A Catania, un incontro con Sammi Alaà, portavoce dell'Alleanza Patriottica Irachena

La legittimità della resistenza e l'importanza dell'indipendenza

La prima vittima della guerra è sempre la Verità. L'Iraq è stato invaso per il petrolio che arma il dollaro e rilancia l'industria bellica americana in vista delle future guerre per il controllo dell'Asia.  Simile a quanto avvenne in Sicilia quando venne invasa nel 1860 per i suoi zolfi che armavano la marina inglese a pochi anni dalla apertura del Canale di Suez...

Sabato 4 dicembre a Catania, a Casa Trinakria (via Garibaldi 241), si terrà l'incontro pubblico, organizzato da ''Terra e LiberAzione'', con Sammi Alaà, portavoce dell'Alleanza Patriottica Irachena.
Si parlerà di resistenza, della legittimità di questa e della totale differenza con il terrorismo.
L'incontro servirà a capire le ragioni di quella parte del popolo iracheno che vede nell'invasione americana non una liberazione dalla prigionia di Saddam Hussein, ma un puro e semplice cambio di giogo, liberi da una schiavitù per passare ad un'altra prigionia.
Con Sammi Alaà si discuterà, inoltre, dell'importanza dell'indipendenza e dell'identità per una terra come quella irachena con alle spalle una cultura millenaria e dove è assurdo ed inutile parlare di ''esportazione di democrazia occidentale''

Chi è Sammi Alaà
Sammi Alaà crebbe in un ambiente familiare comunista. Nel 1982 si trasferì per ragioni di studio in Ungheria, dove divenne membro del Partito Comunista Iracheno. Con un gruppo di altri compagni animati da uno spirito guevarista, abbandona il partito per fondare a Budapest un Comitato Patriottico Iracheno. Dal 1986 al 1988 visse in Siria per poi trasferirsi in Danimarca come rifugiato politico. Proprio negli anni del crollo dell'URSS si impegna nell'ambiente dei rifugiati iracheni ed entra in contatto con la sinistra danese di cui scoprirà con disappunto il deficit di antimperialismo, soprattutto davanti all'aggressione all'Iraq del 1991.
Dal 1994 è tra i fondatori del Comitato contro le sanzioni all'Iraq che raggruppa le varie forze che erano contro l'embargo contro l'Iraq decretato dall'ONU. Raggiunge l'Alleanza Patriottica Irachena nel febbraio 2003, in occasione della sua terza conferenza di Parigi.
Nel settembre 2003, dopo la seconda aggressione imperialista al suo paese, è tra i fondatori del Comitato Iraq Libero di Danimarca, di cui diventa Presidente. Compie diversi viaggi in Scandinavia, Austria e Italia partecipando a varie manifestazioni e assemblee contro la guerra e in difesa della Resistenza popolare irachena, di cui è uno dei portavoce europei.

Che cos'è l'Alleanza Patriottica Irachena
L'Alleanza Patriottica Irachena (API) venne fondata nel giugno del 1992 con la prima conferenza in Svezia. Essa raggruppa, nel folto ambiente degli iracheni che a varie riprese furono obbligati all'esilio, baathisti di sinistra, socialisti, curdi, e molti fuoriusciti dal Partito Comunista.
I fondatori dell'API, Jabbar al-Kubaysi e Awni al-Kalemji, erano prima esponenti di spicco del ''Fronte Popolare Iracheno'' formatosi nel 1979 in opposizione al regime di Saddam Hussein.
Davanti all'aggressione del 1991, mentre coloro da cui si erano separati dieci anni prima danno il benvenuto all'invasione imperialista pur di rovesciare Saddam Hussein, Jabbar al-Kubaysi e Awni al-Kalemji si schierano dalla parte dell'Iraq e da allora, pur nelle difficoltà dell'esilio, si battono contro le sanzioni e l'embargo e denunciano come filoimperialisti i vari raggruppamenti politici degli esiliati iracheni.

Davanti all'imminenza della seconda aggressione, nel novembre-dicembre 2002, una delegazione dell'API si reca a Baghdad, dove svolge incontri ad alto livello con le autorità politiche irachene. Il governo di Saddam Hussein chiede all'API di rientrare nel paese e di partecipare legalmente alla vita politica. L'API condiziona il rientro ad un accordo su tre punti: adozione di una nuova costituzione democratica, pluripartitismo e libertà di parola e di stampa. Il Governo accetta in linea di massima e promette di onorare gli accordi entro il 15 aprile del 2004.
Nel frattempo scatta l'aggressione e gli americani occupano Baghdad. L'API, mentre intensifica i suoi sforzi per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale e anzitutto europea, decide di far rientrare, nell'Iraq appena occupato, alcuni suoi dirigenti, tra cui Jabbar al-Kubaysi.
Jabbar svolge subito un ruolo di punta nella Resistenza e, a partire da Falluja, tenta di unificare i vari gruppi partigiani in un fronte di liberazione unito. Per questo verrà alla fine arrestato il 3 settembre scorso dagli americani.

2 dicembre 2004
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