Crocefisso in classe... per legge

Manca la croce dalla parete di qualche aula? Multa di 500 euro per il dirigente dell'istituto!

Quando la Corte europea dei diritti dell'uomo, dopo aver esaminato il ricorso presentato da una donna italiana contro l'esposizione del crocifisso in classe, ha stabilito che "è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione", si è scatenato un vero e proprio putiferio: tutti (non proprio tutti tutti però) a gridare contro la scandolosa e arrogante pretesa europea di andare a defraudare le nazioni dalle proprie tradizioni. Sì, perché il problema è sembrato essere questo, ossia togliere alle scuole pubbliche di uno stato laico l'usanza tradizionale di appendere il crocefisso nelle aule. Quindi, non una circostanza prettamente religiosa - certo, la scuola italiana è un'istituzione laica -, ma una questione riguardante il folclore, gli usi e costumi di una terra.
La decisione della Corte europea ha urtato così grandemente l'italica sensibilità tanto che il governo italiano ha annunciato subito il ricorso nei confronti della sentenza. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, addirittura si è così espresso: "La decisione della Corte di Strasburgo ha dato un colpo mortale all'Europa dei valori e dei diritti. Il governo farà ricorso". Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini "la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione". "Nel nostro Paese - ha aggiunto - nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E' altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità" (LEGGI).

Quindi, sembra chiaro che l'alzata di scudi contro la sentenza europea ha avuto più che altro un senso di difesa identitaria, difesa delle tradizioni, perché i cattolici non sono come, ad esempio, i musulmani, che vietano la professione di altre religioni e tentano di imporre la propria... No, i cattolici queste cose non le fanno... e allora perché, ad esempio, in un paesino della provincia palermitana, per la precisione a Chiusa Sclafani (ma è successo anche nel veronese e in Lombardia e in Sardegna), la preside di una scuola può essere multata perché nella propria stanza non è stata trovata una croce alla parete?
Sì, di questo si tratta! Una multa di 500 euro, come prevede un'ordinanza emessa da Francesco Di Giorgio (Pdl), sindaco di Chiusa Sclafani, il quale nei giorni scorsi ha stabilito che in tutti gli uffici pubblici va esposto il crocifisso.
Questo il racconto di cosa è accaduto, secondo quanto la preside, Francesca Accardo, a capo dell'istituto Reina, ha detto a Repubblica/Palermo: "Ieri sono venuti i vigili e hanno controllato tutte le aule e le stanze dell'amministrazione, dove il crocifisso era appeso alle pareti. Poi sono entrati nel mio ufficio e mi hanno fatto notare che mancava. Francamente non mi ero mai accorta che non c'era".
La preside ha annunciato che denuncerà l'accaduto al ministro dell'Istruzione e al direttore dell'ufficio scolastico regionale.

La preside non espone il crocifisso, il sindaco è pronto a multarla
di Salvo Intravaia (Repubblica/Palermo.it, 25 novembre 2009)

Cinquecento euro di multa perché manca il crocifisso nel suo ufficio. E' quello che rischia la preside del'Istituto comprensivo Reina di Chiusa Sclafani, dopo il blitz della polizia municipale di ieri mattina. Tutto inizia venerdì scorso, quando il sindaco del paese Francesco Di Giorgio (Pdl) fa notificare alla preside dell'istituto, Francesca Accardo, un insolito provvedimento in netta contrapposizione con la recente sentenza della Corte suprema di Strasburgo.
Il sindaco ordina di "mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici del comune di Chiusa Sclafani, come espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano". "Il personale della polizia municipale - continua l'ordinanza - controllerà entro 15 giorni l'osservanza dell'ordinanza" e "ai trasgressori sarà applicata la sanzione di 500 euro".
Ieri mattina, parecchi giorni prima dei 15 ipotizzati nel provvedimento, al portone della scuola si presentano due vigili urbani. "Avrei anche potuto non farli entrare - dichiara la preside - ma come rappresentante delle istituzioni ho pensato che non fosse corretto". I due hanno fatto un rapido sopralluogo in tutte le classi e negli uffici amministrativi trovando il crocifisso al proprio posto. "Ma quando sono entrati nella mia stanza mi hanno fatto notare che il crocifisso mancava", spiega la Accardo, che non riesce a darsi pace per "l'assurda ordinanza" e la celerità della visita. "Non riesco a spiegarmi - continua - i motivi del provvedimento e penso che adesso possano anche farmi la multa: nessuno ha toccato i crocifissi nelle aule e nelle altre stanze e, francamente, non mi ero neppure accorta che nel mio ufficio mancava".
Il capo d'istituto è letteralmente furibonda mentre racconta una storia che ha del surreale. "Penso di vivere in un paese democratico, non in una dittatura: vorrei continuare a lavorare serenamente come ho fatto in questi anni", conclude. E non intende darsi per vinta. Denuncerà l'accaduto al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e al direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Guido Di Stefano, sperando che prendano le sue difese. Intanto, si sta consultando con un legale.
L'istituto del piccolo paese in provincia di Palermo ospita 284 alunni di scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, trovandosi a fare i conti giornalmente con un bilancio sempre più magro. Anche perché dal Comune non arrivano i fondi che tutti gli enti locali dovrebbero erogare alle scuole: da due anni, il Comune non provvede ad erogare i fondi per il funzionamento e la manutenzione.

25 novembre 2009
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