A Serious Man

I due fratelli terribili con una pellicola 'non solo per ebrei', ma per la quale la conoscenza della Torah e della cabala sarebbe d'aiuto

Noi vi consigliamo...
A SERIOUS MAN
di Joel ed Ethan Coen

Larry Gopnik, professore universitario di fisica, di origine ebraica, si trova a dover fronteggiare una difficilissima situazione professionale, dove è messo in crisi da minacce ed accuse varie, e familiare: la moglie si è infatti innamorata di un vecchio conoscente e vuole il divorzio… Come se non bastasse suo fratello disoccupato si è accampato a casa loro e il giovane Danny, suo figlio, ha seri problemi disciplinari e relazionali che lo allontanano dalla scuola, ormai in aperto conflitto con la sua stessa comunità. Forse l'unica soluzione è quella di rivolgersi ai rabbini...

Anno 2009
Nazione Usa
Produzione Joel ed Ethan Coen per Focus Features, Working Title
Distribuzione Medusa Film
Durata 106'
Regia, Soggetto e Sceneggiatura Joel ed Ethan Coen
Montaggio Roderick Jaynes (Joel ed Ethan Coen)
Con Michael Stuhlbarg, Fred Melamed, Richard Kind, Aaron Wolff, Jessica McManus, George Wyner, Adam Arkin, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz
Genere Commedia, Noir


In collaborazione con Filmtrailer.com

I Coen, due uomini seri...
Intervista di Mattia Pasquini

Quanto c'è di autobiografico nel film?
Ethan: "Sicuramente ambientazione è personale. L'abbiamo girato nei posti dove siamo cresciuti, e noi stessi nel tempo nel quale è ambientato il film avevamo l'età del ragazzo; ma la storia no, non è autobiografica. Era solo il setting che era molto importante e quello è stato il punto di partenza del film."

Dopo gli ultimi due film, questo sembra confermare un generalizzato senso di vuoto nella società statunitense, è solo una impressione?
Joel: "Gli ultimi film sono effettivamente ambientati in luoghi molto ampli, ma non so se si possano dire 'vuoti' in quel senso... Non so se i film raccontassero di questo vuoto al di là del panorama."

Era importante per il senso ultimo del film che l'ambientazione fosse così fortemente 'ebraica'?
Joel: "Il film stesso riproduce specificatamente una comunità ebraica, per sua stessa genesi. Volevamo, come detto, un film con personaggi ebrei ed ambientato in un contesto ed una epoca specifici. Questo è il motivo anche del prologo in Yiddish, volevamo in qualche maniera anticipare e presentare il film."

Dei cinefili come voi, di quale regista non vi perdete un film?
Ethan: "Ad entrambi piace Edgar Wright, il regista di "Hot Fuzz" e "L'alba dei morti dementi". Quando l'ho portato a vedere i suoi film mio figlio era entusiasta, perché per la prima volta poteva vedere un film 'da adulti'... E poi ci piace molto Nick Park, il regista di 'Wallace & Gromit'."

Fate una rappresentazione divertente dell'ambito religioso e dei suoi protagonisti...
Joel: "Si, ma non solo in questo film... Ci tengo però a sottolineare che nessuno dei personaggi rappresenta qualcuno di conosciuto, abbiamo solo preso delle ispirazioni per creare degli ibridi con le caratteristiche di uno e dell'altro, come anche, in alcuni casi, abbiamo completamente inventato."

Vi siete divertiti a raccontare un certo modello di tolleranza e sopportazione tutto ebraico, una sorta di Giobbe moderno...?
Ethan: "Per quanto sembri buffo, non avevamo pensato a Giobbe. Qui ad essere messo alla prova è un certo status quo, è la vita del protagonista."

Una sorta di pessimismo insito nella vostra cultura quindi?
Ethan: "Noi siamo ebrei, è una parte enorme della nostra identità ed ha una enorme influenza su ciò che facciamo anche se non ci pensiamo... Forse c'è una sorta di pessimismo, non so..."

Vi aspettate delle proteste per questo?
Ethan: "Per ora le reazioni non sono negative, anche perché gli ebrei molto ortodossi non vanno al cinema, per cui... In effetti ci aspettavamo qualcosa, ma per ora il pubblico ha risposto meglio di quanto pensassimo."
Joel: "Questo vale per la comunità ebraica in generale, negli Stati Uniti questi sono molto sensibili a come i media li descrivono."

Quanto vi sentite influenzati dal cinema europeo?
Joel: "E' difficile essere precisi in merito. E' banale dirlo ma siamo influenzati da tutti i film, compresi quelli europei che vedevamo da ragazzini... Per questo film è difficile pensare a una influenza specifica, non avevamo nulla in mente... Tornando al discorso del 'vuoto', non so se qualche film europeo possa averci influenzato, ma questo è un film decisamente molto 'americano', anche perché racconta la cultura dalla quale proveniamo."

Tanti attori non protagonisti, li avete scelti in base alle loro origini?
Joel: "In passato è successo che qualcuno lo scegliessimo così, da regioni specifiche; qui abbiamo pescato a Minneapolis, da dove vengono per esempio l'attrice che interpreta la moglie e il ragazzino. Michael invece è cresciuto in California e vive a New York: è un mix. Ha colto la differenza tra la cultura ebraica del Middle West e quella di New York che sono molto diverse."

