BURRI E FONTANA / MATERIA E SPAZIO

La Fondazione Puglisi Cosentino mette in scena due ''titani'' dell'Arte Italiana: Alberto Burri e Lucio Fontana

"BURRI E FONTANA - MATERIA e SPAZIO"
Mostra a cura di Bruno Corà
Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle. Catania
Dal 15 novembre 2009 al 16 maggio 2010

Per realizzare la più essenziale esposizione che sia mai stata dedicata al confronto tra i due titani dell'arte italiana del '900, Alberto Burri e Lucio Fontana, si sono messe insieme tre Fondazioni: quelle intitolate ai due artisti (la Fondazione Fontana di Milano e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello) e la Puglisi Cosentino che, con la curatela di Bruno Corà, propone ed organizza la grande mostra che sarà allestita appunto a Palazzo Valle, nel cuore storico di Catania.
Protagonista, dal 15 novembre 2009 al 16 maggio 2010, sarà il confronto tra opere sceltissime dei due interpreti dell'arte contemporanea a livello internazionale, artisti che, ognuno con specifiche invenzioni pittorico-plastiche, hanno segnato i gradi più avanzati della ricerca artistica negli ultimi sessant’anni, imprimendo alle arti visive una svolta di radicale mutamento.
L'evento ha la particolarità di proporre, vis a vis, i capolavori dei due maestri, opere attentamente selezionate per documentare un arco temporale che vede entrambi impegnati con vigore nell'affermazione delle due distinte poetiche: il primato della materia per Burri e la concezione spaziale per Fontana. Ambiti di ricerca che, anche dopo la scomparsa dei due protagonisti, continuano ad essere il terreno di ricerca di tutte le generazioni a loro successive: dagli artisti minimalisti e dell'arte povera sino ai protagonisti dell'arte dell'environment e della scultura en plein air.


Alberto Burri: Catrame, 1949

A partire dalla condivisa volontà di sottolineare l'essenziale contributo fornito dall'arte dei due grandi maestri, si è proceduto all'individuazione dei nuclei più significativi della loro creazione. Così, se per Burri la materia è stata di volta in volta ‘presentata’ nelle elaborazioni dei "Catrami", dei "Sacchi", delle "Plastiche", delle "Combustioni", dei "Ferri", dei "Cellotex", dei "Cretti", fino allo straordinario "Cretto di Gibellina" che trova proprio in Sicilia la sua dimensione a scala paesaggistica, per Fontana l'assidua definizione della spazialità avviene sotto il segno dei suoi "Concetti spaziali", siano essi le sculture del '47 o i "Buchi" e i "Tagli-Attese" degli anni tra il '49 e il '58, oppure gli "Ambienti", le "Nature", i "Quanta" e i "Teatrini" e altre straordinarie creazioni in metallo o al neon che concludono la sua vicenda artistica.
La mostra (circa 100 le opere scelte da Bruno Corà) è allestita negli eleganti saloni di Palazzo Valle, capolavoro del barocco catanese. L’allestimento rende possibile l’osservazione contestuale delle opere. Una sezione del percorso espositivo sarà dedicata alle grafiche e ai disegni dei due maestri, rendendo così possibile un approfondimento delle fasi preliminari e di studio dell’opera dei due maestri.


Lucio Fontana: Concetto spaziale. Natura 1959-60

"Il nostro obiettivo - afferma Alfio Puglisi Cosentino, Presidente della Fondazione Puglisi Cosentino - è di approfondire la riflessione avviata con la mostra inaugurale di Palazzo Valle, mostra dedicata alle "Costanti del classico nell’arte del XX e XXI secolo", esposizione che ha goduto di un oggettivo, amplissimo consenso di critica e di pubblico. Forti di quella prima, importante esperienza, proponiamo il confronto ravvicinato tra due degli artisti italiani più internazionali del Novecento. Un confronto che sarà accompagnato da un intenso programma di iniziative che la Fondazione Puglisi Cosentino sta definendo per offrire al meglio, a siciliani e turisti, un evento di assoluto spessore".


