ArtistixAlcamo Duemilaquattro: Percorsi

Ad Alcamo un dialogo tra Arti Visive, Letteratura, Danza, Musica e Teatro

ArtistixAlcamo duemilaquattro: Percorsi
Artistiperalcamo arriva alla seconda edizione. Un'edizione forse più sofferta e complessa della precedente che, come ogni "prima volta", è stata caratterizzata da una irrinunciabile dose di entusiasmo e di incoscienza capace oggi a condurre gli organizzatori, ad una più profonda riflessione, al desiderio di voler spingere, rischiando, ancora un passo più avanti.
Percorsi nasce da questo rischio, da questa esigenza di procedere, nell'intento di trovare il punto di incontro tra espressioni artistiche capaci di comunicare, attraverso la loro ricerca, anche le contraddizioni del tempo in cui viviamo.
L'esigenza di fare di Alcamo un crocevia dove, in linea con quanto già accaduto nella edizione 2003/2004, artisti di differente formazione, provenienti da strade ed esperienze diverse fra loro, possano incontrarsi in un luogo capace di accogliere le loro unicità accomunandole in un unicum che ne riveli le similitudini ed esalti le peculiarità.
Queste le ragioni che ci spingono a voler fare di "Percorsi" un viaggio virtuale attraverso l'arte contemporanea di differenti paesi Europei, per scoprire come diverse culture a confronto possano, con la loro intraprendente contemporaneità, confrontarsi, attraversare e rivisitare le rispettive tradizioni.
Artistiperalcamo vuole, dunque, continuare ad essere punto di riferimento di un panorama culturale che sappia varcare i suoi stessi confini, facendo sì che i momenti dell'arte possano tornare ad essere occasioni per arricchire l'esperienza e l'immaginazione di artisti e spettatori, il cui sguardo riesca ad incontrarsi in tutte quelle possibili, preziose occasioni in cui scoprire l'esistenza di luoghi sempre nuovi, oltre cui poter spingere la propria curiosità.
Giuseppe Cutino, Direttore Artistico

ArtiVisive
ArtistixAlcamo duemilaquattro
BACIAMO LE MANI WILLKOMMEN
da un'idea di Davide Bramante / a cura di Heidi Sciacchitano
Castello dei Conti di Modica - Alcamo (Tp), 21 Novembre - 19 Dicembre 2004
Kunsthaus Tacheles Berlin, Aprile 2005

Produzione / Associazione per l'Arte
In collaborazione con: Goethe-Institut, Palermo - Kunsthaus Tacheles, Berlin
Tutte le strade, Everywhere, Ovunque
Le ultime ricerche antropologiche legate all'urbanistica portano a pensare alla città come ad un organismo vivente attraversato da flussi, da estensioni, strade, superstrade e sopraelevate, praticate da un continuo vivere di individui, storie, merci e culture.
Le strade che attraversano le estreme periferie e che si confondono con la campagna, portano gli stessi segni, decori degli edifici cittadini, come la pelle degli abitanti che ormai piena di tatuaggi e piercing si confonde con il design, l'arredamento degli interni delle abitazioni.
Oggi la moda, l'arte, la filosofia, il cinema esprimono, parlano, mostrano e rappresentano il concetto di STREET. Le strade uniscono i nostri costumi, i nostri usi, i nostri desideri, queste sono le strade del disegno occidentale. Un flusso continuo, una "marca" che ci riconduce ad una lettura antropologica della città contemporanea come metropoli. Dove non vi è più confine tra rumore e musica, tra insegne e grafitismi, tra luoghi e non luoghi, tra giorno e illuminazioni. Le più azzardate visioni e sogni dei futuristi e degli urbanisti più estremi e radicali si concretizzano in questo flusso vitale di andirivieni tra passato e contemporaneità verso un futuro pieno di aspettative sociali, economiche e di benessere "political correct".
Questa mostra non vuole segnare un confine ma bensì vuole ricercare il concetto di urbanistica umanitaria, una linea di confine, che non vuole essere pretesto di isolamento ma un'estensione estrema che attraverso i propri segni incontra l'Europa e di cui porta tutti i segni e i linguaggi, visivi, politici, economici ed industriali. Un'energia a specchio che riflette l'Europa e si riflette in Europa.
Davide Bramante

Danza
teatrocielod'alcamo
COMPAGNIA ARRIETOS DANZA EN FLAMENCO
''entablao''
25 novembre ore 21.15

