Ahmadinejad scrive al Papa: ''Come insegnano i profeti serve cooperazione tra le religioni''

Gli ultimi tempi per Mahmoud Ahmadinejad non sono stati dei migliori: prima si è visto contestare fortemente dagli studenti universitari la propria politica (e la propria persona), poi ha ricevuto una sonora batosta alle elezioni comunali di Teheran. Insomma, il presidente iraniano ultraconservatore, forse ha bisogno di una correzione balistica ed è per questo motivo, magari, che ha deciso di scrivere al Papa suggerendo una nuova cooperazione tra i differenti credi religiosi per rinnovare i rapporti diplomatici tra le nazioni: ''Le relazioni ingiuste esistenti nel mondo necessitano la cooperazione delle differenti religioni'', ha scritto il reggente della Repubblica islamica dell'Iran. ''E' importante - prosegue la lettera di Ahmadinejad - stabilire nuove relazioni politiche e umane sulla base degli insegnamenti comuni dei profeti''.

Un portavoce della presidenza iraniana ha assicurato che la missiva indirizzata a Benedetto XVI ''non ha contenuti politici'', e forse è semplicemente la risposta alla lettera che il Pontefice ha spedito ad Ahmadinejad per la Giornata Mondiale della Pace ''La persona umana, cuore della pace''. Certo è che non è questa la prima volta che il leader iraniano impugna carta penna e calamaio e scrive ai grandi della Terra: era già successo nei mesi scorsi con il presidente americano George W. Bush, per criticare la politica statunitense ed in particolare la guerra in Iraq, e con il cancelliere tedesco Angela Merkel accusando le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale di usare l'Olocausto come ''alibi'' per tenere soggiogata la Germania e aveva auspicato la creazione di un asse fra Teheran e Berlino. L'ultima lettera, Ahmadinejad l'aveva inviata a novembre al popolo americano per chiedere il ritiro delle truppe americane dall'Iraq.

Il messaggio del leader iraniano è stato consegnato al Papa dal ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki. L'incontro è avvenuto in una saletta accanto all'aula Paolo VI, al termine dell'udienza generale del mercoledì. Nell'incontro, ha riferito la Sala stampa del Vaticano, ''il Santo Padre ha ricambiato gli auguri per i 50 anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Iran''. Benedetto XVI ha riaffermato che la Santa Sede intende esercitare il proprio ruolo in favore della pace ''non come autorità politica, ma religiosa e morale, facendo appello alle coscienze perché i problemi dei popoli vengano sempre risolti nel dialogo, nella mutua comprensione e nella pace''.
Comunque, la lettera recapitata in Vaticano non è stata una sorpresa, l'intenzione del presidente iraniano di inviare una lettera al Papa la si conosceva fin dal maggio scorso. Uno dei portavoce della presidenza di Teheran, Ehsan Jahandideh, ha riferito che il messaggio tratta in particolare degli ''insegnamenti comuni dei profeti''.
Nei giorni scorsi il nunzio apostolico a Teheran, monsignor Angelo Mottola, aveva consegnato ad Ahmadinejad il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace. Nella lettera il Papa aveva ribadito la centralità del tema della libertà religiosa, il cui mancato rispetto ''in alcuni Stati'' è ''un preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo''.

Anche il leader iraniano ha ricevuto in questi giorni un messaggio firmato da 542 attivisti politici e culturali, che denunciano i metodi repressivi del governo di Ahmadinejad nei confronti degli studenti.
In un documento pubblicato ieri dalla stampa politici e intellettuali si sono scagliati contro le misure restrittive imposte alle attività degli studenti universitari, esprimendo la loro ''grave preoccupazione''. La dichiarazione, apparsa sul quotidiano riformista Etemad, fa seguito alle contestazioni subite dal presidente il 12 dicembre durante una visita al Politecnico Amir Kabir di Teheran: quel giorno decine di studenti diedero alle fiamme sue fotografie e intonarono slogan come 'Morte al dittatore'.
Tale episodio, hanno scritto i firmatari della lettera, deve rappresentare ''un serio avvertimento per ogni politico riflessivo''. I 542 attivisti hanno denunciato in particolare le sospensioni dalle attività didattiche di studenti scomodi per le loro attività politiche, ''la limitazione e il divieto di organizzazioni indipendenti degli studenti e di loro pubblicazioni'' e ''le nomine a posti di dirigenti di figure non accademiche''.

Probabilmente il presidente iraniano non risponderà a questo messaggio o lo farà indirettamente, intervenendo illegalmente sul mezzo d'informazione che ha pubblicato l'ennesima condanna di chi proprio non ne vuole sapere di vedere la Repubblica iraniana regredire, repubblica che conosciuto momenti di grande ripresa democratica.

28 dicembre 2006
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