Alberto Burri: Rosso Plastica 1962

Importante anche il volume della mostra, edito da Silvana Editoriale e a cura di Bruno Corà, Chiara Sarteanesi e Valeria Ernesti: oltre a documentare tutti i cicli di lavoro dei due artisti presenti nella mostra, conterrà un saggio del curatore, che porrà in luce sia le relazioni dei due maestri con le avanguardie storiche, sia l’influenza da loro esercitata sulle correnti artistiche successive. Apparati biobibliografici aggiornati delle singole personalità concluderanno la pubblicazione.

Alberto Burri. Breve biografia - Alberto Burri nasce a Città di Castello (Perugia) il 12 marzo 1915. Si laurea in medicina nel 1940. Quale ufficiale medico è fatto prigioniero degli alleati in Tunisia nel 1943 e viene inviato nel campo di Hereford, Texas. Qui comincia a dipingere. E’ stupefacente pensare che nel momento più buio e doloroso della vita, quando si pensa di non avere scampo, si possa rinascere a nuova vita scoprendo un lato di noi che forse in altre condizioni non avremmo mai espresso. Tornato in Italia nel 1946, dove trova un paese in disfatta, irrimediabilmente povero, in soggezione e inferiorità rispetto a chi lo aveva soccorso, si stabilisce a Roma e si dedica alla pittura. Nel '47 e '48 tiene le prime personali a Roma (Galleria La Margherita). Nel 1947 un amico lo convince a partecipare al Premio nazionale di pittura intitolato "Città di Perugia", dove vince il secondo premio con un dipinto ancora figurativo, nel quale la composizione essenziale denota già il suo interesse per la materia colorante stesa con notevole spessore sulla tela dalla trama molto evidente. Nel 1951 partecipa alla fondazione del gruppo "Origine" con Ballocco, Capogrossi, Colla, e l'anno successivo espone, alla Galleria dell'Obelisco, Neri e Muffe. Fin dall’inizio della sua carriera, l’artista evita sempre di "spiegare" la propria pittura, sostenendo che un fatto visivo non può essere spiegato con parole: "Le parole non significano niente per me, esse parlano intorno alla pittura. Ciò che voglio esprimere appare nella pittura". Dal 1950 assumono rilievo i Sacchi, fino a predominare nelle mostre personali che, dopo Roma, si tengono anche in varie città americane ed europee: Chicago, New York, Colorado Springs, Oakland, Seattle, San Paolo, Parigi, Milano, Bologna, Torino, Pittsburgh, Buffalo, San Francisco. Al volgere del sesto decennio, nei successivi appuntamenti con il pubblico (Venezia, Roma, Londra, New York, Bruxelles, Krefeld, Vienna, Kassel) appaiono i Legni, le Combustioni, i Ferri. Agli inizi degli anni sessanta si segnalano in successione ravvicinata, a Parigi, Roma, L'Aquila, Livorno, e quindi a Houston, Minneapolis, Buffalo, Pasadena, le prime ricapitolazioni antologiche che, con il nuovo contributo delle Plastiche, diverranno vere e proprie retrospettive storiche a Darmstadt, Rotterdam, Torino e Parigi (1967-1972).