Il Flamenco nasce come manifestazione artistica spontanea del popolo gitano-andaluso. Poco si sa delle origini di questo popolo al mancare una documentazione scritta. L'ipotesi più accreditata è che provenga dall'India.
Il flamenco, arte più che mai attuale, è il risultato di un sincretismo musico-culturale ad opera del popolo gitano che nel suo peregrinare (e non di rado fuggire da persecuzioni razziali) si arricchisce dall'incontro con le altre culture. Chiare sono le influenze della musica araba, classica spagnola e indiana solo per citarne alcune.
È solo a metà del XIX secolo che il flamenco da espressione spontanea diventa spettacolo per un pubblico pagante, paradossalmente grazie all'interessamento dell'italiano Silverio Franconetti, che ne era rimasto profondamente colpito.
Aprono allora i cosiddetti cafè-cantante, precursori degli attuali tablao flamenchi, (luogo deputato per eccellenza per l'esibizione dei bailaores ) che accolgono il duende (letteralmente: profondo) flamenco e gettano il seme di ciò che in seguito diverrà quell'arte universale, presente in tutti i teatri del mondo, che emoziona e cattura coloro i quali si lasciano trasportare dal suo ritmo, dal quejio (canto lamentoso), dalla festa e dal dolore.


Letteratura
castellodeicontidimodica
MICHELEPERRIERA
''finirà questa malìa''
Presentazione Prof. Salvatore Nigro
Voce recitante Stefania Blandeburgo
7 dicembre ore 18.00
MARCOPALLADINI
''poesie per un tempo di guerra''

Reading di poesie
11 dicembre ore 18.00

Michele Perriera
(1937) ha fondato e diretto il teatro e la scuola di Teatro Teatés. È uno dei fondatori dello storico Gruppo '63. Scrittore, regista, maestro indiscusso del Teatro Italiano, direttore della collana Teatro di Sellerio, ha vinto, con il testo teatrale "Anticamera" (ed. Sellerio), il premio Pirandello e con il saggio "La spola infinita" (ed. Sellerio) il Premio Mondello. Nella città di vetro - una Palermo fissata per sempre nella luminosità del suo tramonto- accadono fatti inspiegabili e crudeli. Tra effetti illusionistici, strane apparizioni, diffuse superstizioni, animali bionici, agisce una setta (gruppo terroristico o lunga mano di parti del potere), gli schiacciatori di teste: uccidono in modo atroce. Non c'è un piano leggibile, le morti piombano su persone accomunate da una certa sensibilità. Indaga Ersilia, giovane vedova, minacciata e controllata dagli i assassini, ma inspiegabilmente risparmiata. Intorno scorrono i giorni normali, ma tesi e resi frenetici, angosciosi da un senso di pericolo da ultimi giorni dell'umanità. Finirà questa malìa è il terzo romanzo di Perriera che si muove dentro un genere che richiama una fantascienza gialla, claustrofobia e fortemente simbolica. Tutto avviene dentro una cupola chiusa che può essere: il potere oppressivo che degenera in forme capillari di controllo; oppure la camera chiusa della mente dai cui incubi e rappresentazioni non possiamo uscire; oppure il complotto cosmico e quasi divino che sovrappone, tra loro, i piani diversi della realtà.
Marco Palladini, romano, è scrittore e poeta attivo da anni sulla scena nazionale, nonché drammaturgo, critico, regista e performer nell'ambito del teatro d'autore e di ricerca. Ha pubblicato cinque raccolte in versi, da Et ego in movimento ('87) a La vita non è elegante (2002). Nell'ambito del festival internazionale Romapoesia ha ideato e diretto nel '98 il primo "Rave di Poesia" italiano e ha partecipato nel 2001 al primo "Poetry Slam" nazionale.
Per il teatro ha pubblicato la trilogia Destinazione Sade (Arlem, '96) e il dramma Serial Killer (Sellerio, '99). Tra i suoi più importanti lavori in teatro: Me Dea ('91), 12 settimane a Sodoma (Festival di Santarcangelo di Romagna, '93), Giovanna: la Ballata degli Squali (rassegna "Teatri d'autore", Scandicci, '94), Il rumore della notte (Locarno, '95), Rosso Fuoco ("Cantiere di drammaturgie", Roma, 2002). Co-autore e interprete (assieme a T. Lucattini) di Stupidi bambini, piccoli profeti (rassegna "Per antiche vie", Frascati, 2000). Ultimamente ha inscenato e interpretato Litania per Emilio Villa ("Cantieri del Metateatro", Roma, 2003). Ha scritto (con M. Renzaglia) il libro di memoria I Rossi e i Neri - vita e politica negli anni '70 (2002).
E' di prossima uscita il suo disco poetico-musicale Trans Kerouac Road, ispirato ai testi del padre della Beat Generation.

