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Addio all'addio alle Province...

Vi ricordate dell'annunciata abolizione delle Province fatta dal governatore Crocetta? Ecco, è evaporata nell'aria

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"Da questa sera in Sicilia non si parlerà più di Province ma di Liberi consorzi e città metropolitane. Esprimo soddisfazione per il gran lavoro fatto dal Parlamento, anche per il metodo introdotto: più volte si è parlato di qualità delle leggi e mi premeva sottolineare che abbiamo approvato una legge chiara, leggibile e di pronta applicazione".
Era l’11 marzo scorso quando il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, annunciava con queste parole l’approvazione della legge che avrebbe dovuto abolire le Province.
Avrebbe, perché a distanza di 7 mesi, quella legge, tribolatissima e travagliatissima non serve più a niente.

Oggi, lunedì 30 settembre, ci si affida alla sintesi del presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando, per capire l'attuale stato delle cose: un articolo unico con scritto a chiare lettere: "In materia di Enti locali la Regione Siciliana recepisce la normativa nazionale".
Sintesi capace di restituire concretamente l’idea che si sta facendo largo fra i deputati di sala d’Ercole all’Ars in merito alla fin qui solo ipotetica riforma siciliana delle Province, annunciata in pompa magna un anno e mezzo fa dal governatore Rosario Crocetta (LEGGI) ma evaporata in questi giorni con la scadenza del termine ultimo concesso ai Comuni per indire i referendum e aggregarsi a questo o a quel libero consorzio, l’ente, fin qui fantasma, creato ad hoc per sostituire le stesse province.

Siamo arrivati al 30 settembre e non esistono i Liberi consorzi e non esistono, ancora, le tre Città metropolitane, quasi la metà di quante se ne conterebbe a livello nazionale con la riforma Delrio. Ecco! La riforma Delrio: proprio quella che il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha suggerito di prendere a modello per varare un provvedimento di iniziativa parlamentare che supererebbe l’impasse del governo regionale.
Una proposta che ha incontrato subito il favore di molti partiti, dell’opposizione ma anche della maggioranza. Fin qui, infatti, la Giunta si è limitata a dire "cosa" ma a non spiegare "come".
Ci sono i nomi, "liberi consorzi" e le tre "città metropolitane" di Palermo, Messina e Catania, ma non ci sono le funzioni né i servizi. Manca la chiave per accendere il motore. Il decreto Delrio la fornisce: resta il termine "Provincia" ma cambiano le funzioni, sindaci, assessori e consiglieri sono nominati con elezioni di secondo livello scegliendo tra gli amministratori locali, fra le competenze ci sono l’edilizia scolastica, le pari opportunità e, per quanto riguarda la sola pianificazione, trasporti, mobilità e ambiente.
Ad oggi la legge del governo Crocetta non ha spostato alcunché: i Comuni che hanno votato tramite referendum per la scelta del libero consorzio si contano sulle dita di una mano. Probabilmente Acireale sarà fuori dalla città metropolitana di Catania e Termini Imerese lascerà Palermo per legarsi a Cefalù, mentre a Gela il referendum non ha neanche raggiunto il quorum. Per il resto, ognuno è rimasto dov’era, ad oggi i liberi consorzi sono identici ai vecchi enti.

Ardizzone avrebbe già pronto un ddl da sottoporre all’attenzione dei capigruppo, anche perché il 31 ottobre scade il mandato dei commissari provinciali (in carica ormai da un anno e mezzo) e l’esecutivo dovrebbe fare ricorso all’ennesima proroga. Si sono già detti favorevoli Pdr, Articolo 4 (che fa parte della maggioranza del governatore) e Forza Italia. Perfino tra i banchi del Pd ci sarebbero diverse adesioni, con il capogruppo Baldo Gucciardi che parla di "valutazioni da fare e decisioni da prendere anche dopo un confronto politico con Roma".

"Il presidente Crocetta - attacca il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone - deve riconoscere una volta per tutte il fallimento della sua pseudo-riforma delle province. È meglio che porti in Aula un testo che ne proponga l’abrogazione. È il caso di recepire il decreto Delrio con una modifica sostanziale, l’introduzione dell’elezione diretta del presidente da parte dei cittadini. Crocetta sia ragionevole ed eviti un estenuante quanto inutile braccio di ferro con la sua stessa maggioranza".
Anche Nello Musumeci rilancia la proposta del proprio gruppo ai parlamentari regionali di tutti gli schieramenti dopo l’appello di Ardizzone: "Un disegno di legge di iniziativa parlamentare che preveda anche l’elezione diretta del presidente dei Consorzi e delle città metropolitane. Possiamo discutere su tutto ma non possiamo togliere ai siciliani il diritto di scegliere il presidente del libero consorzio e il sindaco metropolitano. L’esempio nazionale, su questo aspetto, dimostra proprio in queste ore la realizzazione di indecorosi inciuci e lobby locali che fanno temere il ritorno della peggiore partitocrazia. Sappiamo già che il rimedio sarebbe peggiore del male. Il tempo del governo Crocetta per provvedere alla riforma delle province in Sicilia è scaduto".

Lapidario il giudizio del Movimento 5 Stelle: "Se sarà un flop sarà esclusivamente colpa di Crocetta. Poteva e doveva essere una riforma epocale, ma come sempre il "Re Mida al contrario" ha lasciato tutto a metà e ora cerca di scaricare ad altri le responsabilità della sua inettitudine. Per lui e la sua armata Brancaleone il tempo è scaduto. Deve andare a casa". [Informazioni tratte da Italpress - Corriere del Mezzogiorno]

- PROVINCE ADDIO! (Guidasicilia.it, 07/03/14)

- La Sicilia non ha più Province (Guidasicilia.it, 12/03/14)

- La storica riforma delle Province (Guidasicilia.it, 27/03/14)

30 settembre 2014
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