta l'udienza. E' accaduto martedì scorso nel processo per le presunte infiltrazioni mafiose nel business delle pale eoliche. Nel dibattimento in cui si doveva discutere di energia "alternativa", è arrivato invece l'imprevisto causato dal carburante tradizionale: il carcere di Trapani ha infatti comunicato ufficialmente di non avere a disposizione i buoni per la benzina che dovevano essere consegnati nell'arco della mattinata. A quel punto il giudice dell'udienza preliminare, Daniela Troja, ha dovuto rinviare il processo che si svolge con il rito abbreviato e nel quale sono imputate sei persone: tra queste Vito Martino e Giuseppe Sucameli, che dovevano essere trasferiti dal carcere di Trapani. Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di reati che vanno dall'associazione mafiosa al concorso esterno, truffa, falso e corruzione, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per la realizzazione dei cosidetti "Parchi eolici". Il processo è strato rinviato al 30 novembre. Un avvocato che difende i rappresentanti di un'azienda altoatesina è arrivato da Trento, facendo un viaggio a vuoto.
"Ammonta a 45 mila euro il debito contratto dalle amministrazioni delle carceri della provincia di Trapani con la Q8, società che fornisce il carburante". Lo ha detto il segretario regionale della Uilpa penitenziari, Gioacchino Veneziano, dopo l'udienza saltata perché il furgone, che doveva assicurare il servizio di traduzione, era senza gasolio. Renato Persico, direttore delle carceri "San Giuliano" di Trapani, conferma le "difficoltà" ma invita a "non strumentalizzare". , "Quel giorno per la momentanea indisponibilità dei buoni carburante, - ha detto - c'é stato un ritardo nella traduzione. Quando la cancelleria del tribunale ci ha comunicato il rinvio dell'udienza, il 'cellulare' era già partito ed è, quindi, rientrato in sede".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA]

- Le Procure in fallimento (Guidasicilia.it, 19/11/09)

 

 

26 novembre 2009
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