Gli anni '70 registrano una progressiva rarefazione dei mezzi tecnici e formali verso soluzioni monumentali, dai Cretti (terre e vinavil) ai Cellotex (compressi per uso industriale), mentre si susseguono le retrospettive storiche: Assisi, Roma, Lisbona, Madrid Los Angeles, San Antonio, Milwaukee, New York, Napoli. Successivamente Burri realizza complessi organismi ciclici, a struttura polifonica. Il primo è Il Viaggio, presentato a Città di Castello nel 1979 e passato l'anno successivo a Monaco di Baviera, poi Orti a Firenze nello stesso '80, Sestante a Venezia (1983) e Annottarsi (‘85 e '86), che inizia da Roma la presentazione in varie città europee. Nell'84, per inaugurare l'attività di Brera nel settore del contemporaneo, Milano ospita una esaustiva mostra di Burri.
La fortuna critica del pittore si intreccia strettamente da un lato con le reazioni-contrasto relative alla divulgazione della sua opera, sempre in rapporto a una diversa evoluzione del gusto secondo la cultura di fondo dei vari paesi europei e americani, dall'altro con le approssimazioni e i tentativi della critica di rapportarne il significato e le motivazioni alle pseudo-categorie divulgate di uso internazionale: art brut, informale, concettuale, ecc. In questa logica, i quotidiani e i periodici d'informazione finiscono per registrare, dagli anni cinquanta a oggi, un'esemplare mutazione del gusto di massa, dalla ripulsa scandalizzata alla accettazione curiosa, all'accettazione motivata, all'esaltazione acritica. In concreto la linea portante della lettura critica passa sostanzialmente attraverso i testi sollecitati dalle mostre e attraverso i saggi ospitati da riviste specializzate. E' significativo che le prime assonanze venissero da voci di poeti (L. De Libero, L. Sinisgalli, E. Villa, J.J. Sweeney). Sweeney, allora direttore del Solomon Guggenheim Museum di New York, dopo aver accolto l'opera di Burri in una selezione del museo (Younger European Painters, New York, 2 dic. 1953 - 21 feb. 1954), ne illustra il lavoro in un importante saggio monografico, lo presenta alla VII Quadriennale di Roma nello stesso anno e vi ritorna con appassionata e lucida partecipazione in occasione della mostra itinerante del '57 - '58 "Paintings by Alberto Burri", Carnegie Institute, Pittsburgh (1957), e della Biennale Veneziana del '58. Nel 1958, quando Palma Bucarelli, direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma, decide di esporre e in seguito acquisire l’opera di Burri Grande bianco del ’52, un autorevole rappresentante del partito comunista promuove un’interpellanza parlamentare in cui, criticando aspramente l’iniziativa, definisce l’opera "un’indegna sozzura". Saranno sempre esponenti della critica internazionale a seguire il processo espositivo e divulgativo dell'opera di Burri (tra gli altri J.P. Byrnes, M. Tapié, A. Pieyre de Mandiargues, E. Vietta, P. Wember, H. Read), mentre la critica italiana sembra accorgersi di questo outsider nel momento stesso in cui se ne verifica l'accettazione accademica nell'ambito del museo e nelle "rappresentative" dell'arte attuale. Pagine appassionate gli dedica Arcangeli; Argan ne presenta la prima retrospettiva di Bruxelles del 1959 e la personale alla XXX Biennale di Venezia (1960), mentre i primi approfondimenti storici sono di Calvesi e di Crispolti.


