A Teheran una Ashura di sangue

Il regime iraniano ha dovuto ammettere che la repressione è stata durissima. Oltre 15 i morti negli scontri tra dimostranti e polizia

Alla fine anche la tv di stato iraniana - che aveva ignorato le dimostrazioni di piazza - ha dovuto ammettere che ci sarebbero 'diversi morti' nei violenti scontri avvenuti in questi giorni a Teheran. Tra l'altro ieri i siti riformisti dell'opposizione hanno riferito un numero sempre crescente di vittime, circostanza però a lungo smentita da fonti della polizia citate dall'agenzia Fars.
Gli scontri sono cominciati sabato scorso nel giorno di Tasua, vigilia dell'Ashura, giorno in ricordo dell'uccisione del nipote di Maometto, l'imam Hussein, per mano degli uomini del califfo Yazid nel 680. I gruppi dell'opposizione al regime di Ahmadinejad avevano annunciato manifestazioni nel fine settimana, e durante queste la polizia è intervenuta con i lacrimogeni e sparando colpi in aria per disperdere i manifestanti.
Il sito d'opposizione Jaras ha riferito che la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo e ferendo diverse persone. Tra i morti, come ha confermato 'Press Tv', anche Seyyed Ali Mousavi, nipote del leader riformista Mir Hossein Mousavi, ucciso negli scontri che hanno devastato il centro di Teheran. A dare la notizia, il sito ufficiale del movimento verde iraniano 'Rahesabz', spiegando che Ali Mousavi, colpito al cuore mentre manifestava in piazza contro il governo di Mahmoud Ahmadienajad, è deceduto nell'ospedale di Ebne Sina a Teheran. Lo stesso Mir Hossein Mousavi si sarebbe recato in ospedale insieme ad altre personalità vicine al fronte riformista.

In precedenza l'opposizione iraniana aveva denunciato la morte di altri manifestanti, ma il capo della polizia di Teheran, generale Azizollah Rajabzadeh, citato dall'agenzia Isna aveva smentito la notizia. "La polizia non ha sparato" ha detto, sottolineando che le milizie schierate nella capitale "non sono dotate di armi da fuoco" e spiegando che due persone sarebbero state vittime di un incidente stradale, un altro uomo sarebbe caduto da un ponte e un quarto sarebbe stato ucciso da un colpo di pistola esploso da "sconosciuti". La polizia ha affermato solo di aver arrestato 300 persone. Un testimone ha raccontato alla Bbc di aver visto un van della polizia investire un manifestante. Alcuni giornalisti hanno denunciato la scomparsa, durante gli scontri, di un loro collega siriano, M. Reza Al Bacha, che lavora per una tv di Dubai.

Alla fine il regime iraniano ha dovuto ammettere che la repressione è stata durissima. Sono oltre 15 i morti negli scontri tra dimostranti e polizia: "Oltre quindici persone sono state uccise durante i disordini" hanno raccontato gli speaker dell'emittente ufficiale citando il ministero dell'Intelligence iraniano. Tra i morti, "più di dieci appartenenti a gruppi anti-rivoluzionari" e "cinque a gruppi terroristici".

Gli scontri sono continuati ieri fino a tarda sera e la notte, soprattutto a Teheran, è stata tutt'altro che tranquilla. Per oggi sono annunciate altre manifestazioni. L'opposizione sembra intenzionata ad andare fino in fondo. E continuano gli arresti. Il sito web Jaras, vicino all'opposizione, fa sapere che questa mattina è stato fermato il leader dissidente Ebrahim Yazdi: "Le forze di sicurezza sono arrivate a casa sua all'alba e hanno arrestato l'attivista politico", afferma il sito, aggiungendo che il nipote era stato fermato poche ore prima. Yazdi è dirigente del Movimento per la liberazione dell'Iran (Mli, liberale), un'organizzazione dissidente in teoria messa al bando, ma praticamente tollerata. Il dissidente, già ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979, ha più di 70 anni.

La condanna della comunità internazionale - E dalla comunità internazionale arrivano voci di condanna per la repressione. Il Canada ha parlato ieri sera di "violenza brutale" impiegata dalle forze di sicurezza iraniane contro i manifestanti dell'opposizione e ha chiesto a Teheran di rispettare i diritti umani. Il Canada è "profondamente preoccupato per la violenta repressione" condotta "dal regime iraniano contro dei cittadini che esercitavano il loro diritto alla libertà di espressione e di riunirsi in occasione dell'Ashura", ha dichiarato in un comunicato il ministero degli Esteri Lawrence Cannon.
Dalla Casa Bianca è arrivata la condanna verso "l'ingiusta repressione delle manifestazioni civili. I manifestanti godono dei diritti universali ad esprimere le proprie opinioni liberamente". Gli Stati Uniti "condannano fermamente" queste violenze, ha dichiarato in un comunicato Mike Hammer, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc). "La speranza, la storia ed anche gli Stati Uniti, sono dalla parte di coloro che vogliono esprimere in modo pacifico i loro diritti universali".
Anche la Francia ha protestato fermamente contro la repressione violenta delle manifestazioni in corso a Teheran e nelle altre città iraniane.
 
[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Corriere.it, Repubblica.it]

 

 

28 dicembre 2009
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