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Dalle aule dei tribunali a quelle del Parlamento

Una carica di magistrati, con la passione per la politica, scendono in campo

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Con la discesa in campo di Pietro Grasso, di Antonio Ingroia - che ormai di fatto ha sciolto la riserva dicendosi "pronto a metterci la faccia" - di Stefano Dambruoso, l'ex pm antiterrorismo vicino a Montezemolo, e di Stefano Amore, si rimpolpa la squadra delle toghe che passa alla politica. Attualmente, tra gli eletti, ci sono 18 parlamentari ex magistrati: 10 al Senato e 8 alla Camera.
A Palazzo Madama siedono quattro magistrati Pdl: Giacomo Caliendo (ex sottosegretario finito nell'indagine sulla P4), Roberto Centaro, Pasquale Giuliano e Francesco Nitto Palma. Sei per il Pd: Gianrico Carofiglio, Felice Casson, Gerardo D'Ambrosio, Silvia Della Monica, Anna Finocchiaro, Alberto Maritati.
A Montecitorio sono tre nel Pdl: Franco Frattini, Alfredo Mantovano e Alfonso Papa (che venne arrestato nell'inchiesta sulla P4). Tre per il Pd: Donatella Ferranti, Lanfranco Tenaglia e Doris Lo Moro. L'Idv conta Antonio Di Pietro e Federico Palomba.

Tra i sindaci in carica, vengono dalle file della magistratura due primi cittadini di grandi città: Luigi De Magistris eletto a Napoli e Michele Emiliano che guida il comune di Bari.
Iniziò la sua carriera tra le toghe anche il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, giudice dal 1942 al 1946 e più volte ministro. Anche l'ex presidente della Camera Luciano Violante indossò la toga fino al 1979, quando optò per il Pci. Si annoverano, inoltre, l'andreottiano Claudio Vitalone ora scomparso, e l'ex ministro dei lavori pubblici Enrico Ferri che fissò il limite dei 110 km all'ora.
Tra gli ex pretori d'assalto, passaggio in Parlamento anche per Gianfranco Amendola e Ferdinando Imposimato. Dal pool "mani pulite", oltre a Di Pietro, è provenuta anche Tiziana Parenti. Per ben quattro legislature, tra Camera e Senato, è stato eletto a partire dal 1992 il pm antimafia Giuseppe Ayala, amico e collega di Falcone e Borsellino. Con la Rete venne eletto anche il giudice Carlo Palermo rimasto ferito e scampato a un attentato nel trapanese che uccise una donna e i suoi due figli.

Piero Grasso nel listino del segretario Pierluigi Bersani - Il procuratore antimafia Pietro Grasso si candida con il Pd e oggi dovrebbe formalizzare la decisione nel corso di una conferenza stampa a Roma nella sede del partito. Il Procuratore sarà inserito nel listino del segretario Pierluigi Bersani. Dopo l'Epifania, quando avverrà la composizione delle liste, si saprà in quale collegio il Procuratore farà il debutto in politica. Intanto ha chiesto l'aspettativa al Csm.
I contatti tra Grasso e democratici hanno avuto una accelerazione nell'ultima settimana ma erano iniziati prima della crisi del governo Monti e - stando alle fonti - non sono legati alla candidatura di Antonio Ingroia.

"Io in politica? Mai dire mai...". Erano i primi giorni del gennaio di quest'anno e il procuratore nazionale antimafia rispondeva così ai giornalisti che, a margine della commemorazione di Piersanti Mattarella a Palermo, gli chiedevano se sarebbe sceso in campo in politica.
"Non guardo a un'eventuale esperienza politica sotto forma di schieramento con un partito, cosa che è estranea al mio ruolo, alla mia funzione e alla mia cultura. Penserei piuttosto a quella che ho definito 'una lista civica nazionale'", aveva poi detto ancora il magistrato che adesso, invece, ha cambiato idea. Ai giornalisti diceva, ancora a gennaio: "Ho una missione da compiere fino all’ottobre del 2013, dopo potrei anche scegliere di portare i nipotini ai giardinetti o fare qualcosa di diverso", salvo poi dire: "Certamente farò qualcosa che mi gratifichi, di utile. Che poi si voglia forzare il discorso è un’altra cosa, ma io sono sempre possibilista".
E ad aprile fu corteggiato da tanti partiti per l'elezione a sindaco di Palermo, così come lo scorso autunno per le elezioni per il nuovo Presidente della Regione siciliana. Lo hanno chiesto sia il Pd di Antonello Cracolici e di Giuseppe Lumia, che faveno il tifo per lui, sia l'Idv di Leoluca Orlando. Ma lui ha detto sempre no. Ieri la notizia arrivata a sorpresa della richiesta di aspettativa dal Csm per motivi elettorali.

