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Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio

Un documentario come atto d'amore verso la mitica coppia di comici palermitani

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Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio
di Daniele Ciprì e Franco Maresco

Ciprì e Maresco tornano a Venezia con un documetario stracult: la storia di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Questa volta i paladini della trasgressione, i fustigatori della morale comune e dei ben-pensanti, piuttosto che ad un ennesimo lavoro di demolizione si dedicano ad un recupero cinefilo, allo sdoganamento artistico della coppia più strapopolare e inossidabile del cinema italiano. Testimonianze di ieri e di oggi e tantissime immagini d'epoca per un documentario sulla carriera del celebre duo comico nato per le strade di Palermo all'inizio del dopoguerra e cresciuto tra gag, spettacoli musicali e macchiette indimenticabili del cinema e della tv degli anni '70 e '80.

Distribuzione Lucky Red - Istituto Luce
Durata 98'
Regia Daniele Ciprì e Franco Maresco
Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Lando Buzzanca, Pino Caruso, Tony Bruno, Antonietta Scalisi Bonetti, Gregorio Napoli, Tatti Sanguineti, Giuseppe Ciprì
Genere Documentario


La critica
"Ciprì e Maresco vogliono anche annettersi Franco e Ciccio, farne dei compagni di strada se non dei precursori (entrambi apprezzavano 'Cinico Tv', e Ingrassia doveva fare 'Cagliostro'), in parte riscrivere la storia del nostro cinema. Basta con la dittatura di titoli e generi ufficiali, sembrano dire gli autori (e alcuni degli intervistati). C'era più vita, più storia, più inventiva nei filmetti di Franco e Ciccio che nelle opere di tanti autori consacrati. Così di Pasolini, che li amava moltissimo e li usò in 'Che cosa sono le nuvole', si parla solo attraverso Ninetto Davoli; al 'Pinocchio' di Comencini sono dedicati pochi secondi, etc.; in compenso Bernardo Bertolucci ammette, ironicamente, di non aver mai visto il celebre 'Ultimo tango a Zagarolo' di Ciccio Ingrassia, nel timore di scoprire che era superiore al suo, e via così tra il serio e il faceto. Magari 95 minuti son pochi, la storia di Franco e Ciccio, anche in una chiave d'autore come quella scelta da Ciprì e Maresco, andrebbe raccontata in tv, a puntate. Speriamo in un'edizione aumentata. Anche se questi, oggi, sono solo sogni."
(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2004)

"Fuori concorso si aspettavano le provocazioni di Daniele Ciprì e Franco Maresco, gli inventori di 'Cinico tv' dedicatisi alla doverosa riesumazione della carriera anti-autoriale di Franco e Ciccio. 'Come inguaiammo il cinema italiano' è sembrato invece un documentario non troppo appassionato dell'argomento, un risarcimento diligente, lineare e vagamente compunto che s'impenna solo qua e là, grazie ai materiali inediti e alle amichevoli testimonianze."
(Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2004)

"Forse Franco e Ciccio erano troppo amati dal popolo per non essere disprezzati da un ceto intellettuale snob, così servile verso le classi dominanti. È quello che fanno capire gli interventi di alcuni illustri colleghi, da Kezich a Fofi, intervistati da Franco Maresco e Daniele Ciprì in questo omaggio non documentaristico e non solo biografico, fatto di cento spezzoni e di cento incontri con parenti, conoscenti e cineasti (anche Bernardo Bertolucci che, per scaramanzia, non ha mai visto 'Ultimo tango a Zagarolo', temendo una parodia ancora più geniale del suo capolavoro). 'Come inguaiammo il cinema italiano', dura 100 minuti, uscirà nelle sale (Rai + Lucky Red) e ha il solo difetto di cercare di far ridere di più il pubblico quando in scena non ci sono i due nostri due eroi indimenticabili."
(Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004)

"Documentario con tutti i crismi ma personalizzato dalla vivace impronta di stile dei due ragazzacci dell'estetica del mostruoso, il film non manca della filologia necessaria: l'attenzione al regista che più ha valorizzato Franchi e Ingrassia, Lucio Fulci, le note sugli incontri 'alti' e la sottolineatura del divaricarsi tra il desiderio selettivo di Ciccio e l'onnivora generosità di Franco. Né manca l'ombra di contiguità mafiosa che avvelenò gli ultimi anni di vita di Franco. Ma il tocco più delizioso lo danno i figli, presenti al Lido, dalle cui parole emerge cristallino il senso di dignità e di rispetto e anche di amore per il proprio lavoro lasciato loro in preziosa eredità dai padri."
(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 9 settembre 2004)

- Presentato Fuori Concorso alla 61ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2004)
- Le sequenze sono tratte dai seguenti film: "Appuntamento a Ischia"; "L'onorata Società"; "Giudizio Universale"; "I due della legione"; "I due mafiosi"; "L'amore primitivo"; "I due evasi di Sing Sing"; "Sedotti e bidonati"; "I due pericoli pubblici"; "Due mafiosi contro Goldginger"; "002 Operazione Luna"; "Due marines e un generale"; "Come svaligiammo la Banca d'Italia"; "Le spie vengono dal semifreddo"; "Come rubammo la bomba atomica"; "Capriccio all'italiana" (Episodio: Che cosa sono le nuvole); "I Zanzaroni" (episodio: Quelli che restano); "Ma chi t'ha dato la patente?"; "I due maghi del pallone"; "La violenza: Quinto Potere"; "Amarcord"; "Ultimo tango a Zagarolo"; "Todo Modo"; "Crema, cioccolata e... paprika"; "Kaos" (episodio: La giara).

28 settembre 2004
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