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Bufera sul ddl per il riconoscimento delle coppie di fatto

Annunciata battaglia in aula e in piazza contro il disegno di legge promosso da Apprendi (Pd) e Aricò (Fli)

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Sarà battaglia, in Aula e nelle piazze. Il percorso del disegno di legge per il riconoscimento delle coppie di fatto all'ordine del giorno ieri all'Assemblea regionale siciliana, si preannuncia complicato e pieno di ostacoli.  Il ddl, promosso dai parlamentari Pino Apprendi (Pd) e Alessandro Aricò (Fli), ha già causato la levata di scudi del centrodestra ed è stato già fortemente criticato dall’associazionismo laico e religioso riunito nel "Forum delle famiglie" che, ieri pomeriggio, si è riunito in una manifestazione di protesta davanti all’Ars. I giovani del Pdl, per l'occasione, hanno inscenato la celebrazione simbolica di matrimoni omosessuali. "L'iniziativa - ha speigato Mauro La Mantia, presidente regionale di Giovane Italia - serve a sensibilizzare la cittadinanza su un disegno di legge discriminatorio nei confronti della famiglia naturale, riconosciuta e tutelata dalla Costituzione. In caso di approvazione anche le coppie omosessuali potranno accedere in futuro all’assegnazione delle case popolari ed a benefici economici, che saranno così sottratti alle famiglie. In questo momento di crisi economica riteniamo folle discriminare la famiglia, la prima cellula sociale con funzioni economiche, educative ed assistenziali".

L'Arcigay di Palermo ha criticato la manifestazione contro il ddl. "La manifestazione 'goliardica', con la rappresentazione simbolica di matrimoni omosessuali è una risposta che rischia facilmente di diventare ridicola, e che prende in giro l'istituzione del matrimonio in sé, oltre all'Assemblea regionale Siciliana. I manifestanti e persino alcuni membri dell'ARS, anziché lavorare nelle istituzioni o fuori da esse per difendere e promuovere i diritti dei cittadini e delle famiglie siciliane o tentare di risolvere i gravi problemi che la politica riesce solo ad aggravare, preferiscono inscenare un siparietto di protesta contro un ddl che sicuramente manifesta un segno di attenzione nei confronti di chi è stato fino ad oggi ignorato, ma che, lo ricordiamo, in effetti non avrebbe alcun effetto sulla vita delle centinaia di migliaia di persone omosessuali e transgender che vivono in Sicilia. Questo dimostra che del tema dei diritti o della protezione della 'famiglia naturale' a questi estremisti non interessa affatto, ed è in realtà un alibi per mascherare il proprio fallimento come amministratori, le proprie insicurezze, la propria omofobia. Noi oggi continueremo a lavorare, come abbiamo sempre fatto, per i diritti di tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, identità di genere, etnia, confessione religiosa, cittadinanza, età, stato di salute".

Rigurado al ddl, ha parlato invece di "segnale inquietante", di "attacco alla famiglia naturale" e di "lesione dei principi della comunità cattolica" il vicepresidente vicario del Pdl all’Ars, Salvo Pogliese, mentre Salvino Caputo ha sottolineato provocatoriamente: "Se la finestra legislativa è stata voluta per esaminare con priorità alcuni disegni di legge di importanza strategica per la Sicilia, mi chiedo quali siano state le motivazioni che hanno indotto la conferenza dei capigruppo a individuare il disegno di legge sulle unioni civili. Forse qualche matrimonio omosessuale di fine anno?".
Anche la Cgil è scesa in campo contro il ddl: per Antonio Riolo, delle segreteria regionale del sindacato, e Claudio Lo Bosco, responsabile regionale del settore "Nuovi diritti", il testo sulle coppie di fatto "è una mera operazione di facciata senza ricadute concrete". Immediata la replica di Apprendi, uno dei padri del ddl: "Se Riolo e Lo Bosco vogliono, possono farmi pervenire emendamenti che presenterò in Aula, quando si aprirà la discussione".

Comunque, il presidente dell'Ars Francesco Cascio ha precisato che non è certo che la legge venga esaminata entro la fine dell'anno.

[Informazioni tratte da Corriere del Mezzogiorno - Italpress, Arcigay Palermo]

14 dicembre 2011
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