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Da i dati Istat risulta che nel Mezzogiorno non aumenta solo il turismo ma anche la povertà

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A quanto risulta dall' indagine dell' Istat ''La povertà in Italia nel 2001'', si fanno più nette le differenze tra Centro-Nord e Sud: con un lieve miglioramento per le regioni centro-settentrionali e un Mezzogiorno fanalino di coda che non riesce ad emergere da una situazione di disagio.
Nello scorso anno circa 2 milioni 663.000 famiglie (pari al 12% del totale delle famiglie residenti) abbiano vissuto in condizione di povertà relativa (il 12,3% nel 2000), per un totale di 7.828.000 individui (13,6% dell'intera popolazione).

La distribuzione delle famiglie povere secondo l'Istat: 534.000 al Nord (20,1%), 363.000 al Centro (13,6) e 1.766.000 al Sud (66,3%); significa che le persone povere sono: al Nord 1.339.000 (17,1%), al Centro 1.057.000 (13,5%) e al Sud 5.432.000 (69,4%). Così l' incidenza della povertà che a livello nazionale arriva al 12% è al Nord 5 %, al Centro 8,4% e a Sud 24,3%.
Secondo l' indagine nello scorso anno sono state sotto la soglia della povertà assoluta 940.000 famiglie (pari al 4,2%) e 3.028.000 individui (pari al 5,3%). Nel Mezzogiorno l' incidenza è stata del 9,7% mentre nel Centro e nel Nord è stata pari rispettivamente a 2,3% e a 1,3%.

La novità è un allargamento della forbice con il Centro che si avvicina al Nord diminuendo entrambi la soglia di povertà e un Sud dove aumenta.
La povertà colpisce soprattutto le famiglie numerose con tre o più figli (circa 25%, 36% concentrate al Sud)), quelle che hanno un anziano in casa (13,8%), quelle dove il capo famiglia non ha titolo di studio (18,7%) e il 22% dei nuclei familiari con un disoccupato, ma arriva al 41,1% se sono almeno due senza lavoro. Migliora invece la condizione dei single e delle coppie con uno o due figli.
Mentre a livello nazionale non fa nessuna differenza se il capo famiglia è uomo o donna, la situazione cambia per il Mezzogiorno dove il 25% dei nuclei familiari con a capo una donna sono povere.
8 agosto 2002
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