In cosa?
Ethan: "Il Mid west ha una sensibilità meno cosmopolita rispetto alla East Coast, ma non saprei descriverla..."
Joel: "Allen, per fare un esempio, ha una sensibilità tipicamente newyorkese che è diversa da quella di questo film, e così i suoi personaggi son ben diversi da questi. La distinzione esiste, ma è sottile e difficile da descrivere."

Quindi, in definitiva, cosa volevate raccontare, una tragedia o una commedia?
Ethan: "Volevamo semplicemente raccontare una storia; quando scrivi a un certo punto pensi solo ad essere veritiero, senza preoccuparti di cosa penserà la gente, se la percepirà come tragedia o come commedia. Noi ci concentriamo solo su come far funzionare il racconto."

La critica
"'A Serious Man' non ha la chiarezza espositiva che distingueva altre prove dei Coen.Vive all'interno di una cultura, di una tradizione e di una mentalità lontana da noi. Così i rimandi che infittiscono i dialoghi ci paiono poco decifrabili e il divertimento per il gioco al massacro dei fratelli Coen ci viene in parte sottratto."
Francesco Bolzoni 'Avvenire'

"Come 'Crocevia della morte' era un mirabolante esercizio di stile sulla letteratura hard-boiled (Hammett, Chandler, Spillane) e 'Barton Fink' un capitolo apocrifo della Bibbia con agganci al teatro sociale di Odets, così 'A Serious Man' è una mimesi dei grandi scrittori ebrei-americani come Bellow, Roth e Singer. E sicuramente il film più personale dei Coen, e per certi versi il più difficile: lungi da noi affermare che sia solo 'per ebrei', ma una conoscenza non superficiale della Torah e della cabala aiuterebbero. Per farvelo spiegare, non aspettatevi aiuti da Joel e Ethan."
Alberto Crespi 'l'Unità'

"Per rendere più inusuale il tutto, 'A Serious Man' comincia con un episodio avulso dal film e ambientato in uno shtetl (villaggio ebraico) dalle parti di Leopoli, si direbbe un secolo fa. In originale vi si parla yiddish, una sorta di dialetto tedesco che accomunava gli ebrei dell'Europa orientale. E qui siamo appunto nello stile di Mel Brooks. Poi la scena si sposta in una di quelle villette tutte uguali, col prato davanti, Arcadie nei film e telefilm di oltre mezzo secolo fa, poi sentina di ogni orrore in epoca recente. E qui i Coen sconfinano nelle situazioni care a Todd Solondz. Resta un quesito. Nel Minnesota chi andrebbe a vedere un film ambientato nel 1967 su un docente cattolico di fisica all'Università di Milano, con problemi coniugali e familiari, raccontata dai fratelli Taviani?"
Maurizio Cabona 'Il Giornale'

"Come Woody Allen in 'Radio Days' o in 'Crimini e misfatti', i fratelli Coen evocano il proprio passato, l'ambiente della comunità ebraica americana, in 'A Serious Man', film divertente e nero, incantevole e ironico. Satira di usi e costumi ebraici, della particolare ansietà cupa, della religione e solidarietà coatte, del pessimismo oppressivo: eppure, per la finezza e la bravura degli autori, si ride molto."
Lietta Tornabuoni 'La Stampa'

"La commedia di oggi, dopo tanti film belli e un capolavoro, 'Il grande Lebowski', mettono a nudo le proprie radici ebraiche in un tripudio di umorismo nero squisitamente alleniano. La cosa più pregevole di questa tragicomica radiografia di una comunità ebrea nella più anonima America degli anni 60, è la sua galleria di minuti personaggi, servita da un casting strepitoso fin nei ruoli minimi, passata in rassegna con la stessa 'accorata impassibilità' che ha distinto il grande Woody. Intorno al prof di matematica Larry Gopnik sommerso da una pioggia di contrarietà e stordito dalle inique prove di un destino che si accanisce contro la sua natura, imbelle ma degna, di 'serious man', vortica un'esilarante passerella: figli, loro amici e insegnanti della scuola ebraica, fratello parassita, moglie adultera, l'altro uomo, il vicino forcaiolo, la vicina tentatrice, un avvocato, il collega professore, uno studente coreano che lo vuole corrompere per ottenere un buon voto. E soprattutto i tre rabbini dai quali invano cerca indicazioni e conforto."
Paolo D'Agostini 'la Repubblica'

"Il tutto affidato a interpreti sconosciuti e perfetti, con i corpi, le facce, le espressioni marcate e il fisico indeciso di quegli ebrei così diversi, avvertono i Coen, dagli ebrei newyorkesi raccontati da Woody Allen o da quelli insediatisi a Hollywood dai tempi del cinema muto. E pazienza se magari non tutto risulta chiaro alla prima visione, perché in fondo i Coen raccontano anche, con la libertà e la genialità di sempre, uno dei grandi temi di oggi in Europa: lo scontro fra generazioni che era a sorpresa uno dei temi del festival di Roma."
Fabio Ferzetti 'Il Messaggero'

Presentato in anteprima, Fuori concorso, alla IV edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (2009).

2 dicembre 2009
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