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Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato ieri a Palermo, lo sciopero generale in Sicilia per il 26 marzo

Dopo 12 anni i sindacati confederati, proclamano una mobilitazione su temi totalmente regionali

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Si svolgerà il 26 marzo e culminerà con una manifestazione regionale a Palermo la giornata di sciopero generale proclamata ieri dagli esecutivi unitari di Cgil Cisl e Uil.
Si tratterà della prima mobilitazione generale su temi regionali organizzata dai sindacati dopo dodici anni. Una protesta che prende le mosse da un lungo quaderno d’appunti "dolenti" sui temi dell'economia, del ''lavoro che manca''; della desertificazione che incombe sull'industria. Dei ritardi sul fronte delle questioni sociali e sanitarie.

Il punto, ha affermato Paolo Mezzio, segretario della Cisl Sicilia, a nome delle tre segreterie, è che in Sicilia ''occorre rimettere al centro i temi dello sviluppo e della coesione della società''. Perché ''qualsiasi cosa si voglia dire'', la regione ha un tasso di disoccupazione prossimo al 20%. E anche la recente esplosione di microimprese, 324 mila, più delle 294 mila che dichiara il Veneto, evidenzia ''più che l’accelerazione dell'economia, una realtà precaria e mascherata di sottoimpiego''.
L'Isola registra inoltre un inarrestabile flusso di giovani, diplomati e laureati, con la valigia in mano. Un'area di lavoro sommerso che stimiamo attorno al 24-25% e che ''sarebbe un errore ricondurre alla sola presenza degli extracomunitari. Perché ha aspetti che intersecano il lavoro minorile, l'evasione scolastica, le aree dell'illegalità''.

E poi, denunciano Cgil, Cisl e Uil, nella regione si fa strada il fenomeno della ''familizzazione della povertà'', con le famiglie numerose e monoreddito più esposte alla marginalità. In Sicilia, puntualizza Mezzio, il tasso di povertà relativa è del 26%, uno dei più alti d'Italia, pari a 445.000 persone. Ben 180.000 persone (il 10,8%) vivono invece in condizioni di povertà assoluta”. E l'indice è doppio rispetto alla media nazionale, del 5,1%. Da qui il disagio dei confederali per l'azione del governo regionale, ''fragile e incerta'' e che nei fatti, sostengono, ''mette in discussione gli obiettivi di Lisbona che prevedono un tasso di occupazione del 70% entro il 2010, contro il 44% di oggi''.

Ma i punti e i motivi scatenanti la decisione della mobilitazione generale, vanno oltre quelli fino a qui accennati. I malcontenti, profondi e generalizzati nella popolazione, vanno attribuiti secondo i sindacati confederati, alla prevista e dubbia risistemazione delle infrastrutture e delle grandi opere; all’attivazione del nuovo piano sanitario regionale; dalla mancanza di una politica unitaria che si occupi equamente del settore agroalimentare; dal crollo delle grandi imprese, in Italia e figuriamoci in Sicilia; dalla disorganizzazione, e dalla capacità organizzativa della pubblica amministrazione e formazione.

19 febbraio 2004
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