Alberto Burri: Cellotex, 1979

Gli anni sessanta vedono convergere sull'artista attenzioni e consensi improntati a svariate giustificazioni critiche e metodologiche, nel tentativo di inquadrare in sistemi generali le motivazioni contenutistiche e formali. Si segnalano in tal senso gli apporti di Brandi, culminati, dopo la presentazione di una mostra nel '62, in un'ampia e documentatissima monografia. Dopo quella sintesi ufficiale e nuove stimolanti prospettive di indagine proposte da Calvesi, saranno ancora le esposizioni, tematiche o retrospettive, a stimolare il lavoro esegetico degli ultimi due decenni, dal contributo, ancora una volta, di Sweeney (Houston, 1963) alla retrospettiva storica di Brera e alle personali in varie città europee. Nel 1973 Burri riceve dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio Feltrinelli per la Grafica, con la seguente motivazione: "per la qualità e l’invenzione pur nell’apparente semplicità, di una grafica realizzata con mezzi modernissimi, che si integra perfettamente alla pittura dell’artista, di cui costituisce non già un aspetto collaterale, ma quasi una vivificazione che accoppia il rigore estremo ad una purezza espressiva incomparabile". L’artista devolve il premio per il restauro del ciclo di affreschi di Luca Signorelli nell’Oratorio di San Crescentino a Morra (Città di Castello).
Fin dagli anni sessanta il pittore aveva manifestato il desiderio di donare un consistente numero di opere alla propria città natale a condizione che fosse messo a disposizione uno spazio da lui ritenuto adeguato allo scopo; intende realizzare in vita ciò che per molti artisti viene fatto da altri solo dopo la loro scomparsa. Desidera scegliere il luogo, selezionare le opere, curarne personalmente l’allestimento. La scelta cade su Palazzo Albizzini, un palazzo nobiliare della fine del XV secolo; nel 1978 viene istituita la Fondazione Palazzo Albizzini "Collezione Burri": a Città di Castello dal 1981 sono così esposte in permanenza a Palazzo Albizzini centotrenta opere, omaggio di Burri alla sua città.
Nel 1989 la Fondazione Palazzo Albizzini acquisisce gli Ex Seccatoi del Tabacco, complesso di capannoni industriali destinati fino agli anni sessanta all'essiccazione del tabacco. Queste architetture irripetibili, di insolita grandezza, completamente dipinte di nero all'esterno per desiderio di Burri, sono state così trasformate in una gigantesca scultura, contenitore ideale per i grandi cicli pittorici come Il Viaggio, Annottarsi, Rosso e Nero, Non Ama il Nero. L’eccezionalità di questa realtà museale è che può essere considerata l’ultima straordinaria creazione dell’artista. Queste e altre numerose opere, tra cui le tre sculture Grande Ferro Sestante, Grande Ferro K, Ferro U, collocate all'ingresso degli Ex Seccatoi del Tabacco, sono state donate dall'artista a Città di Castello per completare il primo nucleo collocato a Palazzo Albizzini. Nel 1990 la Fondazione Palazzo Albizzini pubblica un amplissimo volume con la documentazione relativa a circa 2000 opere dell'artista (Burri contributi al Catalogo Sistematico). Sempre nel 1990, la galleria Sapone di Nizza espone alla F.I.A.C. di Parigi una serie di Cellotex.
Nel 1991 una grande retrospettiva, organizzata dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, è allestita a Palazzo Pepoli Campogrande, ove vengono esposte per la prima volta le opere di piccolissimo formato. Contemporaneamente il Castello di Rivoli presenta venti Cellotex inediti. Sempre nel 1991 Burri espone alla Mixografia Gallery di Los Angeles. Nel 1992 viene presentato al pubblico il ciclo Metamorfotex agli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello e con l'occasione la Fondazione Palazzo Albizzini presenta il catalogo degli Ex Seccatoi del Tabacco, con bibliografia aggiornata. Nello stesso anno nuovamente la Galleria Sapone di Nizza propone opere di Burri alla F.I.A.C. di Parigi al Grand Palais, questa volta con quadri dal 1949 al 1992; la Galleria delle Arti di Città di Castello ospita una mostra di grafica. Nel 1993 presso gli Ex Seccatoi del Tabacco viene aperto al pubblico un nuovo ciclo, dal titolo Il Nero e l'Oro, che consta di 10 Cellotex. Nello stesso anno viene realizzata per Faenza un'opera in ceramica di grandi dimensioni, che porta lo stesso titolo Il Nero e l'Oro, dono dell'artista alla città. Nel 1994 Burri partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il Guggenheim Museum di New York. Dall' 11 maggio al 31 giugno 1994 presso la Pinacoteca Nazionale di Atene viene presentato il ciclo Burri il Polittico di Atene, Architetture con Cactus. Il 10 dicembre 1994 viene celebrata la donazione di Burri agli Uffizi in Firenze, che comprende un quadro Bianco Nero del 1969 e tre serie di grafiche datate 1993-94.
Alberto Burri muore a Nizza il 13 febbraio 1995.

