AGATA E LA TEMPESTA

Soldini ritorna alle atmosfere surreali e fiabesche di Pane e tulipani, con una bizzarra commedia ambientata tra Genova e la Pianura Padana

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AGATA E LA TEMPESTA
di Silvio Soldini

C'era una volta Agata, una libraia innamorata del suo lavoro e di un ragazzo molto giovane. Agata aveva una figlia, un fratello e lo strano potere di fulminare le lampadine ad ogni suo passaggio. Ma poi un giorno si accorse che suo fratello non era suo fratello.
C'era una volta anche Gustavo (Emilio Solfrizzi), un architetto che viveva felice finchè un giorno non scoprì che sua sorella non era sua sorella e da allora fuggì alla ricerca di se stesso. Ed infine c'era Romeo (Giuseppe Battiston), un rappresentante d'abiti che amava sua moglie ma preferiva le altre donne. Romeo aveva lo strambo sogno di aprire un vivaio. Ed in quel sogno entrarono Agata e Gustavo...
Silvio Soldini ritorna alle atmosfere surreali e fiabesche di Pane e tulipani, con una bizzarra commedia ambientata tra Genova e la Pianura Padana. Una stramba famiglia allargata (fino a comprendere Bianchina la gallina!), un coro di personaggi eccentrici e vibranti i cui destini s'intrecciano in una storia senza tempo.

Distribuzione Mikado
Durata 118'
Regia Silvio Soldini
Con Licia Maglietta, Giuseppe Battiston, Emilio Solfrizzi
Genere Commedia

La critica
"Un film come una danza; i personaggi visti non come blocchi monolitici ma come campi di forze, possibilità di mutamento; una protagonista Licia Maglietta così traboccante di energie che al suo passaggio le lampadine si fulminano, i lampioni si spengono, i semafori vanno in tilt. E' 'Agata e la tempesta' di Silvio Soldini, commedia insolita su un soggetto insolito: la felicità. Ovvero la possibilità (il coraggio) di essere felici. Nientemeno. Ma come si gira un film su un soggetto tanto inafferrabile? Elementare, sembra dire Soldini. Pedinando e stanando tutti quegli stadi intermedi che preludono o conducono alla felicità. L'innamoramento. La meraviglia. La scoperta di dimensioni insospettate dell'esistenza. Con tutto quel che ne consegue, perché naturalmente non basta innamorarsi o cambiar vita per essere felici, anzi; ogni mutamento profondo può condurre alla rovina, per evitarlo c'è tutto un lavoro da fare e questo sembra raccontare il film. (...) Solo che a forza di invenzioni e trovatine il film evapora nei regni del superfluo, del lezioso che non morde, non comunica, non emoziona, non lascia tracce o quasi. Dilapidando un cast e un potenziale narrativo notevoli per scompigliare i destini dei personaggi con arbitrio a tratti sconcertante. Abbiamo amato molto Soldini per 'L'aria serena dell'Ovest' e 'Pane e tulipani', ma cosa ricorderemo di 'Agata'? I sorrisi e la danza iniziale della Maglietta, i vestiti sgargianti di Battiston, gli scrittori citati (Alda Merini, Scott Fitzgerald, Flaubert, Amélie Nothomb), non molto di più. Brutta bestia la felicità, al cinema."
(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 febbraio 2004)

"Il film parte divertente ed elettrico, poi si spegne come le lampadine al passaggio della fantastica Licia Maglietta, corteggiata con amore dal regista, perché accumula troppi trattini e parentesi. È come un grande albero, nato su una buona idea cui il regista non ha il coraggio di potare i fronzoli, specie nell' ultima mezz'ora piena di accadimenti inutili e di una tragedia fuori posto. Soldini vuole mandare a casa il pubblico contento, ma non si lascia andare: la commedia è ambiziosa, citazionista, intellettuale anche nella campagna romagnola. La sostengono però attori formidabili, dalla Maglietta, anima e corpo della storia, portatrice sana di sottigliezze espressive, alla Massironi psicologa da tv come la Morante di Verdone. Bravissimi e complementari Emilio Solfrizzi, fratello in panne, lo spiritoso Giuseppe Battiston e l'ottimo Claudio Santamaria che si sdoppia con quell'aria sognata e stravagante con cui conquista, libri e tulipani, il cuore di Licia."
(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 febbraio 2004)

Note
Il film è stato realizzato in collaborazione con Genovaset, Film Commission del Comune di Genova e con
il patrocino del Comune di Ravenna

9 marzo 2004
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