4 milioni e mezzo di regolari

Dal rapporto Caritas: in Italia gli stranieri con permesso di soggiorno sono il 7,2% dei residenti

Sono 4 milioni e mezzo gli immigrati regolari in Italia. E' la stima del rapporto 2009 sull'immigrazione della Caritas-Migrantes, presentato ieri. Nello studio si sottolinea come il nostro Paese per la prima volta nel 2008 - anno in cui gli immigrati sono cresciuti del 13,4% (+458.644 unità) - abbia superato la media europea (6,2%) per presenza di immigrati in rapporto ai residenti.
I regolari, in particolare sono 4.330.000, il 7,2% dei residenti. Ma superano i 4 milioni e mezzo se si considerano i circa 300 mila regolarizzati lo scorso mese.
È straniero un abitante su 14, circa la metà è donna. Nel 2050, secondo quanto sottolineato da Franco Pittau, coordinatore del dossier sull'immigrazione della Caritas-Migrantes (con riferimento alle previsioni dell'Istat) l'Italia sarà chiamata a convivere con ben oltre 12 milioni di immigrati, la cui presenza "sarà necessaria per il funzionamento del paese".
Dal 19° Dossier Statistico 2009 sull'Immigrazione emerge, inoltre, che gli stranieri presenti nel nostro Paese non sono persone dal tasso di delinquenza più alto, non stanno dando luogo ad una invasione di carattere religioso, non consumano risorse pubbliche più di quanto versino con tasse e contributi, non sono disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un efficace ammortizzatore demografico e occupazionale.

Per quanto riguarda la provenienza, continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una spiccata caratteristica dell'immigrazione italiana: le prime 5 collettività superano la metà dell'intera presenza (800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini).
A livello territoriale il Centro (25,1%) e il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%), così come il Lazio (11,6%) lo è dalla Lombardia (23,3%), tra l'altro preceduto, seppure di poco, dal Veneto (11,7%). Il dinamismo della popolazione straniera è da ricondurre principalmente alla sua evoluzione demografica da una parte e alla domanda di occupazione del Paese dall'altra, mentre influiscono in misura veramente minima le poche decine di migliaia di sbarchi, pari a meno dell'1% della presenza regolare.

Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati regolari in Italia, eppure il contrasto dei flussi irregolari ha monopolizzato l'attenzione dell'opinione pubblica e le decisioni politiche; tanto più che il rapporto tra allontanati e intercettati è di 34 ogni 100, il più basso dal 2004, e si registra una crescente confusione tra immigrati "clandestini", irregolari, richiedenti asilo e persone aventi diritto alla protezione umanitaria.

CITTADINANZA - Nel 2008 sono stati 39.484 i "nuovi" cittadini italiani. Sono quadruplicati rispetto al 2000 e più che quintuplicati (53.696) se si tiene conto anche delle cittadinanze riconosciute direttamente dai Comuni. Neppure la rigidità della normativa costituisce un freno al dinamismo dell'integrazione e ormai in 4 casi su 10 l'acquisizione della cittadinanza viene concessa a seguito della residenza previamente maturata. Il rapporto evidenzia come siano sempre più "consistenti gli indicatori di un intreccio sempre più stretto tra i nuovi venuti e la società che li ha accolti, che vanno oltre il piano lavorativo".
MATRIMONI - Un indicatore significativo dell'intreccio tra gli immigrati e il paese che li ha accolti sono i matrimoni misti: in 12 anni (1995-2007) sono stati celebrati 222.521 matrimoni misti, dei quali 23.560 nell'ultimo anno, pari a circa un decimo del totale.
MINORI STRANIERI - Sono i 72.472 bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri nel 2008 e costituiscono più di un quinto della popolazione straniera (862.453). Se, infatti, un abitante su 14 (7,2%) in Italia è di cittadinanza straniera, l'incidenza è maggiore tra i minori e i giovani adulti (18-44 anni), con conseguente maggiore visibilità a scuola e nel mercato del lavoro.
SCUOLA - Passando appunto alla scuola, le aule italiane sono sempre più multietniche. Secondo il dossier gli alunni figli di genitori stranieri, nell'anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un'incidenza del 7%. L'aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il 10%. L'incidenza più elevata si registra alle elementari (8,3%) e, a livello regionale, in Emilia Romagna e in Umbria, dove viene superato il 12%, mentre si scende al 2% al Sud e nelle Isole. Di questi studenti, uno ogni 6 è romeno, uno ogni 7 albanese e uno ogni 8 marocchino, ma si rileva di fatto una miriade di nazionalità, veramente un 'mondo in classe', come mettono in evidenza i progetti interculturali.
UNIVERSITA' - A differenza delle scuole, nelle università del Bel Paese la presenza internazionale è ridotta: solo 1 ogni 35 iscritti è straniero, con concentrazioni particolarmente elevate negli atenei di Roma ''La Sapienza'', Bologna, Torino, Firenze e Padova. I 51.803 universitari esteri, dei quali 11.500 immatricolati nell'ultimo anno, si orientano maggiormente verso le facoltà di economia e di medicina. A laurearsi nel 2007 sono stati in 5.842 ed è probabile che la maggioranza ritornerà nei Paesi di origine.
LAVORO - Nonostante la crisi, nel 2008 il numero degli immigrati è aumentato tra gli occupati di 200mila unità. Del resto, nel mercato occupazionale italiano l'internazionalizzazione è in corso da tempo e i lavoratori nati all'estero sono il 15,5% del totale. Tra di essi non mancano gli italiani di ritorno, a testimonianza degli oltre 4 milioni di emigrati italiani residenti all'estero, ma la stragrande maggioranza è costituita da lavoratori stranieri, il cui afflusso si è incrementato specialmente nell'ultimo decennio. I lavoratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo degli occupati e contribuiscono per una analoga quota alla creazione della ricchezza del Paese. In particolare, 187.466 sono i cittadini stranieri titolari di impresa, in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro a loro stessi e anche a diversi dipendenti.

