250 anni di carcere per gli imputati al processo 'Addiopizzo'

17 imputati alla sbarra nel processo contro gli estortori del clan di Salvatore e Sandro Lo Piccolo

La Procura di Palermo ha chiesto poco meno di 250 anni di carcere per i boss del processo Addiopizzo e contro gli estortori del clan Lo Piccolo: alla sbarra 17 imputati, due dei quali commercianti (Maurizio Buscemi e Salvatore Catalano) che si sono rifiutati di ammettere di avere pagato e per i quali sono stati proposti due anni a testa.
Il processo è in corso davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, che emetterà la sentenza non prima di gennaio.

I pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Gaetano Paci e Annamaria Picozzi hanno proposto 30 anni a testa per Salvatore e Sandro Lo Piccolo, considerati i capi del mandamento di Tommaso Natale. Secondo l’accusa, "avevano messo su un complesso sistema di esazione del pizzo che non serviva solo per recuperare fondi necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione mafiosa, ma anche per costruire un totale controllo sul territorio".
I magistrati hanno proposto pene comprese tra 12 e 18 anni per gli altri imputati: Luigi Giovanni Bonanno (18 anni), Vittorio Bonura, accusato dell’incendio nel colorificio di Rodolfo Guajana, punito per non avere voluto pagare il racket (16 anni), Giuseppe Bruno (12 anni), Antonino Ciminello (15 anni), Tommaso Contino (18 anni), Rosolino Di Maio (12 anni), Sebastiano Giordano (12 anni), Francesco Paolo Di Piazza (12 anni), Stefano (15 anni) e Gaetano Fontana (12 anni), Giovan Battista Giacalone (16 anni), Francesco Paolo Liga, figlio di un mafioso, Totò Liga detto 'Tatunieddu' (13 anni), e Massimo Giuseppe Troia, figlio di Mariano Tullio Troia, (18 anni).

Tra gli episodi trattati nel processo, oltre all’incendio da Guajana, anche le estorsioni alla discoteca Scalea club, il cui il titolare, Gaspare Messina, fu convinto a ritrattare la sua dichiarazione davanti al gip, l’autocarro incendiato a Salvatore Taormina, l’estorsione al bar Paradise a Partanna Mondello e al ristorante 'Alla Corte dei Normanni' di Sferracavallo.
Fondamentali, per l'accusa, i pizzini trovati nel covo dei Lo Piccolo al momento dell'arresto, avvenuto a Giardinello il 5 novembre 2007. In essi c'erano i nomi delle vittime, le somme da pagare e le date di riscossione. [Ansa, Adnkronos]

28 novembre 2009
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