Bilancio del Referendum: le ragioni della sconfitta, le ragioni per continuare

Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa inviatoci dal Comitato Promotore Provinciale
di Catania  per il Si ai due Referendum Popolari del 15/16 giugno 2003

Il risultato del referendum sull’estensione dell’art. 18 a tutti i lavoratori indipendentemente dalle dimensioni delle imprese è largamente negativo. Su di esso ha pesato certamente l’oscuramento dei mezzi di comunicazione di massa e l’astensionismo propagandato dal 90% delle forze politiche da AN ai DS.

Non si tratta di un astensionismo consapevole, ma , al contrario, di un senso comune imposto per il quale il Referendum non avrebbe cambiato nulla. Il limite della nostra iniziativa deve essere proprio ricercato nella difficoltà di convincere anche chi era d’accordo con noi sul carattere drammatico della scelta e cioè che il Referendum era l’unico strumento legale per bloccare la sospensione dell’art. 18  nelle piccole aziende con il ddl 848-bis in discussione in parlamento e la controriforma del mercato del lavoro che si riassume nel libro bianco del ministro leghista Maroni e nel Patto per l’Italia firmato da CISL e UIL. E infatti  le nuove forme contrattuali e la tendenziale eliminazione dei contratti nazionali di lavoro ( staff – leasing: affitto di squadre di lavoratori, job on call: lavoro a chiamata, job sharing: suddivisione di una prestazione di lavoro su più lavoratori), assieme allo smembramento delle imprese,  puntano, oltre alla eliminazione dei contratti nazionali di lavoro, alla estensione anche alle medie e grandi imprese delle discriminazioni vigenti nelle piccole.

Insomma licenziamenti più facili per tutti, precarizzazione totale dei rapporti di lavoro.
Non siamo riusciti ad impedire l’oscuramento della drammaticità delle scelte che il referendum poneva per tutto il lavoro e per la difesa del principio di uguaglianza dei lavoratori e dei cittadini.

La responsabilità principale è da ricercare tra le forze del centro-sinistra che tra i lavoratori e Berlusconi hanno scelto quest’ultimo.
I loro gruppi dirigenti, a differenza degli elettori che costituiscono buona parte degli 11 milioni di SI, in assoluta coerenza con le politiche neoliberiste di demolizione dei diritti iniziate con il governo di centro-sinistra (pacchetto Treu L. 196/’97) hanno scelto la prosecuzione di quelle politiche nel solco della continuità tra Treu ed il leghista Maroni. Con l’indicazione dell’astensionismo hanno contribuito a quella demolizione degli istituti democratici iniziati con la scelta del sistema elettorale maggioritario.

Nello stesso tempo la campagna referendaria ha consentito una larga discussione di massa sul tema del lavoro, ha determinato uno schieramento di 11 milioni di elettori coscienti e determinati che costituiscono l’argine rispetto alle politiche del governo contro i lavoratori. 

Il Comitato catanese,  mentre ringrazia tutte le forze ed i singoli cittadini che hanno contribuito con passione ed intelligenza, valuterà pubblicamente i risultati in una Assemblea rilanciando l’iniziativa di contrasto alle leggi liberticide del governo ed alla demolizione dello stato sociale che sul tema delle pensioni, della salute e della scuola si avviano per l’autunno

18 giugno 2003
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