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Allucinante!

Trattativa Stato-mafia: indagato Marcello Dell'Utri. Lui commenta: "Veramente allucinante"

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Un altro nome eccellente nell'indagine sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia subito dopo le stragi del '92. Nei giorni scorsi la Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl) accusato di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
Ricordiamo che Dell'Utri è stato condannato in secondo grado a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'inchiesta, condotta dai pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava, ipotizza l'esistenza di una trattativa tra Stato e mafia che negli anni avrebbe visto alternarsi diversi protagonisti istituzionali, politici e mafiosi. Nell'indagine sono coinvolti, oltre ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Antonino Cinà, il generale dei carabinieri Mario Mori, il suo ex braccio destro al Ros, Giuseppe De Donno, Angelo Angeli, un ufficiale dei carabinieri che, pur avendo messo le mani sul 'papello' durante la perquisizione della cassaforte nella casa di Massimo Ciancimino non l'avrebbe sequestrato, alcuni esponenti dei Servizi e lo stesso Ciancimino jr.
A tirare per primo in ballo Dell'Utri nell'indagine sulla trattativa è proprio il figlio di Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo. È lui a raccontare al processo al generale Mori, imputato di favoreggiamento mafioso, di avere saputo dal padre di stretti rapporti tra il senatore e Provenzano. Don Vito avrebbe riferito al figlio anche che sarebbe stato proprio Dell'Utri, con l'avallo del boss di Corleone, a sostituirlo nella conduzione della trattativa che, fino al '92 sarebbe stata portata avanti da Ciancimino e dai carabinieri.
"Nel dicembre del '92 mio padre venne arrestato e mi disse che la trattativa stava proseguendo. Mi fece un nome, quello di Marcello Dell'Utri". Con queste parole, nell'udienza del 2 febbraio 2010 Massimo Ciancimino, interrogato al processo a carico del generale Mori, parlò del senatore del Pdl (LEGGI). Il suo nome venne fuori anche in uno dei 'pizzini' consegnati dal dichiarante nel 2009 ai magistrati della Dda di Palermo. In uno dei biglietti il boss mafioso Bernardo Provenzano avrebbe scritto proprio di Dell'Utri. Come spiegò Massimo Ciancimino nella stessa udienza nel febbraio 2010 rispondendo alle domande dei pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo: "in quel biglietto Provenzano scriveva a mio padre del 'nostro amico sen.', era Dell'Utri, anche se non era senatore. Mio padre diceva: Provenzano fa confusione, dato che spesso scrive la parola senatore. Mio padre aveva saputo da Provenzano di un suo rapporto diretto con Dell'Utri". Sempre secondo Massimo Ciancimino nei pizzini consegnati dallo stesso ai magistrati si sarebbe parlato anche di un progetto di 'clemenza' per i mafiosi.

A fare il nome di Marcello Dell'Utri anche diversi pentiti, tra cui l'ultimo, Stefano Lo Verso, ma anche Giovanni Brusca, l'uomo che premette il telecomando che fece saltare in aria il tritolo che uccise a Capaci il giudice Giovanni Falcone. Il pentito Lo Verso ha sostenuto di aver saputo da Provenzano che, dopo le stragi del '92 e del '93, Dell'Utri, ex manager di Publitalia tra i fondatori di Forza Italia, si sarebbe offerto come garante politico degli interessi di Cosa nostra. Dall'altra parte del tavolo ancora Provenzano che, in nome dell'accordo stretto, avrebbe assicurato il sostegno elettorale dei boss al partito dell'ex premier Silvio Berlusconi.
E anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, a cui il boss Giuseppe Graviano avrebbe detto che "grazie al paesano (Dell'Utri n.d.r.) e a Berlusconi la mafia aveva il Paese nelle mani", sarebbero finite nell'inchiesta sulla trattativa condotta dai pm di Palermo.

"Io indagato per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra? E' veramente allucinante". Così Marcello Dell'Utri ha commentato con l'Adnkronos la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta per la trattativa tra i boss e lo Stato subito dopo le stragi del '92. "La Procura di Palermo ha fatto una grande insalata russa - ha detto ancora - per quanto mi riguarda i magistati stanno pestando l'acqua nel mortaio". E sui collaboratori che lo accusano tra cui Stefano Lo Verso e il dichiarante Massimo Ciancimino, dice: "Assurdità. E' una cosa inesistente solo a pensarla. Tutta questa vicenda è veramente allucinante".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo, Corriere del Mezzogiorno]

 

 

26 novembre 2011
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