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"Stiamo con Di Matteo"

A Palermo una grande manifestazione per sostenere i magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia

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Oltre duemila persone alla manifestazione di questa mattina a Palermo per sostenere i magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia. L'iniziativa, prevista anche in altre 15 città italiane (come Milano, Udine, Roma, Napoli, Andria e Cagliari), è stata promossa da Scorta Civica e Agende Rosse. Presenti le associazioni Anpi, Addiopizzo, Libero Futuro, e tanti studenti di diversi licei del capoluogo. "Fuori la mafia dallo Stato" e "Siamo tutti Nino Di Matteo" sono gli slogan più scanditi dai manifestanti, riuniti davanti al tribunale.

Durante la mattina il pm Nino Di Matteo è uscito per qualche istante dal tribunale e ha salutato i cittadini: "Ringrazio i tantissimi giovani che hanno ancora la volontà e la capacità di informarsi, pensare, valutare, indignarsi e reagire. Ho soltanto la speranza che conserverete sempre questa passione civile, soprattutto che non vi adeguerete mai all'andazzo prevalente di un Paese troppe volte indifferente alla giustizia, insofferente alla verità e indipendenza della magistratura, alla tutela dei valori costituzionali. Solo voi cittadini avete la possibilità di cambiare, sconfiggere la mafia, la corruzione, la mentalità mafiosa dell'appartenenza e del potere fine a se stesso. Coltivate il vostro sogno. Comunque vada, avrete combattuto per rendere più libero e giusto il nostro Paese e sarà stata una giusta battaglia".

Intanto si è venuto a sapere chi ha rivelato agli inquirenti il progetto di attentato nei confronti di di Matteo. Si tratta del boss Vito Galatolo, capomafia dell'Acquasanta figlio di Enzo, padrino di peso coinvolto nelle stragi di Capaci e Via D'Amelio e in omicidi eccellenti come quello del giudice Rocco Chinnici. Galatolo ha parlato di soggetti esterni alla mafia coinvolti nel progetto di attentato.
Qualche settimana fa il boss ha incontrato gli inquirenti ai quali ha raccontato del piano di morte: parlare di pentimento però è ancora prematuro. La preoccupazione del boss, al momento, sembrerebbe quella di scongiurare una nuova strage. La fuga di notizie sulle aperture fatte dal capomafia ha costretto gli investigatori a mettere in sicurezza, questa mattina, i suoi familiari, che sono ora piantonati dai carabinieri in vista di un probabile trasferimento in una località protetta.
Nelle primissime dichiarazioni Galatolo, arrestato a giugno dopo una precedente condanna a 6 anni e un periodo di sorveglianza speciale con soggiorno obbligato a Mestre, avrebbe parlato di un input esterno alla mafia nel progetto di attentato a Di Matteo, mostrando di temere le conseguenze che un simile atto avrebbe potuto portare anche a Cosa nostra.

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it]

15 novembre 2014
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