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Amina si salverà

Il presidente nigeriano ha dichiarato: Amina non sarà lapidata. Nessuno in Nigeria sarà lapidato!

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''Amina non sarà lapidata. Nessuno in Nigeria sarà lapidato''.
E' stato il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo ad annunciarlo in una dichiarazione ufficiale a radio e tv nazionali in occasione del 42° anniversario dell'indipendenza.
Obasanjo ha garantito al mondo che Amina, la ragazza di 31 anni accusata di adulterio e condannata da un tribunale locale alla lapidazione, come previsto dalla sharia, non sarà giustiziata.
Il presidente «ha la massima fiducia nelle corti d'appello centrali del paese». Speriamo bene. Di fatto in Nigeria Obasanjo stesso fatica a far rispettare la costituzione nei villaggi del paese che ancora applicano la sharia.

Fonte: Il Manifesto

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La corte d'appello islamica di Funtua, nel nord della Nigeria, ha confermato la sentenza di condanna emessa il 22 marzo scorso dal tribunale di Bakoro, nello stato federale di Katsina. La donna era stata scarcerata il 6 giugno, su richiesta della difesa, perché potesse "occuparsi della figlioletta di un anno".

E proprio questo suo ultimo figlio, avuto dopo il divorzio, è all'origine della condanna a morte. Secondo la sharia (legge islamica), in vigore in 12 stati della Nigeria, una donna commette adulterio se ha rapporti sessuali senza essersi risposata.

Ma i legali della donna non si arrenderanno. Giorni fa hanno già annunciato che in caso di conferma della condanna a morte avrebbero fatto nuovi ricorsi: prima davanti alla corte d'appello islamica dello stato di Katsina, poi davanti alla Corte suprema della Nigeria. In tutti i modi, insomma, proveranno a dimostrare che la loro assistita "ha concepito la figlia prima dell' introduzione della sharia , anche se la nascita, 'prova' dell'adulterio, è avvenuta dopo". La condanna a morte, comunque, non potrà essere eseguita prima del gennaio 2004. Nella evidente disumanità della pena suona come un paradosso la decisione già presa dai giudici islamici di consentire alla donna di allevare la piccola Wasila, nata nel dicembre 2001.

In assenza di fatti nuovi, Amina sarebbe la prima donna in Nigeria ad essere mandata a morte. Prima di lei Safiya Husseini, che era stata condannata con la stessa accusa, aveva ottenuto l'assoluzione in appello proprio nel giorno in cui l'altra veniva condannata a morte. Entrambi i casi hanno suscitato una vasta mobilitazione in Occidente che ora, dopo la decisione della corte di Funtua, tornerà a farsi sentire con forza.

Mobilitiamoci, inondiamo di mail l'ambasciata della Nigeria,
anche in appoggio al presidente Obasanjo che vuol cancellare
la pena capitale nel suo paese


I messaggi di solidarietà possono essere inviati
alla sede dell'Ambasciata della Nigeria a Roma
via Orazio 18, 00193 Roma
fax 06 6832528


Il testo consigliato:

Alla cortese attenzione di Sua Eccellenza Olusegun Obasanjo,
Presidente della Nigeria

Caro Presidente,

le scriviamo per chiederle di fare tutto il possibile per salvare la vita di una cittadina del suo paese, Amina Lawal, condannata alla lapidazione, per adulterio, da una corte islamica dello stato di Katsina. Anche se, in base alla legge islamica, Amina dovrebbe essere punita, crediamo pure che non manchino nelle leggi del suo paese, in particolare a livello federale, norme in base alle quali Amina potrà avere un destino diverso.
Caro Presidente, siamo molto preoccupate/i non solo del destino di Amina, ma anche per il ricorso a pene disumane, come le centinaia di fustigazioni inflitte alle ragazze che hanno relazioni prematrimoniali, le amputazioni degli arti per furto o altri reati minori, tutte pene applicate negli stati del nord della Nigeria in nome della sharia.
Un intervento a favore di Amina Lawal non significa solo salvare una donna dall'esecuzione. Rappresenta una conferma dei principi contenuti nella risoluzione della Commissione diritti umani dell'ONU per una moratoria universale delle esecuzioni capitali, significa rispondere all'appello rivolto alla comunità internazionale dalla Commissione, in quanto stato membro della stessa comunità.

Grazie

20 agosto 2002
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