Cadono i grattacieli, non cade l'impero
cade il giorno, cade al buio,
cade l'horror più osceno
cadono i corpi come bombe
e non è un quadro di Magritte
poi mentre scade la pietà
mentiamo dicendoci:
io non c'entro, io non c'ero
(da "Poesie per un tempo di guerra")

 
Musica
teatrocielod'alcamo
GORANBREGOVIC & the Wedding and Funeral Band
15 dicembre ore 21.15
Con le radici nei Balcani, di cui è originario, e la mente nel XXI secolo, le composizioni di Goran Bregovic mescolano le sonorità di una fanfara tzigana, le polifonie tradizionali bulgare, una chitarra e percussioni tradizionali con delle accentuazioni rock…, con lo sfondo di un'orchestra d'archi dai ritmi indiavolati e le voci gravi di un coro maschile, il tutto per creare una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere e alla quale il nostro corpo difficilmente sa resistere. Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni. "il rock. Era l'unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera". Per far piacere ai suoi genitori, si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia ma l'enorme successo del suo primo disco lo fanno diventare una Star. Seguono quindici anni con il suo gruppo White Button e tredici album venduti in 6 milioni di copie. Goran diventerà l'idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni 80, Bregovic si isola in un "ritiro dorato" in una piccola casa sulla costa adriatica. Qui compone le musiche del film di Emir Kusturica "Il Tempo dei Gitani". Ma ben presto i primi disordini scoppiano in Yugoslavia e i due amici sono costretti ad abbandonare tutto e trasferirsi a Parigi. Alla sua origine già mista, Goran ha aggiunto una moglie mussulmana, e i tempi non sono propizi per questa allegra e stimolante mescolanza.

Teatro
chiesass.salvatore
SUDCOSTAOCCIDENTALE
''vita mia''
di EMMADANTE
prenotazione obbligatoria
3 dicembre ore 20.30 ore 22.15

Ottava elegia
Ma chi ci ha rigirati così
Che qualsia quel che facciamo
È sempre come fossimo nell'atto di partire?
Come colui che sull'ultimo colle
Che gli prospetta per una volta ancora
Tutta la sua vale, si volta, si ferma, indugia
Così viviamo per dir sempre addio
.
(RainerMariaRilke)

Entriamo in una stanza vuota con un letto al centro. Cos'è quel letto ci chiediamo: un riparo? Una pace pigra? Un termine?
C'è un viaggio nel tempo e nello spazio attorno a quel catafalco e ciò che muove tutto è qualcosa che non possiamo comprendere. La stanza dove entriamo è un buco sul nulla. È il posto dove l'anima per un attimo si sospende nell'aria prima di strapparsi dal corpo. Una madre guarda con occhi dolci e tristi i tre figli che ha di fronte e gli insegna che la vita è la cosa più preziosa, è qualcosa che fugge, passa. La vita è una corsa attorno a quel letto. "VITAMIA" è il tentativo folle e disperato di ritardare fino allo stremo delle forze quest'ultimo giro prima della morte.
Chi è il prescelto? A chi tocca? Al più grande o al più piccolo? Al più buono o al più cattivo? E soprattutto perché toccherà a chi ancora non è pronto, a chi non si è fermato, a chi mantiene fermi gli impulsi della vita,le idee, le scoperte, i progetti, le piccole cariche d'energia? Tra Gaspare, Uccio e Chicco c'è un morto che deve occupare quel letto, ma la madre non vuole saperne, vacilla, si mette a sedere, piega la testa di lato e se li guarda a uno a uno i suoi maschi di casa: il grande, il
mezzano, il piccolo... Come fa a sentirlo "suo" quel figlio morto? Con quale coraggio lo porterà fra le braccia sul letto "conzato di lutto", dopo averlo vestito e avergli bisbigliato nell'orecchio parole d'amore? Come faranno le sue gambe a non cederle inaspettatamente?
Tutto è immobile: i gesti, i ricordi, le parole di conforto, i rimorsi, quell'ultimo ritmo di pulsazione del cuore che si ripete all'infinito. "Vita mia" è una veglia. Quel letto è una nave di pietra e quella stanza è il mare che ci risucchia e sparisce.

Emma Dante

_________________________

www.artistixalcamo.it

Ingresso agli spettacoli € 5,00 - Ingresso alla mostra e alla sez. Letteratura gratuito.
Ingresso ai laboratori gratuito con prenotazione obbligatoria.
Con il ricavato degli incassi verrà istituita una borsa di studio in una disciplina artistica per un giovane della provincia di Trapani.


Prevendita: Alcamo - Best Records / Palermo - Agricantus / Trapani - Libreria del Corso

23 novembre 2004
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