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Ancora nulla sul sequestro dei due italiani in Somalia

E' massimo riserbo sul rapimento di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini

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Atterrisce il silenzio calato sul rapimento di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani che lavorano per l'organizzazione non governativa CINS, rapiti in Somalia il 21 maggio da un gruppo armato (Leggi "Rapiti in Somalia due volontari italiani").
"Ribadisco la linea di assoluto riserbo, il che non significa che non si stia operando". Pasquale Ferrara, portavoce del Ministero degli Esteri, spiega così il silenzio che avvolge la vicenda della quale sono fino ad ora trapelate pochissime notizie. Altre informazioni ufficiose dicono che l'unità di crisi della Farnesina continua a lavorare dietro le quinte per giungere ad un accordo con i rapitori di cui comunque, affermano altre fonti, non si avrebbero notizie certe.
Il riserbo chiesto dalla Farnesina, così come l'impossibilità di giungere ancora oggi a ipotesi concrete, va letto alla luce della complessa situazione sociopolitica della Somalia. In guerra costante, da anni il paese fronteggia gli scontri tra signori della guerra, corti islamiche, governo somalo e truppe etiopi. In Somalia sono disperate le condizioni della popolazione: il sistema sanitario è gestito esclusivamente dalle Ong straniere, proprio come la CISN per la quale lavorano Occhipinti e Paganini. In questo teatro, caratterizzato dalla disperazione e dall'instabilità la diplomazia italiana dovrà trovare la chiave giusta per riportare in libertà i nostri connazionali.

Somalia, silenzio e misteri sui due rapiti

di Massimo A. Alberizzi (Corriere.it, 5 giugno 2008)
Un silenzio carico di misteri è calato sulla vicenda di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani che lavorano per l'organizzazione non governativa CINS, rapiti in Somalia il 21 maggio. Le informazioni su di loro sono scarse e, al di là delle dichiarazioni di facciata delle autorità, sanno pochissimo anche i nostri servizi segreti e il ministero degli Esteri. Peraltro chi li ha rapiti non sa bene cosa fare e forse da questo dipende la difficoltà dei contatti. Il vertice della FAO a Roma è servito per cercare di dipanare la matassa, ma con scarso successo. I nostri emissari si sono rivolti al presidente eritreo Isayas Afeworki, che ha approfittato dell’appuntamento italiano sulla fame per farsi visitare dai dottori (è malato), fare shopping e quindi tenere un breve discorso sulla penuria di cibo.

Lo sceicco Hassan - Isayas, forse il peggiore dittatore africano, in funzione antietiopica, finanza e aiuta i gruppi islamici di opposizione somala guidati dallo sceicco Hassan Daher Haweis. Contatti sì, ma non certezze. Il Corriere ha accertato che i due italiani sono stati prelevati da un gruppo di shebab (in arabo «gioventù», una sorta di talebani locali) che a sua volta li ha consegnati a una cellula guidata da un certo Hassan Afrah, che sarebbe di etnia habergidir e sottoclan soleiman. Hassan Afrah è un capo miliziano che ha avuto due piedi amputati nel 1993, dopo una feroce battaglia combattuta contro gli americani ai tempi di della missione dell'Onu Unosom. Hassan ha portato gli ostaggi, catturati ad Aw Deghle nei pressi di Afgoi nel Basso Shebele, una cinquantina di chilometri da Mogadiscio, nella capitale e ora la loro prigione si troverebbe nel quartiere di Horuwa, alla periferia nord, vicino all'ex fabbrica della pasta.

Giorni cruciali - Sebbene non ne abbia mai fatto menzione nelle sue interviste telefoniche, Muktar Robow, il cui nome di battaglia è Abu Mansur, il capo degli shebab, si sta «prendendo cura di loro». Finora ha evitato contatti diretti con gli italiani per paura di essere catturato. Abu Mansur è di etnia dighil/mirifle. I prossimi giorni potrebbero essere cruciali per aprire un canale. Subito dopo il rapimento è stata rafforzata la presenza della nostra intelligence a Nairobi, dove è arrivata una task-force di sei uomini. I soldi del riscatto sono pronti. Ora si cerca qualcuno che accetti lo scambio. Come sempre in questi casi, un gruppetto di persone (somali, soprattutto) si è messo a disposizione per dipanare la matassa. Hanno ripetuto: «So parecchie cose. Apro i contatti; attivo i canali». Molti sono semplicemente impostori che cercano sono di spillare qualche soldo in cambio di informazioni fasulle.

Il rapimento - I due cooperanti del CINS sono stati rapiti all'alba del 21 maggio da un gruppo consistente di uomini armati (almeno una ventina). Il commando è arrivato a bordo di due auto e ha assalito la loro casa, nell'albergo in costruzione Dusa Mareb, nella frazione Malable di Aw Deghle. C'è stata una sparatoria e una delle guardie è stata ammazzata. Una volta entrati nei locali il gruppo di assalitori ha bendato i due italiani e li ha portati via. Con loro è stato rapito il direttore somalo del progetto agricolo e capo della sicurezza, Abduraham Yussuf Harale, detto John. Una settimana prima il «Somalia NGO Consortium», un ombrello che riunisce le organizzazioni umanitarie attive in Somalia (ma il CINS non è iscritto), aveva inviato il consueto bollettino settimanale sulla sicurezza.

L'attacco al CINS - Nel notiziario si raccontava un attacco alla sede del CINS avvenuto il 2 maggio, nel quale, era precisato due guardie armate erano state uccise. La versione era stata smentita da Jolanda Occhipinti. La donna aveva invece parlato dell'attacco a un posto di blocco vicino alla loro casa senza nessuna relazione con il CINS. Dopo quell'episodio il «Consortium» aveva inviato all'aeroporto di Merca, una ventina di chilometri a sud di Afgoi, un aereo per evacuare tutti gli stranieri. Quelli del CINS, che dovevano salire a bordo, all'ultimo momento hanno rinunciato. Non è ben chiaro questo atteggiamento: Jolanda Occhipinti è una veterana della cooperazione Il 17 marzo 2007 è stata nominata Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 giugno 2008
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