Catania come la Mecca, accecata da un esagerato fervore religioso che diventa insensatezza

Per la processione di Sant’Agata un morto e venti feriti

E’ morto sabato Roberto Calì, il ventiduenne investito e calpestato nella processione di Sant'Agata nella civilissima Catania. E' stato pestato da una folla trafelata e resa insensata da oltre 16 ore di processione fra le via della città più europea di Sicilia.
Roberto Calì, giovane disoccupato, padre di due bambini, è morto a una settimana di distanza dalla strage nella Mecca, per il il "Giorno del Sacrificio", dove la calca dei pellegrini ha schiacciato altre centinaia di pellegrini. Per un musulmano, morire in questa circostanza è un dono di Dio, che purifica dal peccato. Per questa ragione i pellegrini hanno continuato le loro pratiche religiose non turbati, almeno all’apparenza, da quella che all’occhio del cronista appare come una tragedia: quella di centinaia di persone calpestate a morte.
Certamente esagerato il confronto, ma l’estremizzazione, in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi aspetto, è la stessa cosa.
A Catania i devoti non hanno fatto finta di niente, prosegundo l’insensata processione, ma la morte di Roberto, non modificherà i rapporti di devozione tra i suoi familiari e la patrona della città, da quanto si apprende da una lettera che la moglie del giovane devoto ha fatto leggere da una sua amica durante i funerali celebrati in Cattedrale. "Sant'Agata - si legge in un passo del messaggio - ti ha riservato un posto speciale accanto a Lei. E Francesco (il maggiore dei due figli della coppia, ndr) si metterà il sacco e sarà lì, anno dopo anno, ad onorare la Santa come facevi tu".

Al di la di tutte le critiche e le congetture, va fatto un plauso a chi ha saputo gestire con grande freddezza una situazione davvero critica. Prefettura, questura, comitato organizzatore sono riusciti a limitare al minimo i danni per quelle che poteva diventare una tragedia di proporzioni molto maggiori.
Certo non si può dire che tutto deve rimanere come prima, che questa è la Festa e che bisogna accettarne i rischi. Alcune cose vanno cambiate. Così come la dilatazione eccessiva dei tempi della processione non può più essere accettata passivamente. Lo riconosce, con grande onestà, anche il presidente delle celebrazioni, il commendatore Maina, anche lui lucido nel momento dell'emergenza e sincero in quello della critica.

A Catania qualcosa cambierà, su questo sono tutti d’accordo.  
Le modalità della processione di Sant'Agata "devono essere modificate" perché "non si può fare finta che non sia successo alcunché". Lo ha affermato l'arcivescovo metropolita di Catania, Salvatore Gristina, nell'omelia per i funerali di Roberto Calì. Dall'altare della Cattedrale mons. Gristina ha sottolineato che "le circostanze della morte di Roberto ci obbligano ad una riflessione seria sulla Festa". "Deve essere innanzitutto - ha aggiunto - un evento religioso, una manifestazione di fede, di gioia vissuta insieme verso chi soffre e chi ha bisogno". "Certamente - ha ribadito il metropolita - c' è qualcosa da modificare e lo faremo. Come vescovo e come responsabile della festa di S. Agata mi farò promotore di incontri con le autorità competenti e le società agatine: esamineremo la situazione attuale e la confronteremo con la sana tradizione. le modifiche saranno mantenute se in piena sintonia con il significato autentico della festa". "Assumo questo solenne impegno - ha ripetuto due volte mons. Gristina - davanti alla salma di Roberto e lo faccio a nome di tutti. Non possiamo fare finta che non sia successo nulla. Vogliamo onorare Roberto diventando sempre più devoti di Sant' Agata".
Il primo "esempio" lo darà la Chiesa e, come ha annunciato mons. Gristina, nella processione del prossimo 12 febbraio, in occasione dell' "ottava" della festa, "non ci saranno fuochi d' artificio e altre manifestazioni che sono contrarie al dolore che affligge tutta Catania".

 La salma del giovane è stata restituita ieri ai familiari per le esequie, dopo l'esame esterno del cadavere da parte del medico legale. Gli accertamenti hanno confermato che Roberto non è stato travolto dal Fercolo ma da altri devoti dopo essere caduto. Intanto prosegue l'indagine sulla vicenda, disposta dalla Procura di Catania. I magistrati hanno precisato che si tratta di un atto dovuto, non essendoci al momento ipotesi di reato o indagati. I carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria, dal canto loro, hanno acquisito foto e riprese televisive.

9 febbraio 2004
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