Berlusconi vs Berlusconi?

Al processo Sme, nel giorno delle parti civili, la Presidenza del Consiglio ha chiesto la condanna del Presidente del Consiglio

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Ieri, nell'ambito del processo-stralcio Sme, è stata la volta di ascoltare le parti civili, fra queste a deporre contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stata la Presidenza del Consiglio.
Qualuno crederà ci sia un errore su quanto scritto, se così fosse è come se Silvio Berlusconi chiedesse la condanna per Silvio Berlusconi. Beh, effettivamente sembra questa un circostanza paradossale, ma vi assicuriamo che non ci sono errori.
La presidenza del Consiglio ha chiesto infatti la condanna di Silvio Berlusconi, e danni per un miliardo di euro. La spiegazione di questo apparente paradosso sta nel fatto che a parlare in aula in rappresentanza della parte civile per Palazzo Chigi è stato l'avvocato dello Stato Domenico Salvemini. Solo che la costituzione della parte civile avvenne all'epoca del governo D'Alema, mentre ora a guidare il governo c'è Berlusconi.
A questo, il solerte Cavaliere, sembra proprio non avere pensato in tempo...

Tale eccezionalità è stata riconosciuta dallo stesso avvocato Salvemini, ammettendo che si trattasse di "un fatto singolare che ha molto colpito l'opinione pubblica". Prima di entrare nel vivo del suo intervento, quindi, l'avvocato dello Stato ha fornito una spiegazione davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano: "Giuridicamente rappresento la presidenza del Consiglio, e quindi un soggetto giuridico diverso dalla persona fisica del presidente del Consiglio". Il quale, ha concluso l'avvocato, "è qui difeso dai suoi legali e dunque in questo processo rappresenta la parte dell'imputato".
L'avvocato Salvemini è passato poi subito a ricordare quanto sia stato "difficile arrivare a questo processo, con oltre 100 udienze" e quando la presidenza del Consiglio si costituì parte civile oltre quattro anni fa e Berlusconi non era ancora capo del governo. Salvemini ha quindi rievocato le "dichiarazioni di uno dei legali di Berlusconi e l'avvocato e parlamentare di Forza Italia Gaetano Pecorella, il quale in merito ad una legge che ha portato a questo stralcio ha apertamente dichiarato che quella legge era incostituzionale ma necessaria per impedire un giudizio nel periodo della presidenza italiana del semestre Ue". "Il risultato è stato raggiunto", ha detto davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano. L'avvocato dello Stato si riferisce al cosiddetto "Lodo Schifani" che stabiliva la sospensione dei processi a carico delle cinque più alte cariche dello Stato e che venne poi bocciato dalla Consulta, ma che provocò 10 mesi di sospensione del procedimento per Berlusconi, la cui posizione è stata stralciata in questo processo, mentre quello principale si è concluso in primo grado il 22 novembre 2003 con la condanna per uno dei due capi di imputazione per i principali coimputati del premier, fra i quali il parlamentare di Forza Italia Cesare Previti.

Sciolto il nodo, per così dire, l'avvocatura dello Stato ha chiesto la condanna di Berlusconi con un risarcimento "in via equitativa" di 1,1 milioni di euro ed una provvisionale "immediatamente esecutiva" di 300mila euro.
"Qui non è contestata una corruzione qualsiasi - ha dichiarato Salvemini - ma il mercimonio dell'attività di un giudice. Un caso eclatante di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. Non una corruzione generica ma generalizzata di un giudice".
Nel corso della sua arringa, Salvemini ha puntato l'indice sul movimento di cospicue somme di denaro (434 mila dollari nel marzo 1991) da conti esteri riconducibili alla Fininvest, verso il giudice Squillante e altri tra giudici e avvocati, per dimostrare che Silvio Berlusconi avrebbe corrotto i magistrati. "Il denaro - ha detto l'avvocato Salvemini - è partito dal gruppo imprenditoriale per arrivare sui conti esteri di un magistrato. Questo porta ad affermare che quel magistrato era al servizio della Fininvest". "Siccome - ha continuato Salvemini - non è stata trovata una causale lecita perché i soldi dovessero andare da Fininvest a Squillante, anzi da Silvio Berlusconi al giudice Squillante, la deduzione logica è che questi fossero il pagamento di una corruzione".
Il legale ha contestato anche le spiegazioni, secondo cui una parte cospicua del denaro potrebbe essere riconducibile ad onorari, versati a Cesare Previti (circa 16 miliardi) in qualità di legale del gruppo: "Di parcelle non vi è traccia, e anche la spiegazione che fossero soldi in nero non regge. Non c'è alcuna documentazione del lavoro che Previti avrebbe svolto all'estero per meritare quei soldi - ha precisato Salvemini - e lo stesso Silvio Berlusconi non ci ha affatto parlato di un ruolo straordinario di Previti: era uno dei quasi 100 legali di Fininvest".

Allo stesso modo, secondo l'avvocato, non reggerebbero le spiegazioni di un giro di "compensazioni" tra i protagonisti della vicenda, per l'acquisto di alcuni appartamenti mai portato a termine: "E' tutto non credibile". Secondo Salvemini, invece, vi furono rapporti tra Berlusconi e Squillante fin da quando, nel 1985, il giudice assolse l'attuale premier in un processo per l'installazione di alcuni ripetitori avvenuta, secondo l'accusa, irregolarmente.

L'arriga dell'avvocato Domenico Salvemini è stata contesta da Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi, che l'ha definita "politica", così com'è stata definita "politica" la richiesta di condanna a otto anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per entrambi i capi di imputazione, del pm Ilda Boccassini. "L'avvocato dello Stato - dice Ghedini - è stato nominato dalla precedente maggioranza, oggi opposizione, e sta facendo un intervento squisitamente politico. Le accuse non sono soltanto gravi ma pure  sbagliate. E' un intervento squisitamente politico".

20 novembre 2004
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