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Aspettando il Big One siciliano...

Due anni fa gli esperti dissero: "Entro i prossimi 24 mesi la Sicilia potrebbe esssere investita da un terremoto senza precedenti"

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Era l’estate del 2012. Da poco l’Emilia Romagna era stata sconvolta dal terremoto e mentre ancora si contavano i danni dell’evento emiliano qualcuno metteva in guardia: "La Sicilia potrebbe essere investita entro i prossimi 24 mesi da un terremoto senza precedenti", un terremoto di addirittura 7,5 gradi di magnitudo.
La previsione, agghiacciante, era di Alessandro Martelli, direttore del centro di ricerche dell’Enea di Bologna.
Una previsione, quella di Martelli, che incontrò la cautela e... lo scetticismo della Protezione civile regionale. "È noto che la Sicilia sia una regione ad alto rischio sismico, - disse Giuseppe Chiarenza, dirigente del Servizio Sismico Regionale della Protezione Civile, intervistato da SiciliaInformazioni - ma, riguardo al fatto specifico, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dalla Commissione Grandi Rischi. Si tratta di studi condotti da autorevoli scienziati, ma non so quanto possano essere attendibili".
Martelli, sempre intervistato dalla stesso quotidiano online, a questo proposito rispose: "Il problema è che la sismologia ufficiale fa resistenza nei riguardi di alcune teorie. Questi studi di cui si parla, a parte i limiti legati alla zona sismica molto ampia ed ai tempi estesi di accadimento, hanno una probabilità di riuscita molto alta".

Dunque, i prossimi 24 mesi… Tempo scaduto? "Ci sono tre diversi algoritmi di previsione, due elaborati da esperti nazionali e uno da sismologi russi, concordi nel prevedere un forte evento sismico in questa zona, in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due". Il metodo, infatti, si basa sul lavoro con due algoritmi che individuano nell’attività moderata i precursori di un terremoto. "Questi strumenti - è Martelli che parla - non sono in grado di permettere evacuazioni o cose simili, ma sono utili per verificare lo stato di sicurezza di strutture importanti per organizzare la protezione civile e la popolazione. Si tratta di metodologie in fase di sviluppo avanzato ma che non sono ancora ben accette".
Cosa aspettarci in questi ultimi mesi dell’anno? Ci sono studiosi - è questo il punto - che si dicono convinti che qualcosa di drammatico stia davvero per accadere. Secondo alcuni esperti il "Big One" sta per arrivare in terra sicula, mentre la Regione è al momento impreparata. L’80% dei siciliani infatti è senza piano di emergenza e rischia di non avere scampo se davvero arriverà l'evento catastrofico.

Negli ultimi due mesi nell’Isola le scosse si sono moltiplicate. Eolie, zona del Messinese, costa tirrenica, comprensorio etneo. Piccole scosse, ma quasi all’ordine del giorno. Martedì la terra ha tremato quattro volte (3.6 la vibrazione più forte) tra le province di Palermo e Messina. Il terremoto è stato avvertito in 12 comuni.
Gli studiosi ipotizzano il grande terremoto che devasterebbe l’isola siciliana. E se c’è chi parla però di allarmismo inutile l’Università di Trieste, l’Accademia russa delle Scienze e l’International Centre for Theoretical Physics, rilanciano: recenti studi affermano che i tempi sarebbero maturi per un violento terremoto tra la Sicilia e la Calabria. Peggio del sisma aquilano.

IN ITALIA OGNI ANNO SI VERIFICANO OLTRE 10MILA TERREMOTI - "Sono ben 10.000 gli eventi sismici registrati ogni anno in Italia. Negli ultimi 17 anni abbiamo avuto 4 forti terremoti che hanno prodotto circa 400 vittime, decine di migliaia di sfollati e danni stimati in diversi miliardi di Euro. Per non parlare delle aree in cui la sismicità, pur non presentandosi sotto forma di evento sismico distruttivo, ha comunque prodotto scosse avvertibili e danneggiamento per lunghi periodi, come, ad esempio, nelle aree del Pollino o dell'Umbria. In Italia oggi più di 300 'orecchi elettronici' appoggiati sul terreno ad ascoltarne ogni minimo movimento e a dare la possibilità di individuarne il luogo di provenienza, costituiscono la Rete Sismica Nazionale".
Lo ha affermato Riccardo Azzara ricercatore dell'Ingv durante la Settimana del Pianeta Terra, solo in Italia, organizzata dalla Federazione Italiana di Scienze della Terra.

