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''Mens sana per Canis aggressivo''. Dall'ordinanza del ministro della Sanità, Girolamo Sirchia

La lista nera per cani e… padroni

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Partiamoci dai cani…
Quasi sempre, all’origine dei morsi c’è la scarsa conoscenza del comportamento dell'animale da parte dell'uomo.
Ogni anno, per esempio, a Roma (prendiamo Roma come esempio perché è la capitale), sono circa 2.500-3000 le persone che vengono morse da animali domestici. Per lo più si tratta di cani, ma non mancano gatti, furetti e scoiattoli. A differenza di quanto si pensa comunemente, campione di "morsicatura" è il pastore tedesco (il Commissario Rex? Non è possibile!).
Sono questi dati, raccolti dai responsabili del canile municipale della capitale, centro di raccolta di tutte le denunce del Comune.
"Il periodo più rischioso è l’estate" spiega la responsabile sanitario del canile romano, "anche perché la gente si muove di più e gli animali, a causa del clima, sono più suscettibili". La gran parte dei 'morsicatori' sono animali di proprietà. "Sono infatti ben poche le denunce nei confronti di randagi e dunque è spesso l'errore umano, la scarsa conoscenza dei segnali che l'animale manda, a provocare la reazione aggressiva. Ad esempio, c'è chi vuole accarezzare per forza un cane oppure chi vuole dividere, utilizzando le mani, due cani che litigano tra di loro. C'è poi da tenere presente l'istinto predatorio di base degli animali".

…Arriviamo ai padroni
Senza fare cosiderazioni personali, alla luce di quanto successo nei mesi scorsi (vi ricordate quando almeno una volta al giorno al telegiornale si sentiva di qualcuno che era stato morso da un ferocissimo pitbull?), diamo solo notizia che "Per possedere uno dei cani definiti "aggressivi" - dall’ordinanza del ministro della Sanità, Girolamo Sirchia (il 95 % dei cani esistenti, secondo le stime del canile di Palermo) - è necessario procurarsi un certificato che attesti la salute mentale del proprietario".

E’ proprio questa l'ultima frontiera dell'ordinanza sui cani aggressivi firmata il 9 settembre 2003 dal ministero della Salute - che già ha provocato la congestione dei canili pubblici siciliani, secondo le accuse dell'assessorato regionale alla Sanità - è la certificazione di igiene mentale.
L'articolo 2 del provvedimento, infatti, prescrive alla lettera «E» che non possano possedere, detenere o acquistare cani "gli interdetti e gli inabilitati per infermità". A chiarire l'applicazione della legge, dopo un sollecito partito dall'Ausl di Palermo, è stato lo stesso ministero: raccogliendo la risposta, la Regione ha inviato alle Ausl della Sicilia una nota in cui si precisa che "il requisito sulla interdizione e inabilità potrà essere attestato dal competente servizio di Igiene pubblica". "In altre parole - spiega il responsabile del servizio veterinario dell'Ausl di Palermo, Paolo Giambruno -, non è possibile presentare un'autocertificazione, come succede invece per gli altri requisiti: in questo modo si scoraggia chi vuole adottare un cane".

Le conseguenze sono nella cronaca delle iscrizioni all'anagrafe canina, il registro degli animali istituito nel 2000 da una legge regionale e che da allora ha raccolto i dati di circa 27 mila animali solo fra Palermo e provincia: "Nelle iscrizioni c'è stato un crollo - spiegano dal rifugio municipale di via Tiro a Segno -. Fino a quella lettera ci siamo tenuti sulla media di 7 giorno, mentre adesso siamo intorno a uno".
La storia del parere del ministero inizia il 17 settembre, quando l’Ausl di Palermo pone sei quesiti alla direzione veterinaria romana: il terzo chiede "chiarimenti sul divieto di possesso, acquisto o detenzione di tali cani (quelli definiti aggressivi dall'ordinanza, ndr) agli inabilitati per infermità, tenuto conto che tale requisito non possa essere reso in autocertificazione". La risposta del ministero è affermativa: da poco più di un mese a questa parte, dunque, non è più sufficiente dichiararsi sani di mente. "Da quel momento - affermano dal servizio veterinario del canile di Palermo - abbiamo avuto solo una ventina di iscrizioni all'anagrafe. Nel 2003, invece, ne abbiamo registrati circa 2.500".

Già nei mesi scorsi il canile del capoluogo siciliano aveva contestato l'ordinanza che porta il nome del ministro della Salute: l'accusa, in quel caso, era di congestionare l'attività del rifugio, bloccato dall'impossibilità di liberare i cani definiti «aggressivi» nonostante la verifica della docilità da parte dei veterinari dell'Ausl. La "reimmissione nel territorio" dei randagi era uno dei punti nodali della legge sul randagismo approvata dall'Ars nel 2000.

7 febbraio 2004
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