- La Fondazione Burri Opera Ultima di Chiara Sarteanesi

Lucio Fontana. Breve biografia - "Le idee non si rifiutano, germinano nella società, poi pensatori e artisti le esprimono" (dal "Manifiesto Blanco", Buenos Aires, 1946)
Lucio Fontana nasce in Argentina, a Rosario di Santa Fè, il 19 febbraio 1899. Il padre Luigi, italiano, in Argentina da una decina d’anni, è scultore e la madre, Lucia Bottino, di origine italiana, è attrice di teatro. A sei anni, con il padre, viene a Milano per frequentare le scuole. Già nel 1910 inizia il suo apprendistato artistico nella bottega paterna. Si iscrive poi a una scuola per Maestri Edili che lascia per arruolarsi come volontario nella prima guerra mondiale. Ferito, è congedato con medaglia d’argento al valore militare; riprende quindi gli studi e si diploma. Nel 1921 torna in Argentina, a Rosario di Santa Fè e inizia la sua attività di scultore nella bottega di scultura del padre. Apre poi un proprio studio a Rosario. Tra il 1925 e il 1927 vince alcuni concorsi e realizza, tra gli altri, il monumento a Juana Blanco. Torna a Milano nel 1928 per iscriversi, come allievo di Adolfo Wildt, al 1° corso dell’Accademia di Brera: a fine anno è promosso al 4° corso. Partecipa intanto a esposizioni e concorsi in Italia, in Spagna e in Argentina. Nel 1930 conosce Teresita Rasini che diventerà sua moglie. Spaziando tra figurativo e astratto, la sua scultura, sia in terracotta sia in gesso, con o senza colore, diventa più libera e personale. In quegli anni, importantissimi per la sua ricerca artistica, sempre più riconosciuta dai maggiori critici, da Argan a Belli, Persico, Morosini, partecipa alla Triennale di Milano, alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma; espone più volte alla Galleria del Milione, inizia l’attività di ceramista ad Albisola e, nel 1937, alla Manifattura di Sèvres dove realizza alcune sculture di piccolo formato che espone, e vende, a Parigi. Intensa, già in questo periodo, la sua attività con gli architetti più all’avanguardia.
All’inizio del 1940 parte per Buenos Aires, dove si stabilisce, lavora intensamente e vince vari concorsi di scultura. Professore di modellato alla Scuola di Belle Arti, nel 1946 organizza con altri una scuola d’arte privata: l’Accademia di Altamira che diventa un importante centro di promozione culturale. E’ proprio qui che, in contatto con giovani artisti e intellettuali, elabora le teorie di ricerca artistica che portano alla pubblicazione del Manifiesto Blanco.
Rientrato a Milano nell’aprile del 1947, Fontana fonda il "Movimento Spaziale" e, con altri artisti e intellettuali, pubblica il Primo Manifesto dello Spazialismo. Riprende l’attività di ceramista ad Albisola e la collaborazione con gli architetti. L’anno seguente vede l’uscita del Secondo Manifesto dello Spazialismo. Nel 1949 espone alla Galleria del Naviglio l’Ambiente spaziale a luce nera suscitando al tempo stesso grande entusiasmo e scalpore. Nello stesso anno nasce la sua invenzione più originale quando, forse spinto dalla sua origine di scultore, alla ricerca di una terza dimensione realizza i primi quadri forando le tele.
Continua a essere invitato alle Biennali di Venezia, alle Triennali di Milano. Nel 1950 esce il Terzo Manifesto Spaziale - Proposta per un regolamento. Nel 1951, alla IX Triennale, dove per primo usa il neon come forma d’arte, legge il suo Manifesto tecnico dello Spazialismo. Partecipa poi al concorso indetto per la Quinta Porta del Duomo di Milano vincendolo ex-aequo con Minguzzi nel 1952. Nello stesso anno firma con altri artisti il Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione ed espone per la prima volta in modo compiuto le sue opere spaziali alla Galleria del Naviglio di Milano. Scatenando di nuovo entusiasmo e sgomento, oltre a forarle, Fontana dipinge ora le tele, vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages, lustrini, frammenti di vetro. E’ ormai noto e apprezzato anche all’estero. Nel 1957, in una serie di opere in carta telata, oltre ai buchi e ai graffiti appaiono, appena accennati, i tagli ai quali arriverà compiutamente l’anno successivo: dalle tele a più tagli colorate a velature a quelle monocrome intitolate Concetto spaziale, Attesa. Mostre e partecipazioni a manifestazioni internazionali si susseguono a ritmo sempre più intenso: i musei, le gallerie e i collezionisti più sensibili acquistano le sue opere. Uomo di grande generosità, sempre pronto, anche quando materialmente non ne aveva ancora la possibilità, ad aiutare i giovani artisti, Fontana li incoraggia, ne acquista le opere, fa loro dono delle sue.


