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A che ora è la fine del mondo?

Il pulsante del Large Hadron Collider è stato pigiato... All'orizzonte nessuna apocalisse

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Il pulsante è stato già pigiato. All'orizzonte nulla di che. Il cielo sopra Ginevra è buono, giusto qualche nuvoletta, ma proprio qualcuna. Le mucche sono al pascolo a mangiare la fresca e verde erbetta dei prati sulla montagne franco-svizzere e... insomma tutto tranquillo. Eppure stamane un dito quel pulsante temuto da molti è stato schiacciato. Sì, il super acceleratore di particelle è stato "acceso" e l'esperimento preliminare del LHC (Large Hadron Collider) del CERN di Ginevra è partito come da programma poco dopo le 9 e 30. Ora, per "vedere" i primi protoni scontrarsi tra loro e ricreare così le condizioni del Big Bang, bisognerà aspettare qualche giorno, mentre la piena efficenza del LHC sarà raggiunta solo nel 2009.
E all'orizzonte nessuna apocalisse.

Nel test di oggi per la prima volta un fascio di particelle ha percorso interamente l'anello di 27 chilometri, senza però essere "accelerato" dai magneti superconduttori e quindi con una velocità inferiore a quella prevista per gli esperimenti, che sfiora quella della luce. Nella prova preliminare sono stati iniettati fasci di protoni in entrambe le direzioni, senza che questi si scontrassero.
Nella notte, durante i preparativi per il test di stamane, il CERN aveva comunicato che erano stati rilevati alcuni "piccoli problemi elettrici", che non hanno tuttavia impedito lo svolgimento dell'esperimento preliminare. E all'orizzonte nessuna apocalisse.

Beh, forse ci rimarrà male chi in questi giorni aveva trovato anche una citazione di Nostradamus che calzava a pennello come previsione della "presunta" fine del mondo che, secondo alcuni, sarebbe dovuta iniziare proprio oggi con l'accensione del LHC: "Tutti dovrebbero lasciare Ginevra. Saturno si trasforma da oro in ferro. Il raggio opposto al positivo sterminerà ogni cosa". Certo, andava bene... ma le profezie di Nostradamus vanno bene per qualsiasi occasione.
Già, perché nelle ultime settimane hanno fatto più notizia le bufale intorno all'esperimento del CERN, che il fatto, veramente straordinario, che tremila scienziati di trenta Paesi da decenni lavorano assieme per cercare la "particella di Dio", quel "bosone di Higgs", teorizzato nel 1964 dal fisico scozzese Peter Higgs, insieme a François Englert e Robert Brout, giudicato responsabile di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente.
Gli "organi di informazioni" infatti, prima che gli scienziati del CERN accendessero il Large Hadron Collider, hanno fatto la loro prima scoperta: la misurazione, estremamente precisa, dell'antiscienza e del catastrofismo, misurazione resa possibile grazie alla propensione dei giornalisti a sparare titoli allarmistici.
Ma la colpa non è da attribuire tutta ai giornalisti, che in fin dei conti non hanno fatto altro che riportare la notizia di un gruppo di ricercatori... di eccentrici, che ha sostenuto, e pensiamo continui a sostenere, che l'attivazione del LHC avrebbe prodotto dei cosiddetti "microbuchi neri", capaci di inghiottire la Terra alla stregua dei buchi neri ben più grandi rilevabili dagli astronomi.
Ovviamente i giornalisti hanno dato grande risalto a queste affermazioni, ma come non raccontare la storia del professor Otto Rössler (un biochimico) che ha presentato, insieme ad un cartello di studiosi, un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani chiedendo che venissero applicate misure di blocco nei confronti del CERN. Secondo Rössler e gli altri, gli Stati che collaborano al progetto sarebbero responsabili della violazione dell'articolo 2 e dell'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani, ovvero il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", ha affermato il professor Otto Rössler, che ripetiamo è un biochimico, e la fisica dei microbuchi neri è un tantino al di fuori del suo campo di competenza.