"Pochi sanno che appena venti anni fa, poco prima del Terremoto dell'Umbria-Marche (quello del 1997 che danneggiò la Basilica di San Francesco ad Assisi, facendo tre vittime) c'erano poco più di settanta stazioni sismiche - ha proseguito Azzara - e che alle soglie del nuovo millennio queste non arrivavano nemmeno a cento; in meno di quindici anni si è registrato un incremento quasi del trecento per cento. Ciò ha contribuito a far crescere il livello di conoscenza della sismicità nazionale, dei meccanismi che regolano le modalità di rilascio dell'energia sismica, del collegamento fra lo scuotimento del terreno e le caratteristiche geologiche superficiali. La mole di dati sismologici è sempre crescente, numerose sono le modalità di accesso ai dati anche per chi non fa parte della comunità scientifica".

"Il terremoto è un fenomeno complesso che manifesta la vitalità del Pianeta e non può, né deve, essere evitato, dicono i sismologi. E per riuscire a convivere con un fenomeno che non può essere evitato bisogna, innanzitutto, imparare a conoscerlo". La definizione di rischio ambientale, quello sismico ne è solo un caso particolare, introduce, infatti, il contributo della pericolosità, della vulnerabilità e dell'esposizione. Nel caso dei terremoti la prima individua la probabilità che un determinato livello di scuotimento del terreno prodotto da un terremoto possa essere superato in un lasso di tempo, generalmente fissato a 50 anni. La vulnerabilità sismica è la valutazione della propensione di una struttura a subire un danno a fronte di un evento sismico di una data intensità. L'esposizione è la valutazione della possibilità di subire un danno economico o la perdita di vite umane a seguito di un evento sismico.

"Degli aspetti di pericolosità si occupano i sismologi - ha aggiunto Azzara - della vulnerabilità gli ingegneri, la valutazione relativa al valore esposto è compito di esperti finanziari o assicurativi. È evidente che, dei tre elementi costituenti il rischio, si può intervenire direttamente solo sugli ultimi due. Una efficace prassi di riduzione del rischio, indirizzata specificatamente alla prevenzione, deve passare attraverso la riduzione della vulnerabilità e la minor esposizione di valore. La costruzione di nuovi edifici secondo le normative antisismiche vigenti, l'adeguamento antisismico dell'edificato esistente, sono i passi imprescindibili per rendere le costruzioni in grado di resistere a un terremoto". "La sola esistenza di normative avanzate non basta, però, a garantire che la mitigazione del rischio ottenga successo. Una efficace prassi di riduzione del rischio è essenzialmente un processo di crescita culturale della società che prende piena consapevolezza del significato di pericolosità, lo fa proprio e attiva forme di convivenza con i fenomeni naturali che, in quanto tali, non possono essere impediti".

"In questo quadro - ha concluso Azzara - entra in gioco il ruolo sociale dello scienziato, l'importanza di trasmettere nella maniera più ampia e chiara possibile le conoscenze raggiunte, in modo da concretizzare la presa di coscienza della pericolosità dei territori e rendere automatica l'attivazione di meccanismi di autodifesa. Sismologi e geologi da anni si impegnano nella divulgazione scientifica, nella didattica nelle scuole, nell'informazione in tutte le sue forme. Il futuro della mitigazione del rischio passa necessariamente attraverso l'alfabetizzazione sismologica di una parte sempre crescente di cittadini, a cominciare dai bambini, i cittadini del futuro. Se il nostro lavoro di sismologi riuscirà a far crescere loro con una consapevolezza diversa da quella con cui siamo cresciuti tutti noi, nei prossimi decenni, forse, ci toccherà sempre meno di dover assistere quasi impotenti alle conseguenze disastrose di un evento sismico e il nostro lavoro di ricerca avrà ottenuto un valore aggiunto: quello di aver contribuito a una società migliore".

[Informazioni tratte da SiciliaInformazioni.com, Adnkronos/Ign]

1 settembre 2014
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