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Dietro alla "Buona Scuola"...

Gli slogan e gli imbrogli dell'ennesima nuova riforma scolastica in un articolo di Salvatore Provino

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
LA "BUONA SCUOLA" È IL VERO PROBLEMA?
di Salvatore Provino*

Puntuale arriva, come per ogni Governo che si sia succeduto negli ultimi decenni, una nuova riforma che promette di rivoluzionare il sistema scolastico italiano.
La parola d'ordine è meritocrazia, tanto per cambiare, ma c'è una novità: i dodici punti attraverso i quali il Governo Renzi vorrebbe riportare all'antico splendore la scuola italiana.
Nessun testo complicato, nessun codice da decifrare, ma una serie di slogan che a primo impatto sembrano quasi la manna dal cielo per gli insegnanti, i quali, lo ricordiamo per dovere di cronaca, non percepiscono un aumento di salario (previsto per legge) da diversi anni.
Con una piu attenta analisi si giunge ad un'amara verità, coperta da un velo pietoso che aleggia sulla politica, sulla burocrazia, sull'istruzione.
Le proposte messe sul piatto da Renzi si sgretolano di fronte alla realtà catastrofica che stiamo vivendo: una crisi della classe politica senza precedenti che imbarazzantemente si arroga il diritto di paternità su dei provvedimenti che sono per lo più multe dell'Unione Europea all'Italia o vecchi provvedimenti del DL APREA, già dichiarato incostituzionale.
Se, coraggiosamente, osate proseguire nella lettura, tenete a mente che tali riforme non hanno ancora un piano di copertura; non esistono i soldi per attuare un piano del genere.

Ma andiamo per ordine: quello millantato da Renzi ne "La Buona Scuola" non è un piano d'assunzione straordinario per 150.000 precari, ma il risultato di una sanzione dell'Unione Europea derivata dal mancato rispetto dei trattati comunitari in materia di istruzione e ricerca.
Particolarmente colpisce la volontà di imporre una meritocrazia all'interno del corpo docenti per la suddivisione dei salari; meritocrazia basata sulle valutazioni di "dirigenti, docenti e alunni"; solo che effettivamente nel testo completo non appare una indicazione precisa che consenta di attuare un metodo imparziale di valutazione degli insegnanti.
Viene lasciato quindi tutto all'interpretazione di chi usufruisce della legge, per cui ogni istituto dovrà adottare un regolamento interno che consenta di stabilire dei criteri di valutazione. Ma è proprio qui che arriva il bello: l'eredità lasciata dall'ex DL APREA in questo disegno consiste nella trasformazione dei consigli d'istituto (organi eletti democraticamente da più o meno tutti i componenti della scuola) in consigli di amministrazione, che sono invece organi nei quali figurano, oltre ai rappresentanti degli studenti, dei genitori e dei docenti, uno o piu privati.
Dei "benefattori" che finanzierebbero le scuole pubbliche con fondi esterni. I privati che accedono al consiglio di amministrazione hanno diritto di voto, ed in seguito a ciò possono condizionare i criteri di valutazione dei docenti di cui prima. Praticamente una privatizzazione delle scuole, accentuata dalla modifica già attuata due anni fa sui criteri di gestione dei fondi d'istituto ed i rapporti con le banche, che ha di fatto estromesso i consigli dalla gestione dei pochi fondi rimasti.
Alla voce "meritocrazia" troviamo anche la distribuzione stessa dei fondi pubblici agli istituti, che dopo queste riforme andrebbero ad essere ripartiti secondo criteri di virtuosità (anche questi da definirsi). Fondi disomogenei e dunque in imbarazzante contrasto con l'art. 97 della Costituzione, che ne prevede l'equa ripartizione a prescindere dai meriti.

Questi sono soltanto alcuni dei passaggi proposti da Renzi, ed il lettore avrà già capito che questo è l'ennesimo temporeggiamento: una proposta di legge che non passerà MAI per incostituzionalità minaccia di bloccare il parlamento per mesi e mesi.
Il costo stimato de "la Buona Scuola" è di 20 miliardi di euro, una cifra importante che attualmente l'Italia non potrebbe permettersi di spendere. In settimana sono state diffuse le prime informazioni sulle coperture: si parla di tagli preliminari di 300 milioni, che vanno ad incidere solo sulla scuola pubblica: dal blocco degli scatti di anzianità, al taglio di progetti nazionali fino addirittura al taglio delle spese di igiene, che è uno dei settori più carenti.
Renzi ha forse dimenticato che negli ultimi 20 anni i fondi alle scuole private sono stati più che decuplicati?
Il motivo per cui stamattina gli studenti bagheresi sono scesi in piazza a bloccare questo scellerato disegno di legge.
Tuttavia esso è già morto, si autodistruggerà davanti alle porte della Corte costituzionale (che ad hoc sarà accusata di fascismo o comunismo, a seconda del dichiarante). Il motivo vero per qui questi ragazzi devono scendere in piazza non è "Buona Scuola" di per se, che resta comunque un progetto sbagliato sotto molti punti di vista, ma l'ennesima presa in giro di un governo che maschera multe da 20 mld con provvedimenti che neanche si sono sforzati a rendere credibili.
E questo è un insulto all'intelligenza umana, perché gli studenti non possono evitare di manifestare il proprio dissenso che contemporaneamente lo Stato strumentalizza per tenere distanti le masse dai reali problemi della scuola pubblica e dell'Italia in generale: un debito incolmabile che ci schiaccia, generato da banchieri e finanziato con le tasse, sprigionato dall'inettitudine di chi profana lo Stato e la Costituzione, che sono sacri.

Ai ragazzi e ai docenti che oggi scendono in piazza voglio dire una cosa: non smettete mai di guardare oltre, non fermatevi alle apparenze, contestate, approfondite, chiedete spiegazioni. Uscite dagli schemi e continuate ad interrogarvi. Oggi forse non otterrete nulla, e magari domani nemmeno. Ma un giorno sicuramente le vostre idee prevarranno. Non per il denaro, per l'istruzione o per i vostri diritti, ma per ricostituire la giustizia sociale che i Costituenti hanno voluto così fortemente.
Difendiamola tutti insieme oggi per poterla riconsegnare a chi verrà dopo di noi, non importa quale sia la contestazione all'ordine del giorno ma che la nostra dignità di uomini e di italiani non vada persa nei giochi di potere che ormai, duole dirlo, sono la quotidianità.

* studente universitario di Management & Marketing dell'Alma Mater Studiorum di Bologna

27 novembre 2014
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