E' vero, quanto detto e ripetuto da chi veramente "maneggia" la fisica dei microbuchi neri, è stato... come dire... poco publicizzato. Questi ultimi, hanno fin da subito liquidato tutte le teorie complottiste-catastrofiste in termini inequivocabili.
In estrema sintesi, la fisica come la conosciamo oggi (o meglio, come la conoscono i fisici delle particelle, anziché gli esperti improvvisati) documenta che non è neppure detto che si possano formare questi "microbuchi neri": se si dovessero formare, non comincerebbero a rosicchiare la Terra a partire da Ginevra, ma si dissolverebbero istantaneamente senza fare danno. Si tratta di buchi neri inimmaginabilmente microscopici (formati da un paio di protoni), la cui energia complessiva è paragonabile a quella di una zanzara che ci sbatte in faccia: niente a che vedere con i buchi neri astronomici. Lo stesso vale per gli altri pericoli paventati, come gli strangelet, le bolle di vuoto e i monopoli magnetici (??????). Non solo: collisioni di questo genere avvengono quotidianamente nell'atmosfera sopra le nostre teste grazie a madre Natura. L'LHC non fa altro che ricrearle in un posto più comodo, dove è possibile scattare delle istantanee per capire come funzionano questi fenomeni.

Comunque, al centro di tutto, oggi, è il cosiddetto "first beam", con cui per la prima volta l'acceleratore ospiterà fasci di particelle destinati ad entrare nella storia. Di interesse per quattro esperimenti chiave (LHCb, ATLAS, CMS e ALICE), l'obiettivo dell'esperimento sarà provocare la collisione dei fasci affinché si possano osservare le particelle che verranno prodotte nell'impatto.
Le condizioni che verranno ricreate grazie a LHC saranno quelle dell'origine dell'universo, sarà possibile esplorare quanto accaduto un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. "Quando l'acceleratore funzionerà con fasci di particelle ad energie progettuali (4.5 Tev) - si legge in una nota - si potranno studiare nuove particelle, previste solo dai teorici, ed esplorare nuove frontiere nello studio della materia, alcune delle quali forse ancora ignote".
L'importanza dell'esperimento e le dimensioni dell'acceleratore hanno richiesto una lunghissima fase preparatoria, condita ad agosto da due esperimenti di sincronizzazione, entrambi conclusi nel migliore dei modi. La speranza dei fisici del CERN in questa prima fase è capire qualcosa di più sul perché l'universo sembri composto quasi del tutto di materia ma non di antimateria, di investigare la materia oscura e molto altro ancora.
Il CERN si prepara da anni a questa giornata e certo non sorprende che il first beam venga citato come "primo tentativo": sebbene tutto faccia pensare che non vi saranno intoppi, nessuno degli scienziati coinvolti ha la certezza che la nuova macchina si riveli da subito perfetta. Parliamo del maggiore tra i tool da laboratorio, dotato di una circonferenza di più di 26 chilometri in un territorio che attraversa Francia e Svizzera, un dispositivo che conta 9300 magneti che nel corso dell'esperimento saranno portati, grazie a tonnellate di azoto liquido, ad una temperatura di -193,2 gradi Celsius e che poi, con una successiva iniezione di masse di elio liquido, si avvicineranno allo zero assoluto, arrivando ad una temperatura di -271,3 gradi.
A piena potenza, molti migliaia di miliardi di protoni correranno lungo l'acceleratore, viaggiando al 99,99 per cento della velocità della luce, percorrendo l'acceleratore 11.245 volte al secondo. Ogni secondo, inoltre, si avranno 600 milioni di collisioni, ciascuna collisione dei fasci produrrà un calore che il CERN stima in 100mila volte quello del cuore del Sole. Tutto questo produrrà non solo degli estremi fisici di caldo e freddo ma soprattutto una enorme quantità di dati.
Nei prossimi 15 anni, in cui LHC sarà operativo, scienziati di tutto il mondo collaboreranno grazie alla LHC Computing Grid nell'analisi di 15 petabyte di dati che verranno generati ogni anno dagli esperimenti.

[Informazioni tratte da Repubblica.it, Corriere.it, Disinformatico, Punto Informatico, Guidasicilia.it]

- "L'astrofisico Hawking scommette: fallirà" di G. Caprara

10 settembre 2008
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