Lucio Fontana: Concetto spaziale. Forma 1957

In quegli anni Fontana realizza, oltre a sculture in ferro su gambo, una serie di opere in terracotta, note come Nature: sorta di sfere su cui interviene con larghi squarci o ferite a taglio; continua anche a eseguire lavori in ceramica di grande e di piccolo formato e a collaborare con i maggiori architetti per opere di environnement, denominate Ambiente spaziale, in cui impiega la luce come elemento innovativo, secondo una tecnica ripresa poi da altri artisti.
Negli anni ’60, di ritorno da New York, Fontana, ispirato dalle luci della città, realizza una serie di opere su lastre di metallo. Si dedica poi a una serie di dipinti ovali, a olio, tutti dello stesso formato, monocromi e costellati di buchi, di squarci, a volte cosparsi di lustrini, che chiama Fine di Dio. Lo stesso tema si ritrova, nel 1967, in una serie di ellissi in legno laccato a colori squillanti, pezzi unici realizzati su suo disegno. Tra il 1964 e il 1966 inventa i Teatrini: cornici in legno sagomato e laccato che racchiudono tele monocrome forate. Non abbandona però i "tagli", cui rimane fedele sino all’ultimo, e nel 1966, per la sua sala bianca, con tele bianche segnate da un solo taglio verticale, la giuria internazionale della XXXIII Biennale di Venezia gli assegna il primo premio per la pittura.
Lasciata Milano e trasferitosi a Comabbio, paese d’origine della sua famiglia di cui aveva restaurato la vecchia casa colonica, muore il 7 settembre 1968.

- La Fondazione Lucio Fontana

Tutte le informazioni sulla mostra:
"BURRI E FONTANA. MATERIA E SPAZIO". Catania, Fondazione Puglisi Cosentino (Palazzo Valle, via Vittorio Emanuele 122), 15 novembre 2009 - 14 marzo 2010. Mostra promossa dalla Fondazione Puglisi Cosentino in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana (Milano) e la Fondazione Alberto Burri (Città di Castello) e con il contributo di Presidenza della Regione Siciliana, Assessorato Regionale BB. CC. AA e PI, Assessorato Regionale al Turismo, Sensi Contemporanei.
Orario: dal martedì alla domenica 10-13.30; 16.00-19.30 il sabato sino alle 21.30; chiuso il lunedì; aperture straordinarie su prenotazione
Biglietti interi:8 euro, ridotti: 5 euro, scolaresche: 2,50 euro.
Per informazioni e prenotazioni:
Fondazione Puglisi Cosentino tel. + 39 095 7152228, + 39 095 7152118
Email: info@fondazionepuglisicosentino.it
Web: www.fondazionepuglisicosentino.it

10 novembre 2009
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