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A rischio ''Sicilacque'', l'operazione che dovrebbe risolvere i problemi idrici in Sicilia

Il 20 Aprile si deciderà il destino di Sicilacque. Intanto l'Enel non è più interessata al business dell'acqua

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A rischio l'operazione "Sicilacque" che potrebbe andare in fumo ancor prima di nascere.
Sembra infatti, che la società che dovrebbe fornire acqua potabile ai distributori siciliani sta passando un gran brutto momento. L'assessore regionale ai Lavori Pubblici, Guglielmo Scammacca, "padre" della società a capitale misto (pubblico e privato) ha dichiarato senza mezzi termini che "tutto può accadere". I rischi che si corrono sono grossi: si potrebbe arrivare a rimettere in gioco il tutto con un altro bando e far saltare così, l'affare faticosamente raggiunto tra Regione e  aziende private come Enel (società leader di produzione di energia elettrica) e Vivendi (società francese leader nella gestione dei servizi idrici) che detengono il 75% del capitale sociale.

La Regione inoltre, potrebbe essere costretta a mettere, nuovamente, le mani in tasca per non mandare tutto all'aria. Quest'ultima ipotesi sarebbe completamente in contrasto con lo spirito dello stesso bando. "Abbiamo messo a gara l'aumento del capitale", ha sottolineato Scammacca proprio per evitare che la Regione e l'Eas (Ente Acquedotti Siciliani), che possiedono solo il 25% di Sicilacque, prelevassero dalle casse regionali. Ad affrontare le spese dovevano essere invece, i finanziatori privati. La Siciliacque, tra l'altro, nasce da un provvedimento varato nel 1999 da Sala d'Ercole e che parla proprio di privatizzazione. Un provvedimento, quindi, che punta ad alleggerire le casse della Regione  non ad appesantirle. Una soluzione potrebbe essere quella di intraprendere la strada dettata dallo stesso bando: i soci di maggioranza Enel spa, Acqua spa, Compagnie generali des Eaux, Emit spa, Protezione territorio srl, Siba spa e Amitech spain spa, dovrebbero riconfermare il proprio ruolo di finanziatori. L'operazione tradotta in cifre corrisponderebbe a un aumento del capitale di 300 mila euro con sovrapprezzo di 20 milioni di euro (i soldi comunque non sono stati ancora versati nelle casse di  Sicilacque, nonostante se ne parli dallo scorso novembre) e investimenti in project  financing per oltre 350 milioni di euro nel corso della quarantennale  concessione ottenuta da Sicilacque delle strutture dell'Ente acquedotti siciliani.

Che i finanziatori siano disposti a riconfermare il loro ruolo è quasi  impossibile. Qualche giorno fa infatti, l'Enel ha fatto sapere attraverso il suo Amministrastore Delegato, Paolo Scaroni, che non è più interessata al business dell'acqua. Dal disinteresse mostrato dall'Enel a fare affari in questo settore nasce la preoccupazione della Regione, manifestata attraverso le parole dell'assessore  Scammacca: "Ci sembra di percepire che la strategia Enel di uscire dal business acqua tende a scaricare una serie di oneri sui rimanenti membri del raggruppamento privato. E ci è sembrato di percepire che si possa, in un certo qual modo, tentare di fare assumere alla Regione oneri e rischi al di là di quelli previsti nello schema di convenzione. Anche se questa fosse solo un'impressione, l'approfondimento è doverosamente dovuto.- ci tiene a precisare Scammacca- Ed è per questo che l'assemblea di Sicilacque ha prorogato il termine al 20 aprile della sottoscrizione d'aumento di capitale".

Il prossimo 20 Aprile si deciderà il destino di Sicilacque che si profila tutt'altro che roseo. I motivi del mancato decollo della società infatti, sono legati ad un atteggiamento un po' rigido della Regione. "Il fatto è che la Regione e, quindi l'Eas, non possono, non vogliono e non devono modificare, anche nei minimi dettagli, lo spirito della gara d'appalto dello scorso giugno", conferma Scammacca. In questi giorni si sta cercando di "coniugare le legittime esigenze e interessi di Sicilacque con l'assoluto rispetto delle condizioni di gara". La situazione non è così semplice come appare infatti, tra i requisiti richiesti, a suo tempo, dal bando si riscontra l'individuazione di soggetti privati con grande capacità tecnica e finanziaria. Il problema è proprio questo perchè dal momento che l'Enel non ha più interessi a entrare nel business dell'acqua è più che ovvio che non spenderà nemmeno un euro in Siciliacque. C'è inoltre da aggiungere che del 75% del capitale in mano ai privati il 60% lo detiene l'Enel. Cambiando i giochi Sicilacqua rischierebbe di perdere un partner d'eccezione, fra l'altro, non facilmente sostituibile. L'Assessore comunque, ha ancora un asso nella manica: la Regione incasserebbe una fidejussione di 20 milioni di euro qualora uno degli azionisti di maggioranza non rispettasse i patti del bando. Ovviamente tutti si augurano che si possa trovare una soluzione equa, ma se la situazione dovesse precipitare e imboccare un vicolo cieco, Scammacca potrebbe, di diritto, giocare il suo asso che consentirebbe alla Regione di incassare 20 milioni di euro per il danno subito. Bisognerebbe però rimettere tutto in discussione con un'altro bando.
16 marzo 2004
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