In Sicilia è boom di residenti stranieri - Sono 114.632, gli stranieri residenti in Sicilia. Il 16,8% in più rispetto all'anno precedente. Secondo il dossier Caritas-Migrantes, che ha riportato le cifre Istat, si tratta di un incremento maggiore rispetto a quello registrato a livello nazionale (13,4%).
La Sicilia, dunque, conserva per gli stranieri un'attrattiva nonostante il periodo di crisi economica registrato, in particolare, nell'isola e  nel Mezzogiorno.
Nel complesso, il numero degli stranieri residenti è passato dai 24.900 del 1991 agli oltre 114 mila del 2008. In Sicilia nel 2008 sono nati 1777 bimbi figli di non italiani. La Sicilia, registra così anche la percentuale più alta di popolazione straniera del Mezzogiorno (20,4% del totale degli stranieri).
Come nel 2008 si conferma l'incremento della componente romena, in prima posizione rispetto alle altre (17,8% di tutta l'immigrazione presente). Questo "sorpasso" si è verificato in seguito all'apertura delle frontiere nel 2007. È scivolata di un posto la presenza più antica, quella dei tunisini (15,1%), marocchini (9,6%), Sri Lanka (8%). Inoltre, più di un immigrato su cinque, si trova nella provincia di Palermo che conta 23.812 presenze. Seguono Catania con 20.550 stranieri e Messina con 18.882 immigrati.

La Cei: «Basta col 'pacchetto sicurezza'» - La presentazione del rapporto della Caritas è stata l'occasione per un nuovo affondo della Cei sul pacchetto sicurezza. "Da più di un anno sentiamo parlare del pacchetto sicurezza che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti. Poco, invece, si è sentito parlare del 'pacchetto integrazione', di un'impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza ma li contempera con la necessità di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella societá che li ha accolti" ha detto monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per l'immigrazione e vescovo di Capua nel corso della presentazione del dossier Caritas. "La Conferenza Episcopale Italiana, con toni meditati ma fermi e ripetuti - ha aggiunto il monsignore - ha avuto modo di sottolineare che senza integrazione non c'è politica migratoria. La vera sicurezza nasce dall'integrazione". Tale posizione della Chiesa italiana, ha sottolineato mons. Schettino, nasce dalla "concezione del migrante come persona portatrice di diritti fondamentali inalienabili, concezione collegata direttamente con la fede in Dio Padre di tutti. Le decisioni politiche trovano un limite nel rispetto della dignità delle persone". "È sulla base di queste motivazioni - ha aggiunto ancora il vescovo - che l'eccessiva enfasi posta sul pacchetto sicurezza ha visto perplessa e contrariata la comunità ecclesiale, ai vertici e alla base, specialmente tra le migliaia di operatori pastorali impegnati nel campo dell'immigrazione. È eccessiva la sperequazione tra l'interesse a difenderci da eventuali problemi connessi con l'immigrazione e il dovere di accoglierla".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, La Siciliaweb.it, Corriere.it]

 

 

29 ottobre 2009
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