Per 43 anni a caccia dei boss - Quarantatre anni a caccia di boss e mafiosi: così si può sintetizzare il curriculum di Pietro Grasso che oggi dovrebbe ufficializzare il suo passaggio in politica. Grasso entra in magistratura il 5 novembre 1969. Prima nomina: pretore a Barrafranca (Enna) fino al settembre 1972, quando viene trasferito alla Procura di Palermo. Per 12 anni è sostituto procuratore e ha diretto indagini scottanti come quella sull'omicidio di Piersanti Mattarella. Dal settembre 1985, è giudice 'a latere' nel maxiprocesso - apertosi il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 16 dicembre 1987 - e culminato con 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione. Scrisse la monumentale sentenza: 7.000 pagine in 37 volumi. Nel febbraio 1989 è consulente della Commissione parlamentare Antimafia, sotto la Presidenza di Gerardo Chiaromonte e, poi, di Luciano Violante.

Nel maggio 1991 è chiamato da Giovanni Falcone al Ministero della Giustizia come esperto impegnato in tutti i problemi attinenti alla criminalità organizzata ed alla connessa attività di iniziativa legislativa. Dopo la strage di Capaci, ha sostituito Falcone come componente della Commissione Centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Dal gennaio 1993 è alla Procura Nazionale Antimafia e collabora alle indagini che portano alla cattura di Leoluca Bagarella. Poi è applicato alle indagini sulle stragi del '93 di Firenze, Roma e Milano. Nel maggio 1999 è nominato, dal procuratore Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia aggiunto. Un ruolo ricoperto fino al 5 agosto 1999, quando va a dirigere la Procura di Palermo. Sotto la sua direzione sono state eseguiti 1.779 arresti per mafia, catturati 13 latitanti - tra i 30 dei più pericolosi - ottenuti 380 ergastoli e centinaia di condanne per migliaia di anni di carcere. Sequestrati beni per circa 12.000 miliardi di vecchie lire.

Dal 25 ottobre 2005 è Procuratore nazionale antimafia ed ha dato impulso e coordinato le più importanti indagini (ha riattivato, attraverso le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, le indagini sulle stragi di mafia del '92-'93). L'11 aprile 2006, a conclusione di una strategia investigativa già iniziata quando era a capo della Procura di Palermo si è giunti, dopo 43 anni di latitanza, alla cattura di Bernardo Provenzano. Nell'autunno del prossimo anno il suo incarico di Procuratore nazionale antimafia si sarebbe concluso. Sarebbe potuto restare in magistratura sino al primo gennaio 2020. Ma ha deciso di dare sin d'ora le dimissioni irrevocabili dall'ordine giudiziario.

"Ci sono ancora dubbi sull'indipendenza delle toghe?" - Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ai microfoni di TgCom24, commenta la candidatura di Pietro Grasso. "Sono molto rammaricato, perché Grasso era un patrimonio nella lotta alla mafia. Adesso anche lui prende parte e va a sinistra a me sembra la risposta di Bersani alla candidatura di Ingroia. Il procuraotre avrebbe potuto sottrarsi a questa sfida", ha aggiunto il segretario del Pdl.

"Se vuole candidarsi alle elezioni il procuratore nazionale Antimafia Grasso non chieda aspettativa ma si dimetta dalla magistratura" chiede invece il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. "Lo dico senza polemica, e con grande rispetto verso Pietro Grasso, e verso ogni altro candidato o candidabile, a sinistra o altrove. Vedo che aumenta il numero dei magistrati - ricorda Capezzone - che vogliono entrare in politica. Ognuno comprende che, per molti cittadini, sorgerà un dubbio, un interrogativo, su come siano stati capaci, in passato, di distinguere tra le loro opinioni politiche e l'esercizio dei propri doveri: ma io non faccio processi alle intenzioni, e non voglio guardare al passato Preferisco guardare al futuro, allora. Queste persone, almeno, facciano una cosa: non si mettano in aspettativa, ma si dimettano definitivamente dalla magistratura". "Altrimenti, dopo, se torneranno in toga, chi mai potrà dimenticare il loro ruolo politico e quindi di parte? La mia è una proposta semplice e di buon senso - conclude il portavoce del Pdl - priva di qualunque spirito polemico, e che mi auguro sia presa in considerazione dai diretti interessati".

Le pagelle di Marcello Dell’Utri - "È sempre stato un magistrato equilibrato. Se volesse sarebbe anche un ottimo politico. Invece Ingroia è un fanatico". A parlare è Marcello Dell'Utri, il senatore del Pdl condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa (sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione), che in un'intervista concessa all'Huffington Post (LEGGI) commenta la candidatura del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, nelle file del Pd. "Quel che mi stupisce è l'opportunità di una candidatura del genere - dice Dell'Utri -. Detto questo, Grasso ha sempre svolto il suo lavoro con equilibrio, se volesse cimentarsi in questa impresa sarebbe un politico di tutto rispetto". Inevitabile il paragone con Antonio Ingroia, un altro magistrato in procinto di misurarsi sul terreno della politica: per Dell'Utri non c'è differenza di metodo, ma "nella sostanza" sì. "Ingroia è un fanatico, Grasso, lo ripeto, è una persona equilibrata". "Giudico bene il suo operato, è stato positivo e accorto - prosegue il senatore Pdl -. Si è impegnato sempre in modo concreto nella lotta alla mafia. Francamente questa sua candidatura mi stupisce. Non ci credo che alla fine si candidi. Non ci credo finché non lo vedo".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]

 

 

28 dicembre 2012
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