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Cronaca dei cinquemila in corteo per la pace, intorno ai familiari dei rapiti in Iraq

Tra le bandiere della pace, eun silezio religioso le parole di Giovanni Paolo II: ''Liberateli in nome di Dio''

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 A Roma sono stati in tanti ieri a chiedere la Pace. Via della Conciliazione vista dall'alto sembrava una via asfaltata con i colori della pace. Era l'enorme bandiera sorretta da tante mani di gente che è andata Roma, rispondendo all'appello delle famiglie di Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e di Umberto Cupertino, i tre ostaggi italiani in Iraq.
Tutti hanno marciato per chiedere la loro liberazione, ma senza strumentalizzazioni politiche.
E' stato così.
Per strada c'era solo l'arcobaleno delle bandiera della pace. Pochissimi i tricolori. Uno è nelle mani del padre di Stefio, che da giorni non lo abbandona.

A partecipare alla manifestazione sono stati in 5mila. Insieme hanno percorso i 500 metri che dividono Castel Sant'Aneglo da piazza San Pietro.
Hanno marciato in un silenzio quasi assoluto. 
Tantissimi gli amici delle famiglie dei tre ostaggi. Un centinaio da Prato hanno seguito Antonella Agliana, la sorella di Maurizio. Tantissimi quelli di Sammichele di Bari, concittadini di Salvatore Stefio. Portano cartelli che chiedono la liberazione e tantissime bandiere della pace. Al Arabiya, l'emittente che ha trasmesso l'ultimo video con i tre ostaggi italiani in Iraq, manda in onda le immagini.

Tra la folla anche alcuni esponenti dell'opposizione. Per il centrodestra c'è solo il ministro di An, Mirko Tremaglia. Poi giornalisti come Michele Santoro e personalità del mondo dello spettacolo come Dario Fo. Al loro arrivo un applauso accoglie i familiari degli ostaggi. Intorno a loro un cordone fatto da amici e parenti. Telecamere e microfoni li assediano. "Siamo una grande famiglia unita dal dolore" dice Antonella Agliana. Angelo Stefio continua a far sventolare il tricolore. Francesco Cupertino agita le mani. "Grazie, grazie a tutti", dice, con l'emozione che gli strozza le parole.

I manifestanti entrano in piazza San Pietro, sempre in silenzio, mentre sventolano le bandiere arcobaleno e spiccano i giubbotti colorati dei volontari delle Misericordie. I familiari degli ostaggi vengono fatti entrare nell'ultimo spazio transennato e salutati dai vescovi presenti ai quali si è aggiunto intanto anche il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Betori. In un silenzio sempre impressionante, mons. Lajolo legge il messaggio del Papa.
Alla notizia che Giovanni Paolo II ha dedicato la messa di questa mattina alla preghiera per gli ostaggi dalla piazza si leva un applauso e un altro si leverà alla fine, quando Lajolo annuncia che contemporaneamente al corteo radunato in piazza Giovanni Paolo II è "raccolto in preghiera" per la stessa causa di tutti i presenti.
Il breve ma incisivo e toccante messaggio del Papa rinnova ai rapitori "l'appello" per la liberazione degli ostaggi; ai rapiti indirizza "sentimenti paterni e li incoraggia a sopportare con speranza la loro dura prova"; ai familiari esprime "particolare vicinanza in questi momenti di apprensione e angoscia".
"Liberateli in nome di Dio - dice il Santo Padre - E non dubito che si faccia tutto il possibile per garantire l'incolumità degli ostaggi e giungere al più presto alla loro liberazione". C'è un applauso, poi arriva il momento della preghiera. Infine un minuto di silenzio. L'ultimo applauso è per i familiari dei rapiti che lasciano la piazza.
Li attende un incontro con Silvio Berlusconi. "Abbiate fiducia" dice loro il premier.

Nel frattempo Angelo Pasquinelli, portavoce dei campi antimperialisti annuncia: "La liberazione dei tre ostaggi italiani potrebbe avvenire se vanno in Iraq tre esponenti del movimento pacifista antimperialista e contro la guerra".
Sarebbe questa la proposta fatta da Al Kubaissi, leader dell'alleanza patriottica irachena, a Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo antimperialista, arrestato un mese fa a Perugia (e poi scarcerato) perché sospettato di avere avuto legami con le cellule europee degli estremisti turchi del Dhkp-C. La proposta sarebbe arrivata ieri a Pasquinelli, tramite una chiamata sul suo cellulare, durante la manifestazione a Roma per gli ostaggi italiani in Iraq. "Ci ha chiesto di trovare tre nomi - ha raccontato Pasquinelli - tre personaggi autorevoli del movimento pacifista e antimperialista perché si rechino in Iraq per riprendere gli ostaggi italiani. Per la liberazione vogliono soltanto esponenti del movimento pacifista e non, nella maniera più assoluta, alcun rappresentante politico del governo Berlusconi".

30 aprile 2004
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