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Con l'acqua alla gola (magari!)

Si complica la vertenza Aps: per il servizio idrico non c'è un euro in cassa

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Questa volta sindaci e sindacati si rivolgono direttamente a Roma. La vertenza Aps (Acque potabili siciliane), in provincia di Palermo, si fa infatti sempre più complicata: se le parti hanno infatti raggiunto un’intesa di massima che prevede un affidamento temporaneo all’Amap per la gestione immediata del servizio idrico di 42 comuni della Provincia, a mancare adesso sono i soldi. E non si tratta di bruscolini: il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avrebbe infatti chiesto tra i cinque e i sei milioni di euro per far scendere in campo la sua partecipata, altrimenti dal primo novembre oltre 400 mila cittadini rischiano di trovarsi con i rubinetti a secco. Il problema è che la Regione questi soldi non li ha e quindi, a questo punto, l’ultima speranza è che intervenga il Governo nazionale con uno stanziamento straordinario.

Orlando, dal canto suo, ha messo le mani avanti: la gestione del servizio, conti alla mano, produce perdite milionarie perché tantissima acqua si perde nelle tubature rotte e molti non pagano, per non parlare dei fornitori inferociti. Per questo ha dato una disponibilità di massima a far intervenire Amap, ma solo in cambio di un contributo di start up e con precise garanzie che però Palazzo d’Orleans non è in grado al momento di assicurare. Il Governo regionale si è impegnato a varare una riforma che recepisca anche le norme dello Sblocca Italia, ma per l’immediato il problema persiste.

A novembre scadrà la gestione dell’Ato e il rischio è che 42 comuni restino a secco, visto che non potranno funzionare nemmeno i depuratori. "In più occasioni e anche nel corso di numerose audizioni in Quarta commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana ci si è confrontati per verificare alternative concrete all’attuale gestione", ha spiegato Orlando, che è anche presidente di AnciSicilia. "Oggi chiediamo al governo regionale e nazionale - ha aggiunto - di destinare le risorse finanziarie necessarie ad avviare una gestione efficiente per un servizio di vitale importanza per i cittadini". La questione è stata oggetto di una conversazione avuta con il senatore Erasmo D’Angelis, Capo della unità di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico. "Ricordiamo - ha concluso Orlando - che dal primo novembre la responsabilità per il servizio idrico integrato sarà di competenza della Regione e quindi i comuni non potranno e non dovranno avere responsabilità per la gestione di tale servizio".
Se Roma accordasse lo stanziamento, Amap potrebbe subentrare dando il tempo alla Regione di varare la riforma e creare una consortile con i comuni, in cui l’azienda di Palazzo delle Aquile svolgerebbe solo un ruolo tecnico. Ma la questione si fa sempre più difficile, anche perché i sindacati hanno iniziato lo sciopero a oltranza.

Intanto, la Commissione Ambiente dell’Ars ha tracciato una possibile strada per scongiurare l’interruzione del servizio idrico e la conseguente raffica di licenziamenti: "L’affidamento ad una nuova società a totale capitale pubblico costituita dai Comuni ex-APS per garantire un servizio efficiente e la copertura occupazionale".
"Questa strategia - afferma il presidente della commissione Giampiero Trizzino - mira a riabilitare il settore e a razionalizzare i costi. Nel corso della seduta è emersa, altresì, la volontà di interloquire con Palazzo Chigi per l’individuazione dei finanziamenti necessari allo start-up della nuova società. Auspichiamo, dunque, una rapida soluzione della questione attraverso l’impegno del governo nazionale".

"Tutte le soluzioni possibili - afferma Valentina Palmeri, componente M5S della commissione Ambiente - devono essere prese urgentemente in considerazione dal governo. Avevamo evidenziato il problema in tutta la sua gravità già con una mozione il 10 Ottobre 2013, chiedendo all'assessorato per l'Energia e al governo di predisporre per l'ATO 1 Palermo tutta una serie di azioni, come quella del mantenimento di un unico gestore per l'ambito, per favorire la solidarietà e l'equità tra tutti i Comuni. Questa soluzione, e quindi l'uscita dall'impasse, ha incontrato un pesante ostruzionismo politico da parte di coloro che hanno sempre spinto per la gestione diretta dei Comuni. Allora la via della società consortile tra tutti i Comuni sarebbe stato un percorso più facile da attuare, adesso è molto più difficile considerando il poco tempo a disposizione. Credo che, nelle more della ripubblicizzazione del servizio idrico, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità, da parte di AMAP, di concedere le proprie azioni e di aprire il proprio capitale sociale a tutti i Comuni di Palermo,  per divenire una public company".

16 ottobre 2014
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