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Dalla Finanziaria un nuovo modello di gestione dei Beni Culturali

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Nell'articolo 57 della Finanziaria siciliana, sembra di scorgere la volontà di recuperare alcuni ritardi in materia di conservazione dei Beni culturali e della loro gestione.

Le dichiarazioni d'intenti che fanno ben sperare sono tre:

La partecipazione diretta dell'assessorato ai Beni culturali a costituire fondazioni, associazioni o società con enti locali e privati, con lo scopo di valorizzare e gestire beni culturali  com'è del resto possibile nel resto d'Italia.
Questa formula salvaguarderebbe le funzioni di tutela pubblica e introdurrebbe principi di economicità nella gestione, con possibili vantaggi per la fruizione e valorizzazione del patrimonio.
Le aree archeologiche di Segesta o di Selinunte, per esempio, i luoghi ideali dove avviare questo processo.

Il secondo intento: i servizi alla fruizione potranno essere resi esterni conformemente a quanto previsto dalla legislazione nazionale. Da tempo è maturata la consapevolezza di andare oltre l'affidamento dei servizi di libreria, caffetteria, bigliettazione e si è ipotizzato il ricorso al "global service", un soggetto, cioè, che gestisca tutti i servizi all'immobile e al pubblico dei fruitori.
Dopo la selezione delle candidature, le imprese stanno predisponendo le offerte con cui gareggiano per la gestione dei servizi, previsti dalla legge Ronchey, nei musei e nelle aree archeologiche della Sicilia.

L'altro promettente intento è costituito dal concedere facoltà agli enti locali di costruire musei o antiquaria o istituire servizi nei propri musei, con il pieno concorso di risorse private.
È la prima volta che si tenta di percorrere questa strada.
E' risaputo che i capitali investiti nella realizzazione e gestione di un museo si compensano con grandissime difficoltà. E tuttavia è una sfida che va raccolta senza attese mitiche.

Lo scenario individuato dalla Finanziaria promette di aprire una fase nuova nella gestione del nostro patrimonio culturale, sinora mal gestito, mortificato e, a fronte della sua imponenza e vastità, con ricadute economiche pressoché irrisorie per la comunità.

Alla Regione e agli enti locali, e adesso anche alla libera imprenditoria, il compito e l'opportunità di costruire lo sviluppo della Sicilia sulla base della sua principale ricchezza. I suoi Beni culturali.

9 maggio 2002
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