A Catania un'interessante mostra di Davide Bramante, fotografo della stratificazione dell'immagine

Realtà sovrapposte in un archivio retinico che fonte paesaggi urbani e umani

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Personale di Davide Bramante
dal 9 dicembre al 30 gennaio 2005
Galleria ArteContemporanea - via Firenze - Catania
Mostra curata da Rosa Anna Musumeci

Così lontano, così vicino, un film di Wim Wenders sulla Germania post Muro, un mondo che dal caos non sa trarre soluzioni prossime. Precedentemente, c'era stato Il cielo sopra Berlino, spezzoni di vite diverse, lontane, forzosamente unificate da un deus ex machina freddo, impersonale; nell'antica capitale tedesca, la riunificazione sovrappone identità solo eidetiche, formali, prive di contenuti, ma proprio per questo quanto mai intercambiabili e multiformi. Dietro le forme vacue, però, un'umanità spaventata si interroga angosciosamente: Perché unirsi, o riunirsi, non vuol dire comprendersi? Perché la prossimità, la familiarità, possono alimentare estraneità, alterità? E perché, anzi, dalla prossimità è tanto più facile scivolare nella confusione e nella violenza?

Le stesse domande affiorano nell'opera di Bramante in mostra dal 9 dicembre ad ArteContemporanea: paesaggi compositi quanto incongrui, nei quali si sovrappongono, sfumano, o traspaiono l'uno sotto l'altro, architetture, My Own Rave 01, 1998mezzi di trasporto, uomini o oggetti eterogenei e muti; ritmi veloci di vita, e il consumo sempre più frenetico di prodotti e immagini, non lasciano più tempo per ascoltarsi ed ascoltare; anche ciò che è più contiguo sembra sfuggire, e perfino la propria esistenza scorre come per conto suo; la solitudine, dunque, è inevitabile, se non benvenuta; e le immagini, l'unico articolo di fede sopravvissuto nel XXI secolo, si fanno generatrici di equivoci, inganni, o illusioni.

Inganni, illusioni o visioni? L'artista è, in verità, ambiguo, anzi paradossale: i suoi assemblaggi, stratificazioni, o sovrapposizioni, sono scaraventati tutti assieme in troppo poco spazio per evitare il caos; e poiché non è rispettato alcun ordine di tempo, nessun orientamento sembra davvero possibile; ma, lungi dall'essere illusorio o ingannevole, l'artificio enfatizza - con tutta naturalezza, si direbbe - ogni particolare: l'aereo, che nessuno noterebbe più che distrattamente in pista, diventa un significante fragoroso in piazza; e i binari percorsi My Own Rave 02inopinatamente da un uomo saltano aggressivamente al centro dell'attenzione. In breve, l'identità è rivelata proprio dall'atto con il quale si vorrebbe nasconderla, emerge prepotente dalla confusione e intraprende la sua lotta per ridare alle cose un senso.

Sospeso fra perdizione e salvezza, Bramante - come Wenders - non indica se la lotta è ragionevolmente destinata al successo, né svela se i suoi paesaggi di viaggio, o viaggi attraverso il paesaggio, siano veri, o multimediali, o tutti e due. Poco importa, rispetto alla nitidezza con cui il significante aderisce al significato nel mondo onnicomprensivo delle "geografie" psicologiche disegnate dall'artista. Le sue immagini-icona esemplarmente testimoni di possibili luoghi di nuovo senso sono il presupposto necessario di qualunque risposta: il resto sta a noi.

Testo di R. A. Musumeci

Breve profilo biografico
Davide Bramante (1970), dopo il diploma preso all'Istituto statale d'Arte di Siracusa, studia all'Accademia Albertina di BB AA di Torino. Rimane sino il '98, nel clima favorevole di una città che meglio e più di altre capitali italiane, investe nella cultura dei linguaggi visivi contemporanei.
Tra i pionieri nell'utilizzo del video e nuove tecnologie, Davide Bramante propone una intensa riflessione sulle dinamiche del meccanismo visivo contemporaneo, ritraendo una società globale e senza confini, di cui cattura il frenetico movimento metropolitano. Davanti ai nostri occhi si manifesta il turbinio di voci, suoni, colori e immagini di cui noi stessi siamo allo stesso tempo interpreti e vittime. La riflessione artistica ruota intorno al concetto di finzione della realtà contemporanea, accentuato nelle dinamiche percettive visive. Sogno e realtà si mescolano quasi a riproporre il caos del nostro immaginario contemporaneo contaminato e in continua evoluzione.
Il lavoro di Bramante è incentrato, tecnicamente e concettualmente, sulla doppia esposizione fotografica, quindi sulla stratificazione delle immagini che vengono a sovrapporsi le une sulle altre, ricostruendo una sorta di memoria iconografica. Soggetti preferenziali per questo tipo di ricerca risultano le grandi metropoli internazionali: melting pot naturali in cui si assiste a stratificazioni culturali e iconografiche scandite dal movimento incessante urbano. I paesaggi metropolitani si intrecciano così con quelli umani.

INFO
Galleria ArteContemporanea
Via Firenze 184 - Catania

TEL  095 7253101 - FAX 095 7254936

10 dicembre 2004
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